Referendum costituzionale, nessuna personalizzazione! di Achille Aveta (Pubbl.il 04/11/2016)

Il prossimo 4 dicembre saremo chiamati a esprimerci sulla riforma costituzionale targata Boschi-Renzi. Per mesi l’attuale Presidente del Consiglio dei ministri ha imperversato sui media annunciando che una bocciatura della riforma sarebbe stata interpretata come un suo fallimento personale con l’implicita conseguenza per lui di lasciare l’incarico di governo. Poi il Premier ha cambiato opinione e ha invitato gli italiani a non personalizzare il voto sulla riforma della Costituzione: che il “Sì” o il “No” non siano motivati da personali simpatie o antipatie nei confronti del presidente Renzi! È vero: il voto sulla riforma costituzionale è una cosa troppo seria per lasciarsi guidare dall’emotività. La legge fondamentale del nostro Stato va trattata con il massimo riguardo possibile e ogni modifica va valutata con scrupoloso discernimento. I sostenitori del “Sì” al referendum affermano che, con le modifiche apportate dal nuovo testo della Costituzione, la fiducia al Governo verrà data dalla sola Camera dei deputati e questo contribuirà alla stabilità. Ebbene, quest’affermazione non tiene conto del fatto che, nell’intera storia repubblicana italiana, il diniego della fiducia ha fatto cadere soltanto due governi (entrambi presieduti da Prodi); lo stesso governo Renzi è nato con una manovra di palazzo volta all’eliminazione politica di Letta: senza quella manovra, Letta potrebbe essere ancora in carica! Il peana intonato con assillante continuità dai sostenitori del “Sì” è: chi firma per il “No” al referendum si fa fautore dell’ingovernabilità. Niente affatto: il “No” alla riforma Boschi-Renzi esprime la volontà di ristabilire una condizione politica non viziata da meccanismi elettorali costituzionalmente illegittimi; respingendo tale riforma costituzionale, si potrà – con corretta partecipazione democratica e piena rappresentanza politica – tornare a discutere di quali riforme il Paese ha veramente bisogno, inclusa la scelta di una legge elettorale conforme alla Costituzione. Per usare le parole di Raniero La Valle, «…con la riforma voluta da Renzi il Parlamento è stato drasticamente indebolito per dare più poteri all’Esecutivo. Delle due Camere di fatto è rimasta una sola, come a dire: cominciamo con una, poi si vedrà. Il Senato lo hanno fatto così brutto deforme e improbabile, che hanno costretto anche i fautori del Senato a dire che se deve essere così, è meglio toglierlo. Inoltre, il potere esecutivo sarà anche padrone del calendario dei lavori parlamentari. Il rapporto di fiducia tra Parlamento e Governo viene poi vanificato non solo perché l’Esecutivo non avrà più bisogno di fare i conti con quello che resta del Senato, ma perché dovrà ottenere la fiducia da un solo partito. La legge elettorale “Italicum” prevede, infatti, che un solo partito avrà - quale che sia la percentuale dei suoi voti, al primo turno o al ballottaggio - la maggioranza assoluta dei seggi alla Camera (340 deputati su 615). Il problema della fiducia si riduce così ad un rapporto tra il capo del governo e il suo partito e perciò ricadrà sotto la legge della disciplina di partito. Quindi, non sarà più una fiducia libera, non sarà una vera fiducia, sarà per così dire un atto interno di partito, che addirittura può ridursi al rapporto tra un partito e il suo segretario.»