LA TRUCCATURA di Gianni La Camera (Pubbl. il 04/12/2017)

In un articolo precedente di questa serie cominciammo la nostra rivisitazione del mestiere di suggeritore chiedendoci se oggi tale figura fosse ancora attuale. Allo stesso modo potremmo fare parlando della pratica della truccatura. Certo tutti noi diamo per scontato che se una quarantenne interpreta un’anziana di una settantina d’anni in qualche modo dovremo truccarla per invecchiarla; ma, al di fuori di queste ipotesi che impongono scelte obbligate, tanto nel teatro professionistico quanto in quello amatoriale non è più così diffusa la pratica di truccarsi, né la convinzione che serva. A determinare tale situazione, tra i professionisti, concorre sicuramente il dilagante malvezzo di arrivare in teatro il più tardi possibile per poi uscirne subito dopo lo spettacolo, il che naturalmente mal si concilia con la necessità di trovare il tempo occorrente per truccarsi e, dopo, per pulirsi la faccia. Tra i filodrammatici, invece, mi sembra di poter individuare la principale causa del progressivo abbandono della pratica soprattutto nella difficoltà di esercitarla senza avere l’esperienza e le conoscenze necessarie; ma non dobbiamo neanche nasconderci che in tanti altri casi la truccatura viene considerata una perdita di tempo che si può evitare senza che lo spettacolo ne risenta minimamente. Eppure, per sostenere l’utilità del trucco basterebbe ricordare quali risultati indesiderati possono derivare dall’effetto sbiancante delle luci di scena (soprattutto se forti) sul volto degli attori, basterebbe accennare a come possono apparire scialbi, soprattutto alla distanza, gli occhi degli uomini (le attrici, in genere, anche se non si danno un trucco teatrale fanno comunque il loro maquillage). A mio parere, l’arte di creare la maschera scenica dovrebbe essere patrimonio di tutti gli attori, ma non solo in funzione dell’effetto estetico che ne deriva sulla scena. La pratica della truccatura in realtà è in grado di assicurare all’attore molto più di un semplice risultato esteriore, aiutandolo ad entrare con gradualità e morbidezza in quella dimensione magica in cui personaggio ed interprete trovano il loro punto di equilibrata fusione per dare vita a quell’essere nuovo, non più solo personaggio o solo attore, che poco dopo andrà in scena per impadronirsi della sfera emotiva dello spettatore. Davanti allo specchio, mentre ci si trucca e si osservano le trasformazioni in atto, si entra in un nuovo stato d’animo, intenso e dalle percezioni dilatate, che agevola il raggiungimento della giusta concentrazione, allontana i pensieri che interferiscono negativamente e favorisce la simbiosi con l’uomo o la donna che non siamo, che da qualche parte esiste fuori di noi, e che di lì a poco dovremo tuttavia incarnare. Tommaso Salvini, il grande attore italiano che agli inizi del ‘900 era famosissimo fin nella lontana Russia, si recava in teatro molte ore prima dello spettacolo per fare, secondo l’espressione da lui coniata, “la toletta dell’anima”, di cui naturalmente era un momento fondamentale il tempo dedicato a truccarsi. L’importanza di una truccatura artistica, intonata al carattere dei vari personaggi, è sempre notata ed apprezzata dal pubblico, perfettamente in grado di rilevare pregi e manchevolezze della faccia dell’attore. Esclusi gli attori che non si truccano affatto, da una parte ci sono quelli che si truccano male, perché non sono capaci di creare i necessari effetti richiesti dal tipo che devono rappresentare o perché non ne hanno ben compreso le caratteristiche; dall’altra parte ci sono gli attori che si truccano bene perché, oltre ad avere magari una capacità innata, hanno approfondito le conoscenze tecniche per la giusta realizzazione del trucco. Per i primi il rimedio consiste nel conoscere alcune norme fondamentali e nel fare esperienza con le tecniche da utilizzare. Se escludiamo dalle nostre considerazioni ciò che avviene nel teatro professionistico, dove il trucco è realizzato da operatori molto professionali che eseguono rigorosamente precise indicazioni maturate in lunghi confronti con il costumista e il regista, noteremo che molti filodrammatici si fanno truccare da una loro amica o da un compagno di scena. Ma questo va bene in una prima fase, quando bisogna sfruttare queste