La politica sotto… l’ombrellone (2)  di Achille Aveta (Pubbl. 13/09/2016)

Altro giorno, stessa spiaggia, medesima compagnia. La giornata si presenta afosa e il mare è di una bellezza invitante, perciò saluto tutti e mi immergo. Dall’acqua osservo la spiaggia semideserta, data l’ora, e gli unici ombrelloni già aperti sotto i quali riconosco, uno per uno, i componenti del gruppo intenti nella lettura. Dopo un po’ esco dall’acqua e, cortesemente invitati da Ercole - romano “de Roma” -, i componenti del nostro “Circolo Pickwick” balneare si ritrovano sotto il suo ombrellone. Solitamente Ercole è taciturno, ma stamattina si capisce subito che ce l’ha con Renzi, il presidente del Consiglio; non gli sta bene che costui continuamente insista sui cambiamenti che il suo Governo avrebbe già apportato in tutti i campi più significativi. Poi incalza: «Se ciò fosse vero, perché alle elezioni amministrative di giugno gli elettori hanno avuto una reazione di rigetto per lui e per i candidati sostenuti dal suo partito?» Riccardo, l’emiliano, prova a frenare la foga del Romano osservando che occorre ripensare le forme del rapporto tra i cittadini e la politica; ma Ercole è un fiume in piena e, sventolando una pagina di giornale, ci invita ad ascoltare quanto ha scritto il prof. Stefano Rodotà a proposito del rifiuto di ogni logica oligarchica: «Le oligarchie producono un duplice effetto di esclusione: delle persone legittimate ad aver voce effettiva nella politica e delle domande sociali da prendere in considerazione. Le riforme del governo Renzi sono profondamente segnate da questo duplice limite, del quale le persone hanno potuto direttamente misurare il peso considerando la subordinazione dei loro diritti sociali al primato attribuito al calcolo economico». Aldo, il campano emigrato in Lombardia, entra in argomento evidenziando che Renzi “ha stufato”  con la sua insistenza quotidiana sul fatto che una rinnovata stagione di riforme è indissolubilmente legata alla riforma costituzionale. Faccio prudentemente osservare che non si dovrebbe andare a votare per salvare o meno un Governo, ma per dare una prospettiva di stabilità al nostro Paese. A questo punto interviene Riccardo, che si dice orientato per il “no” al quesito referendario e motiva questa scelta facendo riferimento a quanto evidenziato dal costituzionalista Ugo De Siervo, secondo il quale la sbandierata semplificazione del procedimento legislativo viene contraddetta dalla farraginosità delle procedure previste, sottolineando pure l’alterazione di delicati equilibri e prerogative costituzionali; inoltre, l’eccessivo accentramento delle competenze statali rispetto a quelle delle regioni rappresenta un rafforzamento dei meccanismi di esclusione, che evoca la riduzione della rappresentanza dei cittadini prevista dall’Italicum. Dalle opinioni espresse ricavo la conclusione che la quasi totalità del gruppo è convinta che un eventuale successo del “sì” al referendum sulla riforma costituzionale comporterebbe gravi rischi di un peggioramento della nostra democrazia. D’altra parte, se si incrina la civilitas – il patto fondamentale tra i cittadini, la convivenza civile – il reciproco riconoscimento tra cittadini diventa sempre più difficile. Da quanto riferito converrete su quanto siano intellettualmente stimolanti le riflessioni fatte da questo gruppo di bagnanti “sui generis”.

2. Continua