Contratti Pubblici, occasione di svolta! (Pubbl. 19/04/2017)

Il 30 novembre dell’anno scorso, a pochi giorni dal Referendum sulla riforma della Costituzione, Cgil, Cisl ed Uil hanno siglato un importante accordo con il Governo Renzi per il rinnovo del contratto di lavoro dei pubblici dipendenti, dopo più di sette anni di blocco. Un accordo che ha segnato una svolta nelle vicende politiche e sociali nel nostro Paese, visto che rilancia il confronto tra le parti sociali dopo una stagione di attacchi rivolti  in primis alla  più grande organizzazione sindacale, la CGIL. Va tuttavia registrato che dopo la stipula dell’accordo, complice il mutato  contesto politico, sembrano al momento arenate le trattative per trasformare il protocollo d’intesa  in un nuovo contratto di lavoro il cui esito è tutt’altro che  scontato. Oltre il rilancio delle relazioni sindacali, due sono i temi in ballo: uno normativo (classificazione e valutazione del personale), l’altro economico. Le due questioni s’intrecciano e le poche notizie che trapelano sono la spia di quanto sia complicato raggiungere un traguardo definitivo. I vincoli di bilancio restano tutti, forse anche aggravati, e il problema rimane quello di come distribuire tra i lavoratori pubblici le poche risorse disponibili, gli 85 euro proposti. Parte integrante di questo percorso travagliato è il necessario superamento della Legge Brunetta che, oltre a limitare in maniera consistente le prerogative sindacali (vedi organizzazione del lavoro), ha introdotto un sistema di valutazione della performance individuale rigido (25% del salario accessorio ai dipendenti “eccellenti”,  50% a quelli nella media e l’esclusione tassativa del restante 25%, da ogni tipo di emolumento). Una norma  per tanti versi inapplicabile, in quanto non tiene conto del grave deficit organizzativo della Pubblica Amministrazione e dell’assenza di strumenti oggettivi di una valutazione assegnata alla sola discrezionalità della dirigenza. Di qui la necessità di modificare anzitutto l’impianto legislativo per poi aprire i tavoli negoziali. Questione affrontata dal Ministro Madia con il nuovo Testo Unico di riforma della Pubblica Amministrazione. Un riordino che, dalla lettura del decreto emanato di recente  dal consiglio dei ministri, contiene per il Sindacato ancora numerose zone d’ombra. In sostanza il Testo attuale rischia di eludere ancora una volta le vere criticità della nostra Pubblica Amministrazione: blocco del turn over, piante organiche ridotte al lumicino, assenza di investimenti nella formazione, nelle risorse strumentali. La scommessa è quella  di ripensare alla PA come sistema di servizi da offrire all’insieme della comunità nazionale ed al singolo cittadino, superando la logica di un sistema chiuso, autoreferenziale. “La nostra proposta”, dicono i sindacati,  “è quella di rilanciare attraverso  lo strumento del rinnovo contrattuale, un progetto di alto profilo, capace di coniugare le legittime aspettative dei dipendenti con quelle degli utenti, i naturali destinatari dei servizi pubblici”. Di qui l’idea di introdurre un nuovo inquadramento dei lavoratori  che preveda figure “professional” all’altezza delle nuove sfide imposte dalla modernità, il rilancio di un piano formativo del personale rispondente ai processi tecnologici innovativi, un rientro delle tante attività appaltate all’esterno (non ultime le consulenze) che in questi anni si sono rivelate uno spreco abnorme di danaro pubblico o di diffusi fenomeni di corruzione. Non a caso uno dei temi posti dalla piattaforma negoziale riguarderà il capitolo legalità. Siamo dunque in presenza di una partita ancora tutta da giocare, nella quale, è bene rimarcarlo,  non sono in gioco  esclusivamente le sorti lavorative dei  pubblici dipendenti ma dei milioni di cittadini che rivendicano da troppi anni il diritto a servizi all’altezza degli standard di un paese civile…o quanto meno normale!