Immigrazione, verità e bugie di Gaetano Placido (Pubbl. 11/03/2018)

Nell’ambito degli incontri promossi dall’associazione “Scuola di Pace”, è stato presentato a Napoli, sabato 17 febbraio, l’ultimo “Dossier statistico Immigrazione 2017”, curato dal Centro Studi e  ricerche IDOS, in collaborazione con la rivista Confronti e finanziato con l’8 per mille dalla Chiesa Valdese. A presentare la ricerca, Ugo Melchionda, presidente Idos, la sociologa Rossella Gatti e Claudio Paravati, direttore di Confronti.

La finalità, quella di offrire una diversa narrazione sul tema dell’immigrazione, contro i catastrofismi che la presentano come uno dei nostri maggiori problemi, raffigurandola come una apocalittica invasione, foriera anche di possibili infiltrazioni terroristiche. I dati rilevati hanno rimarcato come  l’Italia non abbia di fronte masse indifferenziate che bussano alle nostre porte, ma persone delle quali vale la pena di conoscere le singole storie di vita (vedi articolo di Guido Maria Caridei su zonagrigia.it, n.d.r.) e delle quali ascoltare le voci. “Voci di confine”, come hanno precisato gli studiosi, “che ci raggiungono, se le ascoltiamo, senza farci distrarre dal rumore dei pregiudizi proposti dai media e dalla politica”. Il dossier ha censito il numero attuale dei cittadini stranieri in Italia,  5.047.028, aumentato di appena  20.875 persone rispetto agli anni precedenti. Di questi, 3.509.805 sono non comunitari. Da notare che gli italiani all’estero sono 5.359.000, con un saldo negativo per la popolazione autoctona. La distribuzione sul nostro territorio nazionale vede al nord una presenza straniera pari al 57,8% a fronte del 25,7% al centro e del 16,5% al Sud. La provenienza è del 51,7% dall’Europa, il 20.7% dall’Africa, il 7,3% dalle Americhe. Interessante la stima delle identità religiose, in considerazione della supposta prevalenza islamica. I cristiani sono il 53%, seguono i musulmani con il 32,6%, gli appartenenti a religioni orientali con il 6,9%, gli atei ed agnostici con il 4,7%, altri l’1%. Ulteriore  dato significativo ha riguardato la tendenza, tuttora in corso, che vede fra i cittadini italiani prevalere le morti rispetto alle nascite, +204.675. Come la diminuzione della popolazione residente nel nostro Paese (italiana e straniera) che registra -76.106 unità. Siamo in presenza quindi di un processo che peserà, in prospettiva, sulla crescita produttiva dell’Italia e del suo Pil, in considerazione della scarsa capacità di attrarre ed integrare i cittadini dall’estero. Non è certo un caso che gli immigrati siano prevalentemente occupati in settori carenti di mano d’opera, quali l’agricoltura (6.1%), l’industria (27,5%) e soprattutto i servizi (66,4%). Facile immaginare quale incidenza potrebbe avere, atteso il progressivo invecchiamento della popolazione, l’inasprimento delle politiche di accoglienza su settori in espansione come i servizi sociali ed assistenziali. L’analisi condotta dal Dossier, se estesa a tutto  il mondo, potrebbe essere così riassunta: i ricchi stanno invecchiando, i poveri non ancora. L’aumento delle migrazioni va considerato, pertanto, un fattore di riequilibrio. Non a caso, il Segretario generale dell’Onu, in occasione della presentazione del Rapporto sulle migrazioni e lo sviluppo, presentato il 3 febbraio scorso, ha ricordato che “senza migrazioni le società di tutto il mondo non avrebbero mai raggiunto l’attuale livello di sviluppo”.

Parole che dovrebbero far seriamente riflettere quei lungimiranti politici nostrani che aizzano i cittadini contro gli immigrati. Ma questa è un’altra storia.