Nuovo Governo: che Dio ce la mandi buona! di Gaetano Placido  (Pubbl. 02/06/2018)

Habemus il Governo! Il Paese sembra tirare finalmente un sospiro di sollievo. Nell’immaginario del popolo sovrano, i media insinuano l’idea che si sia finalmente fuori dal tunnel. Alle convulse giornate per la formazione dell’Esecutivo (crollo borsistico, salita vertiginosa dello spread, ecc.), si sostituisce una sorta di catarsi collettiva. Eppure, se la logica ha ancora un qualche diritto di cittadinanza, nessuno può veramente pensare che si stia aprendo una nuova era per la nostra martoriata Italia. Alcuni fatti accaduti non possono essere cancellati con un colpo di spugna dalla nostra memoria collettiva. Per questo riteniamo importante tornare sullo sconcertante attacco alla massima carica dello Stato, inducendoci a far sentire alta la nostra voce a difesa della legalità democratica e della nostra Costituzione. Noi temiamo che in un prossimo futuro si possa nuovamente tentare di mettere a repentaglio i delicati equilibri sui quali si fonda la nostra fragile democrazia. E’ bene dunque ribadire a chiare lettere che ciò a cui abbiamo assistito non ha nulla a che vedere con alcune pur censurabili scelte di politica economica dell’UE. Quel che è successo, con la richiesta, prima avanzata poi rientrata, di messa in stato d’accusa della prima carica dello Stato è cosa ben diversa, ha motivazioni molto meno nobili e per tanti versi preoccupanti per la tenuta dell’Europa, del tessuto unitario del nostro stesso Paese. Va riconosciuto a Sergio Mattarella, in uno scenario che stava prefigurando esiti nefasti, di aver mantenuto la barra diritta, con dignità e spirito di servizio alla nazione. Il contrario di quanto hanno mostrato di voler fare i due ineffabili leader “giallo-verdi”, giocando una partita pericolosa ed incline a salvaguardare unicamente il proprio tornaconto elettorale. Altro che tutela del “popolo sovrano”! Nessuno dei due si è posto minimamente il problema che la Presidenza della Repubblica impersona l’unità e la continuità nazionale, la forza dello Stato al di sopra di mutevoli maggioranze politiche, in quanto tutore degli equilibri fondamentali per la libera e civile convivenza. Per questo, fin da subito, ci siamo schierati senza alcun indugio a difesa delle prerogative costituzionali del Capo dello Stato, contro chi per anni ha lavorato per minare nel profondo principi di civile convivenza, seminando odio, divisione, superamento di ogni valore solidaristico. Di qui la sequela di slogan martellanti, vaffa tutti, via gli stranieri, via l’euro, fuori dall’Europa, cavalcando strumentalmente la legittima protesta di ampi strati di popolazione, sfinita dagli effetti di una crisi economica devastante. Un espediente politico antico quanto il mondo (divide et impera), che abbiamo già drammaticamente sperimentato nel ventennio nero del nostro Paese.

Ci appelliamo pertanto a quanti hanno a cuore il nostro futuro democratico, sperando che si possa ricostruire un’opposizione degna di questo nome. Apriamo gli occhi, non abbassiamo la guardia, vigiliamo per essere pronti a contrastare nuove possibili incursioni autoritarie, che danneggerebbero irrimediabilmente le lotte a difesa dei diritti inalienabili dei cittadini, dei pensionati, dei giovani e dei disoccupati.

Per il resto, che Dio ce la mandi buona!