Votare per...contare di Giuseppe Capuano (Pubbl. 17/05/2016)

Questa volta il presidente Renzi pare sia stato più riflessivo: ha impiegato qualche settimana per nominare il nuovo titolare del Ministero per lo sviluppo economico. Con il passare del tempo, nell’ostentare la sua sicurezza a colpi di voti di fiducia, con l’appoggio incondizionato di Napolitano e di insospettabili sostenitori, Sergio Staino in testa, non si pone neanche più il problema di mascherare le sue scelte di campo. Si dirà, cosa c’è di meglio di chiamare alla guida di un così essenziale dicastero chi ha frequentato le direzioni dei grandi gruppi industriali? In questo caso l’operazione non è di facciata (giovane e magari donna), ma di sostanza: si sceglie di lasciare in uso esclusivo alle imprese la politica industriale del Paese. È lo stesso nuovo ministro, Carlo Calendo, ad esporre il suo affidabile curriculum nella home page del Ministero. Noi, che abbiamo avuto la fortuna di essere nati dopo il 1947, cittadini di una Repubblica con una moderna e straordinaria Costituzione, siamo cresciuti con l’idea che la Politica, il Governo, in un paese democratico, dovesse essere un’altra cosa: una sintesi tra le diverse istanze della società per affermare un interesse generale. Per assicurare questo principio donne e uomini nei grandi partiti, nelle grandi organizzazioni sindacali, nelle fabbriche, nelle campagne, nelle scuole e nelle università, si sono battuti per decenni con convinzione e sacrificio. L’interesse generale è un risultato che si può ottenere solo se si difendono, se si rafforzano gli strumenti del confronto politico e culturale anche a discapito di gravi inefficienze. La storia ci ha insegnato che non esiste un solo uomo giusto per tutte le stagioni, e chi ha creduto di esserlo si è poi rivelato per lo più un fantoccio nelle mani di poteri oscuri. Ma al Presidente Renzi queste regole non piacciono, tanto che della espressione della volontà popolare, il voto, se ne fa beffa. Preferisce essere nominato ed acclamato. Il Parlamento, se vota la fiducia fa bene, se discute indebolisce il Paese. I referendum? utili sono quelli che lui promuove. Così undici e più milioni di italiani che si sono espressi contro le sue scelte nell’ultimo referendum sulle trivellazioni sono ormai un caso archiviato. Noi invece crediamo che l’Italia abbia bisogno di grandi cambiamenti, e ne vogliamo esserne parte da persone libere di poter scegliere. Per noi il voto non è un gioco. Per questo il 5 giugno voteremo. Lo faremo per contare.