IL Premier e l'arte della "distrazione" di Gaetano Placido (Pubbl. 07/04/2016)

In questi giorni la cronaca politica italiana ha registrato una convulsa ripresa delle ostilità. Molti i fatti che hanno movimentato il dibattito nella fase di avvio delle manovre elettorali per le prossime elezioni amministrative. Segnaliamo fra questi la scandalosa vicenda che ha portato alle dimissioni del ministro Guidi, dopo le scottanti intercettazioni telefoniche legate ad un emendamento, prima ritirato e poi ripresentato con l’avallo del ministro Boschi, in sede di approvazione della legge di stabilità 2015. Un atto che, secondo le opposizioni, sarebbe tornato utile alla società Total ed al compagno del ministro allo sviluppo economico per la possibile acquisizione di subappalti per milioni di euro. Al di là degli esiti dell’inchiesta aperta dalla magistratura che indaga anche su ipotesi di disastro ambientale, è preoccupante notare come gli interessi legati alle multinazionali del petrolio rappresentino, nell’era della presunta “rottamazione”, un ostacolo tuttora insormontabile per la democrazia e la declinazione del bene comune nel nostro Paese, a cominciare dalla tutela della salute pubblica. Come non accostare, infatti, la questione dei lavori per l'impianto estrattivo di “Tempa Rossa” in Basilicata con la partita referendaria del 17 aprile prossimo? E’ lecito chiedersi, come abbiamo fatto in un precedente intervento su “zonagrigia.it”, per quale motivo si intenda ostinatamente assegnare alle lobby estrattive una cambiale in bianco sul prosieguo sine die delle concessioni? La domanda è cogente e imporrebbe una risposta persuasiva da quella “politica” che continua imperterrita a mostrare indifferenza verso quei milioni di cittadini allo sbando, incapaci di intravedere una qualche soluzione al dramma della disoccupazione, delle tutele sociali divenute un miraggio, della crescente condizione di povertà. Parte estesa ed esasperata della nostra società che nei giorni scorsi è scesa in Piazza (nonostante un diffuso senso di cupa rassegnazione) per chiedere con forza una revisione della riforma previdenziale (cd. Legge Fornero, n.d.r.) che ha sconvolto le vite della gente comune ed impedito ad un’intera generazione di aspirare ad un posto di lavoro. E’ sconcertante che un primo ministro della seconda (o terza repubblica), sordo nei confronti del grido di un popolo che reclama il ripristino di un diritto violato, un’esistenza maggiormente dignitosa, replichi alla protesta promossa dal sindacato dichiarando che per l’Italia hanno fatto di più e meglio i Marchionne e i grandi imprenditori. Domandiamo al premier: come mai, terminati gli effetti “decontributivi” del Job Act a beneficio delle imprese, la disoccupazione è ricominciata a crescere in maniera ampia ed incontrollata? Sappiamo che non ci sarà risposta. La strategia della “distrazione” dell’opinione pubblica con dichiarazioni fuorvianti è un’arte antica quanto il mondo. Arte nella quale i nostrani  “venditori di fumo” sono ineguagliabili maestri.