IL PUNTO - “Sacro” e “Profano” nel mito di Fidel (Pubbl. 02/12/2016)

La caratteristica del sacro è quella di rappresentare una unità indifferenziata, Il contrario della razionalità, ossia del principio di non contraddizione.  Il sacro ha in sé, la saggezza e la follia, è al di là del bene e del male; sfugge alla logica ed alla ragione. Sacri sono i poeti, gli artisti, i visionari.   Il mito contiene il sacro, e la figura, per tutti mitica, di Fidel Castro è, ormai, una figura sacra ma senza alcun riferimento alle religioni. Il mito di Fidel Alejandro Castro Ruz nasce prima con la rivolta contro il dittatore cubano Batista, si rafforza nel maggio del 1959 con la conquista del potere e si consolida nel 1961, quando Cuba è dichiarato Stato socialista. Accanto a lui un altro mito: il medico argentino Ernesto Guevara, ricordato come un rivoluzionario “senza tempo”. Questo attributo, anche di Castro, oltre al lascito politico-ideologico, rimarrà impresso nella memoria di diverse generazioni e, forse, anche in quelle a venire, nel bene e nel male. Perché? Fu, tra gli altri, l’antropologo Lévi Strauss ad analizzare le caratteristiche del mito, ed una delle più pregnanti che individuò fu quella della contrapposizione, che il mito genera: il positivo ed il negativo. Tutto questo perché l’esigenza primaria del genere umano è quella di ragionare per contrasti. E chi meglio dei grandi rivoluzionari della Storia, in questo caso Fidel Castro, ha suscitato, in contemporanea, sentimenti di identificazione e di ostilità?  La dialettica della Storia non potrà dirci se quel modello di società, voluto da Castro ed entrato nel nostro immaginario e nella concretezza del nostro impegno politico, sopravviverà. E’ certo, però, che il mito della rivoluzione cubana e quello del suo artefice: saranno a lungo presenti. Chi ha condiviso la sua visione del mondo lo richiamerà alla memoria tutte le volte che vorrà valorizzare la sua figura storica. Farà la stessa cosa, ma per ragioni opposte, chi lo ha considerato soltanto un temibile dittatore. Tutti però, dovranno chiedersi se per il popolo cubano (e non solo), è valsa, e vale di più la possibilità o la libertà. In sostanza, la possibilità realizzata di una vita degna di essere vissuta che ha fatto salvi i diritti essenziali, altrove negati, all’assistenza, alle cure mediche, alla casa, all’istruzione, sbilanciati, però, dalla negazione del dissenso..