Governo di svolta e svolta di governo di Vito Rosario Ferrone (Pubbl. 10/09/2019)

Il governo c’è. E non è dettaglio da poco.

Matteo Renzi e Beppe Grillo sono i demiurghi indiscussi di questa nuova compagine governativa, per motivi piuttosto chiari e non propriamente riferibili alle sorti del Paese. Il primo ha bisogno di tempo, per fare ciò che è nelle evidenze dei fatti e che può essere sinteticamente detto così: fare politicamente fuori Zingaretti. Il secondo non voleva le elezioni nemmeno per sbaglio: il Movimento da lui inventato si sarebbe sciolto come neve al sole.

Il senatore Matteo Renzi ha anche affermato che la durata del nuovo esecutivo dipenderà dallo spessore della sua compagine. E, perfino Grillo, ha invocato competenza: tecnici di alto profilo e di provato conio. La politica doveva essere appannaggio dei sottosegretari. Tutti hanno potuto vedere come è andata a finire.

In quanto a Conte che è l’altro attore principe di questa vicenda, che dire? Per quattordici mesi si è tenuto il Truce, e non ha mai pronunciato una sillaba contro, anzi è andato a “difenderlo” in Senato, per una vicenda i cui contorni sono pochissimo chiari e sulla quale la magistratura sta cercando di fare luce. Giustamente. E dimentichiamoci della Diciotti. Se lo sarebbe tenuto per altri quattordici anni, se il Ministro di cui lui era il capo non avesse deciso di presentare una mozione di sfiducia.

All’improvviso, il nostro elegante professore si è ricordato con chi aveva a che fare, e in Senato ha utilizzato metà del suo discorso per attaccare senza nessun rossore, il suo Ministro. Non solo, e non tanto, per la sua azione di Ministro ma come persona. Le aggettivazioni si sono sprecate. Non ci ha fatto una bella figura. Il professor Conte.

Immagino che quelli che di queste cose ne sanno sempre troppo, potranno, potrebbero, dire: era un lucido calcolo politico: chiudere definitivamente la porta alla Lega, e pensare ad un nuovo esecutivo. Con lui a capo. Può essere, ma sarebbe peggio. La politica ha una sua dignità. E non è dettata da un cinico e scarno calcolo.

A proposito. Abbiamo anche dovuto ascoltare che si è domandato se era giusto accettare. Ma naturalmente la risposta è stata: come non è giusto? È giustissimo, non scherziamo proprio. Non si è capito il perché. Ma di giusto era giusto. E così Zingaretti, e con lui il Pd non renziano, ha incassato la prima sconfitta politica. Il governo della discontinuità con lo stesso capo, un ossimoro. A voler essere buoni.

Se proprio il professore Conte doveva rimanere in circolazione, poteva essere nominato commissario europeo. Ma proprio se. E invece no. La discontinuità è diventata svolta, e la svolta ha perso qualche spigolo e anche qualche angolo pronunciato. Tant’è che Zingaretti e i suoi, in nome della discontinuità, non hanno ottenuto nemmeno il vice premier, unico, come avevano invocato per giorni e notti: dicendo che era un fatto eminentemente politico. Sono, così, totalmente fuori da Palazzo Chigi, posto che il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri non è del Pd. Ma, si dice, tutto sarà sanato dal programma. Se non siamo al comico, poco ci manca.

Per anni, dieci, Cinque stelle e Pd si sono, parlando di politica, “odiati”. Erano, e restano, l’uno l’opposto dell’altro come pelle, origini, storia. Gli uni hanno fatto la loro fortuna elettorale a totale discapito degli altri.

Un continuo, reiterato, iracondo, “disprezzo politico” ha caratterizzato lo scontro ogni giorno, pomeriggio e sera, ivi compresa la notte.

Il Pd come l’ultimo baluardo della democrazia rappresentativa e parlamentare, da abbattere. Dal Movimento per la democrazia diretta e, dunque, per la riduzione dei parlamentari. Solo gli sciocchi, infatti, possono pensare che tale riduzione sia legata agli sprechi, tant’è che il Pd ha votato per tre volte, su tre, contro.

