IL PUNTOL'autunno caldo del Premier di Gaetano Placido (Pubbl. 06/09/2016) 

Dopo la tormentata pausa estiva, l’autunno si preannuncia particolarmente effervescente. Sull’orizzonte politico pesa ancora come un macigno l’ormai cronica crisi economica, che manca tuttora di sostanziali segnali di ripresa, aggravata dagli effetti devastanti del sisma del 24 agosto. Pessimi i dati ISTAT sull’occupazione, a partire da quella giovanile che registra ancora punte del 40% ed un calo di altre 60 mila unità lavorative. Il Governo Renzi, che da tempo ha perduto il suo “smalto” iniziale, si dibatte tra due possibilità. La prima è legata alla sua capacità di imporre all’Europa una forte apertura sulla flessibilità dei conti pubblici, l’altra ad avere pronta una strategia alternativa, in caso di niet dell’UE, per fare fronte alle gravissime emergenze. Noi ci ostiniamo a pensare che al di là degli esiti dei prossimi vertici con la stessa cancelliera Merkel, Renzi debba finalmente prendere atto del fatto che non è più ipotizzabile continuare a delegare la ripresa economica unicamente al sistema delle imprese. Da questo punto di vista, il Job Act ha registrato un autentico fallimento. Occorre comprendere che le forti diseguaglianze salariali, frutto di politiche liberiste fondate sulla compressione delle retribuzioni, hanno aggravato la condizione dei ceti medi senza dare alcun impulso alla tanto reclamata produttività. Una redistribuzione dei redditi, superando il tabù “patrimoniale”, è dunque una priorità assoluta per reperire le risorse finanziarie necessarie. Ovvio che stiamo parlando di una scelta che presuppone coraggio e, soprattutto, volontà di smarcamento dai cosiddetti poteri forti: le lobby industriali, bancarie, affaristiche, i migliori sponsor del Premier. Un uso finalmente appropriato della leva fiscale, restituita al suo ruolo solidaristico, foriero di una maggiore equità sociale, dovrebbe essere il primo atto concreto per una radicale inversione di rotta. Le risorse reperite, (e ne avremmo ad abbundatiam), andrebbero reimpiegate in un piano di investimenti pubblici, diluito nel tempo, per il rilancio infrastrutturale e la messa in sicurezza del Paese. Così come non andrebbe più tralasciata l’urgenza di chiudere la stagione contrattuale riportando i salari a livelli appena dignitosi. Di qui la necessità che il presidente del consiglio ed i suoi sodali smettano di accanirsi contro le rappresentanze sociali, a partire dal sindacato, continuando a portare avanti in maniera unilaterale (se non eterodiretta) percorsi controriformatori, vedi quello della P.A., che stanno registrando situazioni di caos organizzativo e gestionale senza minimamente intaccare le sacche di privilegio e di sperpero tuttora persistenti. Sarebbe questo un modo per recuperare anche la fiducia dei cittadini nelle istituzioni, ricostruendo con essi quel “patto sociale” laceratosi da tempo. Sappiamo bene che saranno in molti, anche tra i nostri lettori, a parlare di “libro dei sogni”. Tuttavia altre strade da percorrere non ne vediamo. Salvo che si voglia pensare di riproporre sine die uno schema dimostratosi fallimentare e che prima o poi rischierà di approdare a scenari conflittuali dagli esiti nefasti per la stessa tenuta democratica.