Italia da bocciare? di Useppe (Pubbl. 10/12/2018)

Scrivere della manovra economica del Governo Conte continua ad essere un’operazione complicata per il continuo altalenarsi di conferme e smentite. Il presidente Conte è elogiato dai suoi vice per la capacità di tenere alta la testa nelle trattative internazionali, con la Commissione europea in primo luogo. Si scrive ripetutamente di bocciatura dell’Italia e si discetta sul carattere populista delle politiche della strana alleanza che ci governa. C’è però da chiedersi come e perché la maggiore attenzione delle critiche sia sui due unici provvedimenti che hanno un valore di redistribuzione del reddito e di correzione di politiche economiche volte a penalizzare il lavoro dipendente: la riforma del sistema pensionistico e il reddito di cittadinanza. La critica a questi provvedimenti sembra unanime e trasversale, coinvolgendo in parte anche le organizzazioni sindacali che teoricamente dovrebbero essere le più favorevoli a questa parte della manovra economica. Colpisce l’accanimento su questi provvedimenti soprattutto se raffrontato al poco coraggio mostrato, anche da parte di voci interne al gruppo parlamentare del M5S, di opporsi a provvedimenti incostituzionali come il "decreto sicurezza", o approssimativi come il "decreto concretezza" sulla Pubblica Amministrazione.

Non è solo il Governo che andrebbe messo sotto accusa perché, forse, metterà in piedi un’operazione di giustizia economica e sociale agendo solo sul deficit senza spostare realmente l’indice della spesa pubblica: la responsabilità ricade su tutto il sistema politico e comunicativo. Lo è il Parlamento nella sua interezza, comprese le opposizioni, lo sono i diversi centri di potere, manine comprese che, coltivando i propri parziali interessi, non hanno lavorato, proposto, emendato, un taglio netto ai tanti sprechi, ai tanti finanziamenti sbagliati, che ingrossano il Bilancio del nostro Stato. Nessun taglio alle spese militari che sono anzi aumentate, nessuna riconsiderazione della presenza delle forze armate all’estero, nessun taglio alle duplicazioni delle pubbliche amministrazioni, nessun taglio alle società partecipate, nessuna ipotesi di finanziamento di processi innovativi organizzativi e tecnici tali da ridurre i costi e aumentare l’efficienza dei servizi, scuola e sanità in primo luogo. Governo, Parlamento, opposizioni (quel che ne resta), tecnici più o meno blasonati, non hanno saputo dir niente. Nessuno ha saputo costruire una sana interlocuzione con questo Governo, e questo Governo non ha avuto nessuna intenzione seria di cercarla, nell’interesse del Paese, ma si è preferito rimane in perenne campagna elettorale. Una sconfitta, una perdita di tempo che potrebbe costarci cara.

 
 
 
 
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