E ce la vogliamo dimenticare? L’osannata piattaforma Rousseau, che, a memoria d’uomo, mai una volta è stata discorde con i suoi capi, anzi con maggioranze bulgare ha sempre detto di sì, ha approvato. Una piattaforma gestita da un privato, alla cui società, dei parlamentari della Repubblica, i quali, secondo i dettami della nostra Costituzione, non hanno nemmeno il vincolo di mandato, devono rispondere. Naturalmente i nobili difensori della Costituzione più bella del mondo non hanno detto una parola. Nemmeno il signore cittadino Prodi, che qualcuno già vede al Quirinale. Altrimenti sto accordo con i Cinque stelle a che serve?

E il mitico “uno vale uno”? Per cui se hai il cancro puoi tranquillamente affidarti al salumiere. Un delirio. E non voglio citare l’Europa, l’euro e Draghi. Perché mi voglio bene.

Questo è stato fino a qualche giorno fa.

Negli ultimi giorni di concordia e di feconda programmazione, invece, abbiamo ascoltato che non esiste né destra né sinistra ma solo il giusto. Le cose giuste. E devono essere fatte. Quali siano le cose giuste, il cittadino ora ministro degli esteri, le ha elencate in venti punti che potevano essere pure trenta o quaranta, chissà. Ha lasciato fuori solo la Resurrezione dei corpi. E non si capisce perché. Ma non disperiamo: non mi pare proprio giusto che uno debba morire e non può stare, risorto, con i suoi cari per l’eternità. La vittoria contro il tempo è giusta. Lo giuro.

Il Partito Democratico è, sentito il ragionamento a fil di logica del cittadino Di Maio, nel Limbo. Oggettivamente. Avendo, il cittadino Di Maio, ponderato e affermato con piglio certo e dizione sicura che non vi è alcuna destra e meno che mai una sinistra, ma solo la giustizia delle cose di cui lui, l’onorevole ministro delle Farnesina è il custode unico e autorevole, ha freddamente messo in una zona grigia il povero Zingaretti con il suo Pd. Il Limbo, appunto. Che, non mi ricordo per quale Papa, non esiste nemmeno. Un casino. Forse per capirci qualcosa ci voleva l’altro Zingaretti.

Per non parlare dell’onorevole cittadino Speranza. Lui orgogliosamente di sinistra sinistra, non sa che lo aspettano tempi duri e bui: la sinistra non esiste, pertanto, lui in quanto di sinistra, non esiste. Non si sognasse di dire, proporre o fare qualcosa che sa, appare o semplicemente è, di sinistra, perché non esisterebbe. E se mai, il ministro della Salute si intestardisse, e non si convincesse ad entrare nel convivio dei giusti, sarebbe solo un fantasma perduto e sconsolato nel ministero. Un fantasma che, non essendoci manco più la consolazione del Limbo, potrebbe avere sola la speranza - quando ci vuole ci vuole! - in un novello Amleto disposto a parlarci.

Naturalmente, a questo punto sono certo che qualche intelligentone lo trovo. La madre degli intelligentoni è sempre incinta, si sa. Che volevi consegnare il paese al Truce?, chiederà, con fiero cipiglio, l’intelligentone di turno. Se il Pd non si ricorda da dove viene, chi è stato e chi è, o, meglio, dovrebbe essere, e le premesse non sono per niente incoraggianti, il Truce arriva al 70%. Altro che “emergenza democratica”.

E ancora, un governo contro, come al momento è – e hai voglia a dire che non è così, non è credibile. E la gente non vuole essere presa in giro. Si innervosisce, e ha ragione - non è mai una buona cosa. Porta danni.

Resto, pertanto, della mia convinzione. Questo governo non si doveva fare. Mi dispiace. Ho una stima infinita del nostro Presidente della Repubblica, ma a mio giudizio ha sbagliato: doveva “imporre” a quei signori un governo istituzionale e di decantazione, per dare il tempo necessario ai due principali alleati perché avessero la possibilità di parlarsi. A lungo. Ora non ce l’hanno avuta. Rischiano seriamente di combinare pastrocchi. E non ve ne venite con esempi alti della storia repubblicana, tipo il primo centro sinistra o altro: era altra gente, e per carità cristiana non aggiungo nulla, e altri tempi.

Questo governo, del Presidente - sì del Presidente. A mio giudizio il Presidente Mattarella glielo doveva fare “ingoiare” senza se e senza ma, e non mi pareva tanto difficile: altrimenti tutti a casa - avrebbe, ovviamente, potuto anche cominciare a mettere a posto, con competenza ed intelligenza, tutto quello che il professor Conte e i suoi boys, di pessimo, hanno combinato.

 
 
 
 


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