Accertamento Tecnico Preventivo nel processo previdenziale

Il legislatore, con l’intento di predisporre un’alternativa al processo di cognizione, da attivarsi solo dopo il rigetto da parte delle competenti autorità amministrative, ha introdotto nel nuovo Art. 445 bis del c.p.c. (Codice di Procedura Civile), l’accertamento tecnico preventivo obbligatorio da presentarsi presso il tribunale competente dove risiede la parte che ne fa istanza (attore/ricorrente). Presupposto necessario per la richiesta di Atp (Accertamento tecnico preventivo) è la domanda amministrativa presso le competenti asl. Infatti il legislatore ha disposto che il privato non può affermare un diritto davanti all’autorità giudiziaria prima che esso sia sorto. Nel caso di controversie di invalidità civile la legge 326 del 24 novembre 2003 ha disposto che per la proposizione del ricorso giudiziario è necessario che non siano trascorsi 6 mesi dal provvedimento amministrativo di rigetto e tale richiesta interrompe la prescrizione. Il ricorso per Atp deve essere presentato presso il giudice del lavoro del tribunale nel cui circondario risiede l’attore-ricorrente (Art. 442 c.p.c.). Il giudice, se ritiene fondata la richiesta di parte ricorrente provvede fissando l’udienza di comparizione e il termine per la notifica di ricorso all’Ente convenuto provvedendo, nel caso lo ritenga opportuno, alla nomina del consulente tecnico di ufficio. L’accertamento del consulente ha natura di provvedimento giurisdizionale sommario non cautelare e assolve la funzione di composizione della lite. Il ricorso deve essere depositato con l’assistenza di un avvocato e contenere sia l’indicazione delle prestazioni che si intende far valere nel giudizio cui è preordinato l’accertamento sanitario che la documentazione del precedente iter amministrativo. Il giudice procede ai sensi dell’Art. 696 c.p.c. e pertanto deve valutare i presupposti di ammissibilità. Al ricorrente, in ogni caso, deve, a parere dello scrivente, ricadere l’onere di indicare la prestazione che intende ottenere nel merito allegando la sussistenza dei requisiti socio-economici, potendo l’Ims (Ente Convenuto) sin da questa fase, contestare il diritto e il giudice deliberare sommariamente il “fumus” anche in riferimento ad esso. L’Art.  445 bis prevede che all’autorità giudiziaria deve essere riconosciuto il potere-dovere di valutare l’ammissibilità della consulenza in relazione ai presupposti e alle condizioni dell’azione nonché agli ulteriori profili che possono rendere inutile l’accertamento da effettuare, perché mancanti degli elementi costitutivi dei diritti che dovrebbero essere azionati successivamente all’Art. 198 c.p.c. Quindi il giudice deve preliminarmente esaminare se la consulenza tecnica disposta potrà essere utile ai fini della decisione, e all’esito di questa verifica, potrà rigettare il ricorso senza nominare il Ctu (Consulente tecnico d’ufficio) provvedendo con ordinanza che non è reclamabile né ricorribile in cassazione potendo l’istanza essere nuovamente proposta una volta risolta la condizione che ne ha determinato la reiezione. Il giudice, una volta accertati i presupposti dell’azione con propria ordinanza nomina Ctu medica provvedendo anche ad indicare il termine per la contestazione delle conclusioni rese dalla stessa. Il Ctu procede allo svolgimento delle operazioni peritali secondo quanto disposto dall’art. 10 dalla legge del 2 dicembre 2005 n°248 e dell’art. 195 c.p.c. nonché dall’ art. 46 legge 18 giugno 2009 n°69. Il consulente, entro 15 giorni antecedenti alla data delle azioni peritali, in deroga a quanto disposto dall’art. 201 c.p.c., invia comunicazione alla sede provinciale dell’Inps competente affinchè quest’ultima nomini il proprio medico fiduciario per la partecipazione alle operazioni peritali. Terminate le operazioni peritali, il Ctu deposita la propria consulenza con le conclusioni rese. La cancelleria del tribunale invia tale relazione alle parti costituite e all’Inps, se non costituito, al fine di verificare se le stesse parti avessero delle contestazioni da inoltrare al Ctu. Lo scopo di tale invio è quello di interrompere qualsiasi ulteriore indagine sul punto e di trasferire alla fase amministrativa la verifica dei requisiti socio-economici di accesso alla prestazione. In presenza di contestazione, da farsi nel termine massimo di 30 giorni, inizia la procedura della fase contenziosa in senso stretto. In caso contrario il giudice, rivelata la regolarità della Ctu con proprio decreto, omologa l’accertamento del requisito sanitario secondo le risultanze probatorie del Ctu provvedendo nel contempo sia in merito alle spese di Ctu che agli onorari dell’avvocato. Tale provvedimento dovrà essere notificato all’Inps che dovrà provvedere all’esecuzione entro 100 giorni dalla data di notifica. Trascorso tale termine il beneficiario potrà adire il tribunale per ottenere in sede giudiziaria il riconoscimento del proprio diritto e la condanna dell’Ente al pagamento della prestazione. Nella speranza di aver chiarito le forme e le modalità delle richieste di Atp si rinviano, ad un prossimo articolo, le problematiche relative alla predisposizione del ricorso relativo al giudizio di merito.

Avv. Vincenzo Capodanno