Esecuzione forzata nei confronti del condominio

L’entrata in vigore della legge 220/12 (riforma del condominio) ha modificato l’art.63 delle disposizioni di attuazione del c.c.

La nuova norma prevede che i creditori non possono agire nei confronti degli obbligati in regola con i pagamenti se non dopo l’esclusione degli altri condomini e l’amministratore è tenuto a comunicare ai creditori non ancora soddisfatti e che lo interpellino, i dati dei condomini morosi.

Pertanto, sulla scorta di tale norma il creditore che deve riscuotere un credito nei confronti di un condominio in primis deve chiedere all’amministratore i dati dei condomini morosi e procedere prima contro questi e successivamente, in caso di mancato soddisfo, nei confronti dei condomini in regola con i pagamenti 

Oggi pertanto, in virtù della nuova norma, un creditore di un condominio che agisce in via esclusiva nei confronti dei singoli condomini per il recupero dell’intero credito vantato nei confronti del condominio stesso e notifica precetto senza indicare le quote millesimali di proprietà della persona intimata, ha l’onere di dimostrare solo la qualità di condomino del soggetto intimato, mentre quest’ultimo può proporre opposizione al precetto per evitare di essere  costretto a versare l’intera somma intimata, ma ha l’onere di indicare la quota  di proprietà posseduta e in tal caso il precetto è inefficace solo nei limiti della eccedenza rispetto all’impatto dovuto (sentenza 22856/17 della Corte di Cassazione), nel caso contrario l’atto non potrà essere dichiarato inefficace e resterà quindi efficace per l’intera quota di cui il creditore ha intimato il pagamento.

Avv. Vincenzo Capodanno