Le radici dell’odio di Gaetano Placido (Pubbl. 07/09/2017)

Miano, periferia di Napoli, un quartiere in rivolta. La notizia di sistemare alcune centinaia di Rom all’interno di una caserma dismessa della zona ha provocato l’ira dei cittadini. Il Comune parla di “inaccettabile intolleranza”. La gente risponde che non ne può più di convivere con situazioni di degrado sociale. Le opposizioni della destra campana sono subito insorte per mettere il cappello sulla protesta. Un riflesso di quello che sta accadendo in tutto il Paese dove persino la morte per “malaria” di una bambina a Trento ha fatto titolare ad un giornale (che non nominiamo per carità di patria): “Dopo la miseria portano le malattie, immigrati affetti da morbi letali portano infezioni”. Clima di insofferenza che cresce un po’ ovunque. Pensiamo all’assalto nella Capitale contro un presidio umanitario gestito dalla Croce Rossa che accoglie i migranti. Ma pensiamo anche alla manifestazione  dei neofascisti di Forza Nuova programmata per il 28 ottobre a Roma. Guarda caso nell’anniversario della marcia del 1922. Recita il manifesto: "Per dire no allo ius soli e fermare le violenze e gli stupri degli immigrati". Un annuncio che in pochissimo tempo ha prodotto sui social una lunga e sconcertante sequela  di adesioni e commenti entusiastici da parte di camerati, ma anche di gente insospettabile,  da tutta Italia: centinaia di "presente!", "ci siamo", "Milano ci sarà", "Rieti presente", "Catania presente". E ancora nostalgismi del tipo: "marciare per non morire", "sempre fino alla morte", "siamo fiaccole di vita, siamo l'eterna gioventù che conquista l'avvenir...".

Noi pensiamo che in un clima sempre più avvelenato non bastino più solo gli appelli alla solidarietà, ai principi di umanità, all’accoglienza di chi fugge da guerre devastanti o da una insostenibile condizione di miseria. Occorre che insorga una  rinnovata coscienza collettiva capace di imporre una inversione di rotta della politica e, in particolare, di quelle politiche dell’immigrazione che hanno finora registrato un clamoroso fallimento, frutto di pressapochismi, di convenienze elettoralistiche, di sottovalutazione degli impatti sociali del fenomeno, della concomitanza di una terribile crisi economica e, soprattutto, di fenomeni di corruzione perpetrati sulla pelle di centinaia di migliaia di diseredati. Sono queste le radici dell’odio sulle quali non si è abbastanza indagato, complice una informazione a volte connivente. Da queste traggono alimento le pur censurabili espressioni di intolleranza di cittadini, vittime anch’essi, al pari dei migranti, di un crogiolo di interessi speculativi nelle mani di una “casta” politica e affaristica divenuta sempre più arrogante ed impenetrabile.