Cosa nasconde la flat tax?  di Elio Mottola (Pubbl. 10/12/2018)

Nel contratto di governo sottoscritto da M5S e Lega c’è l’introduzione della flat tax. La sola presenza di una riforma fiscale orientata verso un’unica aliquota per tutti i redditi avrebbe dovuto, da sola, far rabbrividire la massa dei piccoli e medi contribuenti, se un’informazione coscienziosa e non frettolosa avesse loro spiegato di che cosa veramente si tratta. Invece, alle elezioni del 4 marzo scorso, i promotori della flat tax hanno riscosso un forte consenso popolare. Costoro tentano di imporre questo ragionamento: una sola aliquota fiscale, poniamo del 15%, è giusta perché è proporzionale. Chi guadagna 100 verserà solo 15, mentre chi guadagna 1.000 verserà all’erario ben 150. Il problema è che nella maggior parte dei paesi civili il criterio proporzionale è stato da tempo soppiantato da quello della progressività, più solidaristico e sancito, peraltro, nell’art. 57 della nostra Costituzione, il quale poggia sull’assunto che il sacrificio di chi guadagna 100 e versa 15 è maggiore del sacrificio che patisce chi guadagna 1.000 e versa 150. Il perché è intuitivo: a chi guadagna 100 ne restano solo 85, mentre a chi guadagna 1.000 ne restano ben 850. Quindi, dicono gli alfieri del sistema progressivo, se l’erario chiede a chi guadagna 1.000 qualcosa in più, ad esempio il 20%, invece del 15%, sulla quota del suo reddito che va da 801 a 1.000, gli rimane comunque la bella cifra di 840, mentre lo Stato potrà disporre di qualcosina in più per assistere i più deboli. Chi propone la flat tax sostiene che un appropriato sistema di detrazioni consentirà, comunque, di assicurare una qualche progressività dell’imposta, ma è lecito chiedersi come può esistere, anche in termini strettamente algebrici, un qualunque sistema di detrazioni che raggiunga tale scopo: o la detrazione è così alta da escludere il contribuente con redditi medio-bassi dal pagamento dell’imposta (con costi insostenibili per il bilancio dello Stato) o, viceversa, se non lo è, al ricco sarà comunque applicata la stessa aliquota gravante sui redditi medio-bassi, con buona pace della progressività e della Costituzione. Nel ragionamento appena proposto poco interessa se sia giusto che un contribuente guadagni solo 100 ed un altro guadagni 1.000: questo è un altro problema. Solo per inciso, la progressività dell’imposta sul reddito in Italia è meno spinta che nella maggior parte dei paesi europei, dove peraltro il tasso di evasione è molto più basso: miracoli del senso dello stato! E' bene ricordare al piccolo contribuente nostrano che le tasse servono a far funzionare l’assistenza, la previdenza, la sanità, la scuola pubblica, la sicurezza, la giustizia, l’esercito e tante altre cose. E' pure necessario sottolineare, sempre a favore del distratto contribuente italiano, oltre alle più note contraddizioni presenti tra le due componenti del nuovo governo, come la Tav, i condoni edilizi, l’allungamento dei termini di prescrizione, l’apertura alle coppie gay ecc., anche un curioso paradosso: da un lato il M5S punta a ridurre gli stipendi dei parlamentari, mentre dall’altro la Lega con la flat tax restituirà loro parte del “maltolto”. Ma, tornando alla tassazione progressiva vigente in Italia, è di tutta evidenza che chi ne propone lo smantellamento a favore della flat tax deve considerare che, eliminando le aliquote più elevate, il gettito fiscale complessivo diminuirà non poco e si determinerà, quindi, un buco nei bilanci dello Stato dei prossimi anni valutabile in decine di miliardi di euro, da coprire in qualche modo, perché in caso contrario l’operazione andrebbe ad accrescere sconsideratamente il già gravosissimo debito pubblico. Ed è a questo punto che i nodi vengono al pettine, perché, comunque si voglia coprire il maggior costo della flat