Pensioni, la telenovela infinita (pubb. 27/04/2016)

“Ci sono momenti in cui ci si innamora talmente tanto di una idea da non vedere che è già stata superata dalla realtà”, lo sostiene Morena Piccinini, presidente dell’INCA, il patronato della CGIL. Il riferimento è alla vicenda della revisione della cosiddetta legge Fornero, che ha sconvolto le aspettative di milioni di persone, elevando ex abrupto (era Monti) l’età pensionabile. A 20 anni dalla prima grande riforma del 1995, realizzata all’epoca con il placet delle rappresentanze sindacali, che aveva garantito fondamenta solide al bilancio dell’INPS, siamo ora di fronte ad un futuro previdenziale connotato da incognite ed incertezze, con l’angoscia, tuttora permanente, dei tanti esodati rimasti allo sbando. Né si profilano all’orizzonte vie d’uscita da una condizione esistenziale, prima ancora che lavorativa, divenuta insostenibile. Si susseguono altalenanti dichiarazioni da parte del governo, prima di timida apertura, poi di netta chiusura, foriere di nuovi incubi per quanti hanno visto, nel giro di una notte, sfumare il sogno di un meritato riposo. Il dramma riguarda anche quanti, impegnati in attività usuranti, non sono più in condizioni psicofisiche di continuare lo svolgimento di una proficua attività lavorativa che richiede energie non più disponibili. Pensiamo ai cantieristi, agli addetti alle catene di montaggio, agli operatori sanitari (in special modo quelli dei pronto soccorso o delle camere operatorie), agli insegnanti, e via dicendo. Un esercito di lavoratrici e lavoratori allo stremo che ben volentieri lascerebbero il ciclo produttivo per aprire le porte ad una nuova generazione di occupati. Già, le nuove generazioni, offese, umiliate, discriminate, nella migliore delle ipotesi precarizzate, nell’impossibilità di ambire ad un’esistenza dignitosa, di ipotizzare una famiglia, di realizzare un sogno per il quale hanno speso anni di sacrificio e di studio. Generazioni perdute, cancellate dalla storia di un Paese che non progetta il futuro. Più il tempo passa e più le ipotesi di revisione previdenziale appaiono datate ed unutili a costruire una soluzione accettabile. Ma questo poco importa ai rottamatori della seconda o terza repubblica. Il loro slogan preferito è: “Italiani state sereni e …non gufate!”