Pensioni: la sfida continua… (Pubbl. 27/11/2017)

La chiusura del tavolo negoziale con il governo sulle pensioni ha registrato il netto rifiuto della CGIL di sottoscrivere un accordo che non dà risposte alle richieste, inizialmente di tutte le compagini sindacali, di una sostanziale revisione della Legge Fornero che, rimarcano a Via Del Corso, “ha prodotto solo gravi limitazioni ai diritti e alle tutele dei lavoratori e dei pensionati, senza offrire peraltro alcuna risposta concreta alla debàcle occupazionale delle nuove generazioni”.

Una scelta, quella della Cgil, che si differenzia drasticamente da Cisl e Uil le quali, ammorbidendo in corso d’opera la propria posizione, hanno dato il via libera alle proposte dell’esecutivo. “Ce ne faremo una ragione!”, ironizzano al sindacato rosso, “Noi andremo avanti per la nostra strada, chiedendo al Paese di sostenere una battaglia di civiltà che non può essere più ipotecata da una Politica assente e indifferente ad un problema che grava come un macigno sulle scelte esistenziali di milioni di persone”.

Di qui la mobilitazione generale indetta per il prossimo 2 Dicembre in cinque grandi città italiane: Roma, Torino, Bari, Palermo, Cagliari. Decisione che ha scatenato il fuoco di fila di stampa, televisioni, vertici di Bruxelles che accusano la Cgil di guardare al passato e non al futuro della previdenza italiana e di aver scelto strumentalmente (!?) una data che coinciderebbe con la kermesse elettorale della neo formazione bersaniana. Critica, a onor del vero, senza alcun fondamento, considerato che da tempo il maggior sindacato italiano esprime giudizi negativi sulla riforma varata nel 2011 dall’allora governo Monti a seguito, anche, di una forte pressione dall’Unione Europea. Nello scorso mese di settembre, agli esordi del tavolo negoziale con il Governo, Susanna Camusso ebbe infatti a dichiarare all’Ansa che la Legge Fornero aveva già fatto troppi danni per i pensionati e per i giovani, con gli ultrasessantacinquenni al lavoro ed i loro figli e nipoti a casa. “Per questo”, ribattono i vertici nazionali, “il 2 dicembre scenderemo in piazza per dare al Governo una risposta forte e chiara. Noi non ci piegheremo a chi ci vorrebbe silenti ed acquiescenti su di un tema che tocca la carne viva delle persone e che non guarda al futuro previdenziale delle prossime generazioni già fortemente penalizzate dalle scelte inique di tutti questi anni”.