tax, esso ricadrà fatalmente ed in ogni caso sulle classi più deboli. Il primo imbonimento, già messo in atto con successo durante la campagna elettorale, consiste nel convincere la massa dei contribuenti con redditi medi o bassi che la flat tax conviene anche a loro. Non viene spiegato che il beneficio diretto, in termini di riduzione effettiva della tassa, non potrà essere per costoro che di pochi euro, un po' perché sono la fetta più grossa della platea dei contribuenti, un po’ perché non sarebbe possibile portare l’aliquota della flat tax ad un valore così basso (5%, 7%?) da consentire un più sostanzioso beneficio (non a caso sta maturando nel governo l’idea di due aliquote). Poiché il risparmio dei piccoli contribuenti sarà una miseria, si passa ad una bufala astrattamente agganciata ad un teorema economico tutt’altro che universale, il quale ci dice che i pochi soldi lasciati in più nelle tasche dei piccoli e medi contribuenti entreranno virtuosamente in circolazione accrescendo i consumi, che dovrebbero a loro volta incoraggiare la produzione. Per quanto invece riguarda le ingenti somme risparmiate dai grossi contribuenti, l’identica teoria ci dice che in parte andranno a rinforzare i consumi (yacht? auto sportive? pellicce? champagne millesimato?), ma la parte maggiore sarà investita in nuove attività produttive, che creeranno tanti posti di lavoro e faranno schizzare verso l’alto il Pil, permettendo all’Italia di rientrare nella spesa sostenuta per realizzare la flat tax, ma anche di ridurre il debito pubblico e, quindi, di guardare al futuro con ottimismo. Questa è la favola che si racconta. E’ una favola ancora più grossa di quella che raccontò Renzi, con gli 80 euro che non hanno mosso di una virgola i consumi perché i beneficiari li utilizzarono per pagare debiti o per metterli da parte impauriti dalla recessione ancora in atto. In realtà non si può escludere a priori che la montagna di euro, che la flat tax regalerebbe ai titolari dei redditi più alti, andrebbe in gran parte all’estero a rimpinguare i depositi bancari e gli investimenti finanziari. Ma la cosa non si esaurisce in questa macroscopica ingiustizia: da dove verranno fuori i soldi per questa iniqua operazione, visto che al momento non ci sono? Le possibilità sono due: o saranno un ulteriore deficit di bilancio che, autorizzato o meno da Bruxelles, andrà ad accrescere il nostro famoso debito pubblico, sempreché i mercati non ci castighino facendo schizzare lo spread e gli interessi da pagare, oppure saranno ripianati attraverso il taglio ulteriore di servizi pubblici, sanità, scuola, trasporti che costeranno di più e renderanno del tutto illusorio il piccolo sgravio fiscale accordato ai contribuenti con redditi medi o bassi. Come si vede una siffatta riforma fiscale sarà pagata dai più deboli ed andrà sciaguratamente a rinforzare quella tendenza ormai planetaria che vede i ricchi sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. D’altronde Andrea Roventini, professore associato alla Scuola Sant’Anna di Pisa e già candidato del M5S per il Ministero dell’Economia, ha rilasciato a Repubblica lo scorso 4 agosto un’intervista in cui diceva che: “La flat tax è una riforma completamente scellerata, avrebbe un impatto negativo sui conti pubblici e sarebbe un regalo ai ricchi. Numerosi studi dimostrano che la flat tax comporta sempre un aumento del deficit pubblico, non è vero che si ripaga da sola. Chi lo afferma dice una bufala. Bisognerebbe aumentare la progressività fiscale, non ridurla.”Sarebbe interessante conoscere l’opinione del prof. Roventini anche sul condono fiscale che Salvini, in guerra con l’Europa, la Francia di Macron, Malta, le Ong, gli immigrati, la magistratura, offre agli evasori fiscali perché con loro vuole stare in pace.

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