Che c’è da ridere? di Giuseppe Capuano (Pubbl. 03/06/2019)

Il dopo elezioni si dipana con il solito cliché. Chi vince tanto, Salvini, si sente incoronato a vita; chi guadagna qualcosa si candida a collaborare con il più forte, Meloni; e chi è stato ridimensionato rivendica la propria indispensabilità in una nuova coalizione, Berlusconi. Modalità storicamente consolidate e non esclusivamente italiane, ma particolarmente italiane, soprattutto quando si vota con il sistema proporzionale. Mai però prima d’oggi, a meno che la memoria non ci inganni, si era assistito al “siparietto” di due leader di un partito, decisamente sconfitto e messo fuori gioco da ogni possibile rimescolamento delle carte, che ridono e si compiacciono; forse per aver ripreso qualche punto percentuale di voti dati per persi per sempre? La sorpresa è tanto maggiore quanto più forte si percepisce la sconfitta. Purtroppo non siamo nella commedia, ma vien voglia di ricordare ai nostri signori che “mentre Clara moriva, loro mangiavano la pizza”. Già perché un velo oscuro si è abbattuto sull’Italia. Un velo che non è stato calato da invasori esterni, da forze occulte straniere, ma dal voto democraticamente espresso dai cittadini. Poco meno del 50 per cento dei votanti (se si sommano i voti di Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia), che poi sono stati il 54 per cento degli aventi diritto, si sono espressi a favore di politiche restrittive della libertà di espressione; hanno mostrato il loro consenso a chi ha messo in piedi politiche ostili all’accoglienza e sono disponibili a calpestare principi giuridici costituzionali e internazionali punendo chi salva vite in mare pur di respingere presunte orde di migranti, che potrebbero minacciare il loro fittizio benessere; hanno preferito un ministro dell’interno in grado di guidare ruspe contro i campi di baraccati piuttosto che contro le bande criminali tutte italiane; sognano una tassazione piatta che favorirà i più ricchi che si sentono già oggi liberati da ogni responsabilità nei confronti del Paese e si sentono “legittimati” nelle loro pratiche di evasione ed elusione fiscale.

Che significato attribuire a quelle risate di Zingaretti e Gentiloni?Forse hanno esultato perché un esperimento politico, il M5S, sia pur gestito in modo dilettantesco, si è ridimensionato in modo drastico? In tal caso il senso “liberatorio” del gesto afferirebbe unicamente al proprio status di politicanti. Perché, se si pensa al futuro del Paese, c’è poco da ridere; se, invece, il ceto politico di quella che un tempo fu la sinistra ha gioito per essersi salvati le poltrone, allora …

E mentre il gran teatro elettorale dispiegava i suoi attori, protagonisti e comparse, oltre a migliaia di galoppini portaborse, 1.800 persone della grande azienda di distribuzione MercatoneUno hanno saputo di essere stati licenziati dal tamtam dei social; una grande multinazionale, che una volta era italiana, si sta per fondere con un’altra azienda automobilistica francese per costituire uno dei primi gruppi industriali produttori di autoveicoli al mondo senza nessuna certezza del mantenimento dei livelli occupazionali e la guerra in Libia, che abbiamo contribuito a determinare, sembra entrata in una fase di pericolosa acutizzazione. Il quadro, se possibile, è aggravato dal fatto che anche in un altro grande stato europeo, la Francia, la lista capeggiata dalla signora Le Pen ha conquistato la maggioranza dei voti. Salvini e la Le Pen, due leader che si spalleggiano da anni ma entrambi fautori di interessi nazionali, interessi che in una assurda logica guerrafondaia e nazionalista sono contrapposti in Libia e in casa europea. Certo la Le Pen proseguirà nella politica tardo coloniale in Africa, così criticata proprio da Salvini, e continuerà a respingere i migranti ai confini italiani, difenderà i posti di lavoro negli stabilimenti industriali francesi della Renault nel processo di fusione con la FCA.

Allora, tornando a Zingaretti e Gentiloni, cosa c’è da ridere? Il nostro Paese sarà coinvolto in controversie internazionali dalla difficile risoluzione e Salvini già detta l’agenda di governo, spingendo l’acceleratore sul decreto (in)sicurezza, flat tax e autonomia differenziata delle regioni. Martedì Zingaretti finalmente si è espresso e vaneggia su coalizioni con alleati fantasmi, visto che alla sua sinistra non c’è nessuno e il centro è stato fagocitato dalla destra. Continua ad ignorare il M5S lasciandolo in pasto a Salvini.

Ora tutti i cittadini europei torneranno alle loro occupazioni e alle loro disoccupazioni, torneranno ad impegnarsi nella faticosa arte di far quadrare i bilanci familiari lasciando aperti spiragli di speranza e di futuro. Rimane comunque l’amaro sapore di scoprire che a Riace, come a Lampedusa, e in tanti oscuri anfratti delle province italiane, da nord a sud, la Lega si è affermata. Allora non ci serviranno le risate, ma tanta, tantissima pazienza per organizzare una resistenza al sovranismo non solo esponendo lenzuoli dai nostri balconi, ma sporcandoci le mani in un confronto/scontro quotidiano con chi, anche nell’immediata prossimità, ha mostrato di celare rancore e diffidenza tanto da scegliere di coprirsi gli occhi con un velo nero. Un impegno che non possiamo affidare, almeno guardano le forze in campo, a nessun partito ma solo al nostro quotidiano impegno civile. Vogliamo credere che questo Paese possiede ancora validi anticorpi all’autoritarismo, alla stupidità e alla barbarie. Anticorpi rimasti sopiti e che vanno rapidamente riattivati. Nessuno può considerarsi innocente, se la barbarie continuerà ad avanzare. Gesti semplici ma quotidiani per resistere e rompere il velo nero e far filtrare raggi di luce e di speranza. In fondo è un atto dovuto in memoria di chi ci ha preceduto. Un dovere verso chi ci succederà.

 
 
 
 
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