occasioni per acquisire le conoscenze occorrenti e per imparare a metterle in pratica. Superata la fase dell’apprendimento, è importante cominciare a truccarsi da sé perché solo così la propria faccia potrà avere quelle caratteristiche che il personaggio richiede e che solo l’attore conosce grazie alla padronanza dell’interpretazione che ne darà. E’ l’attore che avendo studiato il personaggio, avendolo sviscerato e anatomizzato in tutte le sue parti, potrà essere capace di creare quell’impronta tipica che la sua faccia dovrà avere. Naturalmente anche in ambito amatoriale l’attore dovrà consultarsi con il regista e tenere in debito conto le sue indicazioni, poiché è il regista che deve assicurare, anche attraverso la truccatura realizzata dagli attori, la coerenza e l’unità stilistica e scenica di tutti gli elementi palesi e sottintesi della rappresentazione. Passando a trattare la materia su un piano più pratico, cominciamo col dire che lo scopo principale del trucco da palcoscenico è quello di evidenziare le linee essenziali che caratterizzano il volto dell’attore e del personaggio da interpretare. La “pesantezza” del trucco è direttamente proporzionale alla distanza che divide il pubblico dal palcoscenico. Per ottenere un trucco efficace occorre esercitarsi molto, moltissimo, per “farsi la mano” e per scoprire i migliori effetti. Dalla pratica nascerà spontaneo il metodo, la regola. Se da principio, com’è ovvio, ci si trucca male, con il tempo, l’applicazione e soprattutto la “passione” si può pervenire a risultati di qualità, ma nella consapevolezza che non basta fare un “bel” trucco. Occorre che il trucco delinei ed interpreti il personaggio, rendendolo oltremodo credibile nella sua apparenza. E diciamo anche che sarebbe incompleta la truccatura che si limitasse al volto e non trattasse adeguatamente il collo, le mani e – se occorre – quelle parti del corpo che fossero scoperte. E comunque è bene non esagerare mai, per nessun motivo; molto meglio presentare un trucco piuttosto semplice che una maschera troppo caricata. Anche la luce ha una grande importanza; essa, infatti, è determinante nella scelta del trucco. L’illuminazione colorata cambia o altera totalmente i colori usati. La luce gialla spegne il blu e il rosso, quella azzurra trasforma il rosso in porpora e spegne il rosa e il giallo. Un faro rosa puntato sul viso dell’attore accentua i rossi e i rosa del suo trucco e tende ad annullare i gialli e i blu. Sarà quindi bene, ogni volta che si può, controllare il viso truccato sotto le luci del palcoscenico senza accontentarsi di quelle del camerino. L’illuminazione è quella che abbellisce e rende suggestivo il quadro scenico. E la faccia dell’attore ne risente per prima, poiché il pubblico, bene o male, si rispecchia in quella. I colori, la forza espressiva del trucco, la sua artistica naturalezza, devono anche alla luce artificiale il loro magico risultato. Perciò l’attore deve studiare la maschera secondo la luce che viene ad illuminare il suo viso truccato. Con la pratica di palcoscenico, dovrà regolare la forza del trucco in modo che dalla distanza sembri naturale. A questo punto siamo pronti per cominciare ad esaminare in dettaglio la nostra personale cassetta del trucco, sapendo che essa dovrà contenere alcuni prodotti e strumenti di base, comuni a qualsiasi cassetta del trucco, ma anche tutto ciò che nel tempo avremo sperimentato essere particolarmente utile o necessario a noi, sia in funzione dei personaggi e dei caratteri che interpretiamo più di frequente sia in relazione alla tecnica personale che avremo sviluppato. Dovremo quindi parlare non solo dei prodotti occorrenti e dell’attrezzatura, ma anche di come bisogna agire per truccare ogni singola parte del viso (gli occhi naturalmente, ma anche il naso, le tempie, gli zigomi etc.) e di quale sia l’ordine da seguire per intervenire su ognuna di queste parti. E descriveremo anche, in dettaglio, le tecniche speciali per ottenere particolari effetti, come l’invecchiamento e tanti altri. Ma questa sarà materia che tratteremo in un prossimo articolo, considerato che lo spazio a nostra disposizione per oggi termina qui. Per concludere, vorrei lasciarvi con una piccola suggestione: a parte tutto quello che abbiamo detto finora, credetemi, truccarsi è proprio divertente!