Macron, tra speranze ed incognite di Gaetano Placido (Pubbl. 09/05/2017)

Oscuratasi la parabola di Holland, Emmanuel Macron, con un solido 65%,  ha fermato l’avanzata in Francia della destra razzista e xenofoba di Marine Le Pen, facendo tirare un sospiro di sollievo alle cancellerie europee ed a quanti hanno a cuore le sorti dell’Unione. Purtuttavia in queste ore sui social impazzano esegesi negative che assimilano la vittoria di Macron  a quella di Pirro, perché il neoeletto monarca-presidente non rappresenterebbe le aspettative di milioni di europei finalizzate all’uscita dal tunnel di  una crisi sociale ed economica profonda, generatrice di disuguaglianze e di insicurezza. In fondo, è il sentire diffuso,  saremmo in presenza di un esponente di quella consorteria affaristico finanziaria responsabile dell’avanzata dei populismi e dei nazionalismi che stanno facendo carta straccia dei principi del manifesto di Ventotene. Eppure, a ben vedere, Macron, con il suo movimento “En marche”, rappresenta una novità, se non altro, da attenzionare. Non liquidabile in poche irriverenti battute. E’ un caso  che l’apparizione sul palco la sera della vittoria, frutto di un’attenta e studiata regia,  sia stata accompagnata dalle note dell’ “Inno (europeo) alla gioia”, prima ancora di quelle della “Marsigliese”? E’ un caso che le sue prime parole abbiano rilanciato con forza i valori dell’ illuminismo, della rivoluzione francese, della lotta alle disparità e della salvaguardia dell’ambiente? Tema quest’ultimo, com’è noto, sbeffeggiato dal Presidente Trump. Ha un senso l’appello all’unità dei francesi, dove ha chiesto l’appoggio anche del Sindacato all’indomani dello strappo seguito al varo della vituperata loi travail, il Job Act d’oltralpe? Vedremo. Una cosa è certa: non ci illudiamo che la sua elezione possa, come d’incanto, rendere possibile un improvviso cambio di rotta nelle politiche recessive dell’UE. Con ogni probabilità, come osservato da autorevoli commentatori politici, il problema di Macron ora si chiama Bruxelles e la Cancelliera tedesca, ancora saldamente ancorati ad un’idea di “riformismo” che sempre più taglia diritti e tutele, azzerando ogni forma di protezione e di welfare nel vecchio continente. Archiviato dunque  il dossier Eliseo, Macron dovrà fronteggiare le legislative dell’11 giugno, dove si dovrà decidere con quale maggioranza potrà governare il Paese. Queste sono le incognite che la Francia e l’intera Unione hanno davanti. Basterà il suo appello all’audacia, ad osare per sperimentare una nuova frontiera?  Noi lo speriamo, perchè i margini per salvare l’Europa da una sconfitta storica e senza appello restano angusti.