La Mappa e il Territorio di Giuseppe Capuano (Pubbl. 04/03/2019)

Nel 2001, diciotto anni fa, è stata approvata la riforma del Titolo V della Costituzione, che ha ridisegnato i rapporti istituzionali Stato-Regioni, ed è apprezzabile l’impegno del CENSIS di cercare di capirne gli esiti sui territori regionali e, soprattutto, cercare di capire cosa e chi le Regioni vogliono rappresentare. “Nel nostro paese il regionalismo è un fenomeno carsico: compare e scompare in continuazione senza mai esaurirsi del tutto”, dice Marco Baldi nella cornice di un grande albergo del lungomare napoletano alla presentazione del Rapporto CENSIS sulla rappresentanza regionale, elaborato per conto della Conferenza dei Presidenti dei Consigli Regionali. Il Rapporto, intitolato Il ruolo della dimensione regionale nell'evoluzione del mosaico territoriale italiano, è il frutto di un lavoro di ricerca e analisi di dati disponibili e include i risultati di una indagine conoscitiva, rivolta ai consiglieri regionali attualmente in carica e finalizzata“a raccogliere opinioni sulla transizione in corso, sulle difficoltà emergenti connesse al loro ruolo di rappresentanza e più in generale sugli scenari del regionalismo italiano”. Rosetta D’Amelio, presidente del Consiglio regionale della Campania e coordinatrice della Conferenza, Marco BALDI del CENSIS, curatore della ricerca, e Giuseppe De Rita, presidente della Fondazione, dopo la prima presentazione a Roma nell’ottobre del 2018, il 21 febbraio hanno fatto tappa a Napoli nel loro giro nelle Regioni nell’intento di dare un contributo conoscitivo alla discussione politica sull’autonomia differenziata. Nel rapporto sono state affrontate questioni cruciali, quali “la perdita di fiducia degli Italiani nelle istituzioni democratiche del Paese; l’evoluzione dell’interesse degli italiani per la dimensione politica e il conseguente ‘committment’ dei cittadini nelle diverse forme di impegno e partecipazione; una rilettura dei dati demografici e socioeconomici provinciali che consente di interpretare le direttrici del cambiamento e il riassetto dei diversi territori italiani”. La tendenza centrifuga registrata è collegata anche alla pratica inefficace imposta dai confini amministrativi delle attuali Regioni. Si legge nel Rapporto:“Grazie ad un‘attenta procedura di clusterizzazione (individuazione di gruppi o utenti/clienti omogenei) è stato possibile evidenziare territori trans-regionali caratterizzati da significativa omogeneità. Territori che richiedono dunque policies altrettanto omogenee se non addirittura frutto di concertazione. Un lavoro certamente complicato e delicato, che tuttavia si colloca perfettamente nel solco di una nuova responsabilità delle istituzioni regionali”. I risultati di questa ricerca, che ricordiamo è stata commissionata dalla Conferenza dei Presidenti dei Consigli regionali, non possono essere ignorati. Un Paese non può dirsi civile ed economicamente avanzato, se continua ad alimentare processi a velocità differenziate, che rischiano di favorire un’area a discapito di un’altra alimentando un circuito negativo senza fine: sembra ci si voglia liberare del fardello delle aree depresse ma con scelte non oculate e orientate solo a soddisfare interessi di una parte, i costi sociali ed economici legati alla diffusione di povertà e diseguaglianze non potranno che aumentare. L’architettura istituzionale prodotta nel lungo ciclo di riforme non ha centrato l’obiettivo di aumentare la democrazia diffusa e distribuita per facilitare e governare processi innovativi, adeguare il sistema istituzionale alle nuove dinamiche economiche e sociali internazionali. L’Italia rimane un paese dove le aree interne, limitrofe, a ridosso o lontane dai grandi centri, hanno un rilevante peso demografico e sociale ma non trovano rappresentanza, non sono oggetto e soggetto di attenzione reale da parte delle Città metropolitane e delle Regioni, che non riescono a svolgere l’atteso e/o sperato ruolo di catalizzazione di interessi e attività in grado di connettersi ad altre realtà territoriali a livello nazionale e internazionale. Consigli e consiglieri regionali sono stati svuotati di ruoli e funzioni aggravando la frammentazione territoriale, svilendo ogni forma di partecipazione e coinvolgimento territoriale: la Mappa istituzionale e politica non segue e non corrisponde alla realtà urbana e sub urbana dei Territori. Gli attuali slanci e slogan elettorali dei politici per richiedere/concedere altri ambiti di autonomia alle Regioni di fatto coprono un’incapacità di intersezione e interlocuzione tra politica e società, tra politica e territorio, tra realtà economica nazionale ed internazionale e iniziative territoriali. Ancora una volta la Politica abdica ad un suo ruolo unificante e stimolante e continua ad appiattirsi su interessi di turno ferocemente livellanti. Si continua ad agire come se lo sviluppo diverso e disuguale fosse ancora da considerarsi merito o demerito, nonostante le tante indagini e il sapere storico che si è acquisito negli anni, dall’Unificazione ai giorni nostri. Il rimanere fermi all’idea dell’identità territoriale regionale è una beffa ideologica e insostenibile sul piano pratico perché insufficiente a rappresentare il dinamismo dei territori: perseguirla può provocare danni irreversibili che si assommano a quelli finora irrisolti. La “strategia” intrapresa dal Governo va nella direzione contraria e avversa alle indicazioni emerse dal Rapporto CENSIS. La Ministra degli Affari regionali e autonomie, Erika Stefani, sta gestendo la trattativa con i Presidenti delle Regioni richiedenti maggiore autonomia segretandone i contenuti e, pare, presenterà al Parlamento un pacchetto chiuso, non emendabile. Anche per questo sarebbe stata auspicabile una maggiore e più partecipe presenza di politici, imprenditori, dirigenti sindacali e altri portatori d’interesse alla presentazione del Rapporto CENSIS a Napoli. Non a caso, nel concludere la sua presentazione Marco Baldi ha ricordato una delle tante graffianti vignette di ElleKappa: “L’Italia avrebbe bisogno di una classe dirigente più colta, preparata, tollerante/Per rappresentare chi?”

 
 
 
 
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