Morosità condominiale

La problematica della morosità condominiale comporta notevole preoccupazione agli amministratori di condomini che hanno l'obbligo di provvedere al recupero dei crediti. 

Oggi certamente non è agevole recuperare tali somme e molte volte, non avendo il condomino moroso altri beni da aggredire, l'assemblea è costretta a intraprendere una lunga e costosa esecuzione immobiliare.

Ora, per evitare contestazioni da parte degli altri condomini, l'amministratore entro 180 giorni dalla fine della gestione deve provvedere alla chiusura del rendiconto e alla convocazione dell'assemblea per l'approvazione del bilancio consuntivo.

A norma dell'art 1129 c.c. l'amministratore deve provvedere ad intraprendere azioni per la riscossione forzosa entro sei mesi dalla chiusura dell'esercizio, infatti lo stesso art. prevede che "costituisce grave irregolarità l'aver omesso di curare diligentemente l'azione giudiziaria e la conseguente azione forzata".

Al fine di verificare la possibilità di riscuotere i crediti vantanti l'amministratore, oltre alle azioni giudiziarie, può sospendere il condomino moroso dalla fruizione dei servizi comuni suscettibili di utilizzo separato (acqua, antenna TV, riscaldamento...), nel caso però che la morosità si sia protratta per oltre un semestre.

Altro aspetto è quello rivolto nei confronti dei fornitori del condominio che a causa della morosità di alcuni condomini non vedono soddisfatti i propri crediti.

L'art. 63 delle disposizioni attuative del c.c. prevede che i creditori del condominio non possono agire nei confronti degli obbligati in regola con i pagamenti se non dopo l'escussione degli altri condomini morosi; a tal punto l'amministratore oltre ad agire nei confronti di questi ultimi è tenuto a comunicare ai creditori che ne fanno richiesta, i dati dei condomini.      

Avv. Vincenzo Capodanno