IL PUNTOCostituzione: una riforma da scongiurare di Gennaro Sanges*  (Pubbl. 25/09/2016) 

Il dibattito sul referendum costituzionale, dopo un avvio effervescente, ha registrato un abbassamento dei toni. Matteo Renzi, che nei mesi scorsi aveva dato fuoco alle polveri ponendo la questione come vitale per la sopravvivenza sua e della stessa legislatura (per la serie: o con me o contro di me!”) ha successivamente fatto marcia indietro, scegliendo di “depoliticizzare” la tornata referendaria. La redazione di zonagrigia.it, dopo un’ampia discussione al proprio interno, pur dichiarando un’accentuata propensione per il NO, ha deciso di scendere in campo ospitando opinioni diverse. La riforma Costituzionale è materia troppo delicata per gli equilibri delle nostre Istituzioni da poter essere liquidata con slogan più o meno efficaci. Abbiamo pertanto ritenuto che occorra comprendere con la necessaria dovizia di argomentazioni di cosa si sta parlando e la portata della consultazione, andando ben oltre le consuete contese partitiche e gli sterili interessi di bottega. Il primo intervento che pubblichiamo proviene dal variegato e qualificato mondo dell’associazionismo, tra i pochi luoghi di aggregazione rimasti finora immuni dal disfacimento socio culturale che sta vivendo il Paese.

Qualche osservazione preliminare prima di affrontare il merito della Riforma.

1)  E' stato assai discutibile e politicamente inopportuno che un Parlamento, eletto con una legge elettorale dichiarata incostituzionale dalla Corte, abbia messo mano alla Legge fondamentale della Repubblica.

2)  La proposta di riforma invece di nascere dal Parlamento, perchè la Costituzione deve essere patrimonio di tutti e non della sola maggioranza, ha visto un ruolo preponderante del Governo e del suo Presidente che, addirittura, per molto tempo, ha posto la vittoria referendaria come condizione della sua permanenza.

3)  La Riforma presenta numerose e distinte modifiche, per cui molti costituzionalisti ritengono che per una chiara e corretta espressione della volontà popolare si sarebbe dovuto votare per punti e non in blocco.

4)  Non si contano più le interferenze internazionali, soprattutto di settori potenti della finanza, a favore del SI al cambiamento di una Costituzione ritenuta troppo avanzata socialmente e sul piano delle regole democratiche (per questi dignità umana, diritti, democrazia diffusa e partecipata sono reperti archeologici e ostacolo agli interessi concreti in gioco). Altro che sostegno ad una pura e semplice semplificazione delle regole.

5)  La Riforma è scritta malissimo, in alcuni punti è del tutto incomprensibile.

Già questi aspetti sarebbero sufficienti per esprimersi con un NO, ma i motivi più importanti per opporsi riguardano proprio il merito della Riforma. Secondo i suoi sostenitori i capisaldi sono nel superamento del bicameralismo paritario e nella riduzione dei costi della politica. Questione non vera, o vera in modo estremamente parziale. Il Senato non vota la fiducia al Governo, ma resta, con la semplice modifica che non è eletto più dal popolo. Legifera su molte materie e sulle leggi approvate dalla Camera ha diritto di rinvio alla stessa con procedure diversificate, in un rimpallo confuso, pasticciato e la concreta possibilità di controversie giuridiche. Insomma il caos che può dare il là, entro un certo tempo, ad un intervento sostitutivo e diretto del Governo. Tra l'altro i consiglieri regionali "nominati" senatori, mentre sono stati eletti per competenze e interessi legati ad aree territoriali dovranno, per esempio, pronunciarsi su trattati internazionali e sulla legislazione europea. Ci chiediamo: con quali competenze? La conclamata riduzione dei costi inoltre è irrisoria, appena un quinto del costo del Senato. Ben altro risparmio si sarebbe potuto ottenere riducendo i benefici economici di tutti i parlamentari o riducendone il numero. Ma ci sarebbe voluto ben altro del coraggio. Pesanti, invece, sono le conseguenze della Riforma sugli equilibri democratici e sulla partecipazione popolare. Essa accentra nuovamente il potere legislativo a livello nazionale e, se è vero che molte Regioni non hanno dato gran prova di sè, non è l'allontanamento della formazione delle leggi dalle istituzioni più vicine ai cittadini la soluzione più democratica. Cittadini ai quali sarebbe garantita la discussione in Parlamento delle proposte di leggi di iniziativa popolare a condizione, però, di triplicare il numero della firme necessarie, dalle attuali 50.000 a 150.000. E i referendum potranno anche passare senza il vincolo di superare il 50% dei voti espressi, ma per la loro promozione dovranno essere raccolte non 500.0000 firme, bensì 800.000. E nel contesto di una progressiva e generalizzata sfiducia dei cittadini nei confronti della politica, diventano obiettivi difficilmente raggiungibili. La preoccupazione fondamentale degli oppositori alla Riforma è che questa, combinata con la nuova legge elettorale (Italicum), di tendenza presidenzialistica,  sposta gli equilibri democratici a favore dell'Esecutivo.Il Governo, infatti, espressione di una maggioranza fittizia, artificiosa,( per effetto di un premio di maggioranza eccessivo che può finanche arrivare a dare il 55% dei deputati ad un partito o una lista che semmai al primo turno ha ottenuto appena il 25% di voti) può utilizzare questa che è invece una minoranza nel Paese non solo per la funzione legislativa ordinaria ma anche per l'elezione del Presidente della Repubblica e per la composizione della Corte Costituzionale, fondamentali organi di garanzia. In conclusione, in ragione di una presunta stabilità dei Governi e di una presunta semplificazione dell'attività legislativa si alterano pericolosamente gli equilibri democratici e la qualità della democrazia: il popolo non potrà più votare il Senato, voterà solo una parte dei deputati (per effetto dei capilista, nominati dai capi partiti, ed eletti senza preferenze), avrà sempre maggiori difficoltà nell'esercizio della democrazia diretta (leggi di iniziativa popolare e referendum). Si può dunque ben capire perchè la finanza internazionale sostenga questa riforma: la sovranità popolare è più rischiosa rispetto al più facile “addomesticamento” dei Governi, ma non si co0mprende come mai dovrebbe sostenerla un normale cittadino. La Costituzione si può anche cambiare, quando è necessario, ma per migliorarla. Non certo per peggiorarla, soprattutto quando ad approvare la Riforma, giova ribadirlo, è un Parlamento "squalificato" dalla Corte Costituzionale.

*Rete associativa Scampia, Comitato “Scampia felice”, Assemblea popolare 8^ municipalità