Invisibili figli di un dio minore di Gaetano Placido (Pubbl. 28/12/2016)

Anche il 2016 è stato un anno tragico per l’immigrazione. Ancora una volta l’Europa ha mostrato la sua “impotenza” nel gestire un fenomeno  senza soluzione di continuità. A fare da corollario alle disgrazie di milioni di persone‚ con l’unica colpa di essere nate nel posto sbagliato al momento sbagliato‚ guerre a macchia di leopardo, una natura sfregiata dall’inquinamento e dalla desertificazione, l’ingiusta distribuzione delle risorse del pianeta. Eppure, anche tra costoro risalta il dramma degli ultimi tra gli ultimi: migliaia di minori approdati sui nostri lidi e dei quali spesso si perdono le tracce. Quest’anno sono quasi 25 mila i ragazzi ed i bambini giunti da soli in Italia. Uno su cinque si è subito reso irreperibile. In tasca hanno un foglietto con l’indirizzo di amici e parenti da raggiungere in nord Europa. Alle spalle una storia di indicibili sofferenze‚ raccontate in un “docufilm” prodotto dall’ UNICEF. Li chiamano: “Gli Invisibili”. C’è Abdul che stringe tra le mani tremanti di paura un paio di sacchetti di plastica con tutto quello che è riuscito a portare con sé su un barcone. Fathi, Ibrahim, Mohammed, che vagano per le strade di Roma preda di cacciatori di sesso e di pedofili. Ne incontri tanti la sera nascosti negli anfratti della stazione Termini, celati da sudice coperte, circondati da ratti e spazzatura. Siriani, Ghanesi, Nigeriani spediti dai genitori in occidente con i pochi soldi che sono riusciti a racimolare. Affidati ed abusati da mercanti senza scrupoli che il più delle volte li derubano di tutto per poi metterli nelle mani della criminalità organizzata. Nei loro occhi leggi i sogni infranti di una “terra promessa” rivelatasi un inferno. Un Inferno che altri loro coetanei, inghiottiti dai flutti di un mare divenuto un immenso cimitero, non hanno avuto modo (per fortuna o per disgrazia) di conoscere. A costoro il regista e scrittore Paolo Vanacore ha dedicato una lettera‚ che riproponiamo per i nostri lettori‚ affinchè nessuno dimentichi che non sono figli di un dio minore ma bambini, esattamente come i nostri ai quali dedichiamo ogni cura ed ogni attenzione possibile.

"Se potessi scegliere dove farti nascere sceglierei il mare, perché è l’acqua del grembo materno il primo contatto con il mondo. La mia pancia ti ha protetto per nove mesi, lasciando fuori ogni male. L’acqua del mio ventre è stata la tua morbida e avvolgente coperta, la tua prima culla, la casa più bella dove hai vissuto. Se potessi scegliere dove farti vivere, sceglierei una casa vicino al mare, perché l’acqua purifica, rinnova, disseta. L’acqua è il regalo più grande. L’acqua racconta emozioni, è natura, movimento, forza. L’acqua è vita. Ma è nell’acqua del mare che ti ho perso, figlio mio. Quel mare che abbiamo attraversato in cerca di una vita migliore, quel mare oltre il quale iniziare una nuova vita, perché i figli non possono scegliere dove nascere e a te, figlio mio, è capitato il posto peggiore. Purtroppo siamo nati nella parte sbagliata del mondo, non è colpa di nessuno. Perdonami se non sono riuscita a salvarti, se non sono stata forte, se non sono riuscita a cavalcare le onde e portarti in alto, come in un gioco, come in una fiaba. Se potessi scegliere dove farti morire ti riporterei dentro di me, dove ti ho concepito, perché tornare nella natura dell’acqua materna, l’unica acqua che non uccide, significherebbe tornare indietro e farti nascere ancora, riportarti in vita”.

Commento di Aldo Bifulco

Molto bello e coinvolgente l'articolo sugli "Invisibili figli di un dio minore".

Buon anno a te, famiglia e redazione. Aldo

Commento di Umberto Canneva

Articolo molto bello, in cui si evidenzia ancora una volta la tua grande sensibilita' e il tuo spiccato senso della realta'. Complimenti Gaetano