La lezione siciliana  di Giuseppe Capuano (Pubbl. 11/11/2017)

Dalle elezioni siciliane, dai suoi forzati postumi, emerge uno scenario desolante. Le nuove regole imposte dalla crisi economica e finanziaria, paradossalmente, ha fatto proliferare un ceto dirigente  avventato che nulla capisce di economia, finanze, meno che meno di Politica. Bravi solo a blaterare, lanciare proclami di facciata, antieuropeisti, antisistema,  nascondendosi dietro ai tecnici, scaricando su di loro il fardello di decisioni penose che hanno modificato la struttura e la dinamica della stratificazione sociale,  peggiorando la vita e le aspettativa di vita di milioni di persone. Come Medusa, hanno il potere di pietrificare ciò che li circonda: con loro non c’è dialettica, non esistono altre strade percorribili se non quelle da loro indicate, impegnati soltanto alla ricerca del consenso elettorale per occupare il potere, per garantirsi carriere personali. Grandi apparati propagandistici, allestimenti scenografici hollywoodiani per i loro discorsi, autobus, camper, treni, urla e…volgarità. Nel frattempo i cittadini che si astengono continuano ad essere tanti. I votanti cercano di fare dei distinguo, utilizzando il voto disgiunto, votano una lista e poi il candidato governatore di un’altra o soccombono agli imbonitori tra cui l’ex cavaliere condannato ed espulso dal Parlamento. La lista vincente in Sicilia ha già i suoi arrestati. Di Maio veste i panni dello sportivo: nel pugilato un peso massimo non si batte con un peso piuma come lui considera oggi l’ex premier Renzi e diserta il confronto. Il rottamatore, continua a perdere ma non molla, incapace di fare passi indietro, anzi rilancia e attacca le Istituzioni, i vertici tecnici (vedi vicenda banca d’Italia), per scaricare su di loro responsabilità che sono essenzialmente politiche. I nuovi protagonisti della sinistra italiana si presentano variegati, ognuno si propone come unica e vera alternativa allo stato delle cose, ma taluni non riescono ancora a ripulirsi dal gelatinoso passato che li ha visti votare in Parlamento troppi provvedimenti sbagliati, compresa la riforma elettorale. Per troppo tempo si sono mostrati indistinti o non hanno saputo opporsi efficacemente, rinchiusi nei teatrini di corte a progettare regicidi, o colpi di mano. Forse anche per questo non sono stati premiati, sebbeno su di loro ricada l’onere principale di riunire e rilanciare una nuova politica, capace di ricostruire il senso del vivere comune. Ma che cosa è veramente peggiorato in questa Italia? Cosa c’è da migliorare, modificare, riqualificare, conservare e sostenere? La disoccupazione cresce, salari e stipendi sono fermi, le pubbliche amministrazioni, compresa la scuola, sono in rovina, il confronto Governo Sindacati è al palo, l’attrito e il conflitto tra le istituzioni è cresciuto. E  Leaders ed Apparati Politici continuano ad ignorare il dato drammatico dell’astensionismo. Quasi che, tutto sommato, lo preferiscano in quanto li deresponsabilizza. Tuttavia, pur consapevoli di quanto il pessimismo della ragione ci avvolga e una volontà, stremata,  non induca ad alcuno ottimismo,  ci ostiniamo a credere che disertare il voto sia sbagliato. In gioco non sono solo le  vite di ciascuno di noi, ma anche quelle delle prossime generazioni.