Fare luce sulla morte di Ibrahim di Gaetano Placido (Pubbl. 13/07/2017)

Ibrahim Manneh, giovane ventiquattrenne del Gambia, è morto la notte del 9 luglio all’ospedale Loreto Mare di Napoli. Un decesso ritenuto assurdo e che, a detta dei suoi compagni, sarebbe sopraggiunto per mancanza di cure adeguate e immediato soccorso. In sostanza, come denunciano all’ex OPG di Materdei, dove il ragazzo riceveva assistenza legale e dove, forte della conoscenza di ben 5 lingue, dava una mano a tradurre le informazioni ad altri rifugiati e ai ragazzi appena arrivati nei Cas, sarebbe morto per “razzismo e malasanità”. Ibrahim già dalla mattina di domenica avrebbe accusato forti dolori al torace e, condotto in Ospedale, dimesso di lì a poco dopo una sola iniezione. Rientrato a casa, le sue condizioni sono notevolmente peggiorate. Comincia così una vera e propria odissea alla vana ricerca di un’ambulanza o di un taxi disponibile ad accompagnarlo al pronto soccorso. Quando finalmente l’ambulanza arriva è già troppo tardi. Ibrahim muore alle 2.30 di domenica ed il fratello avvisato solo alle 11 del mattino. Durissime le reazioni di varie Associazioni impegnate a difesa e tutela dei tanti immigrati che vivono in città. Dichiarano all’ex OPG: “Quella di Ibrahim è una morte che non deve essere coperta dal silenzio, ci uniamo al grido di dolore della famiglia e degli amici e pretendiamo verità e giustizia”. Fanno eco dalla “Scuola di Pace” di Napoli, Associazione onlus, da anni presidio socio culturale per centinaia di profughi extracomunitari.  Corrado Maffia presidente della OnLus, ha espresso il suo profondo dolore unito ad un senso di frustrazione a nome di quanti operano “per ridare speranza e dignità a persone, come Ibrahim, fragili ma ricchissime di umanità”. Ha commentato la notizia anche il Sindaco De magistris, per il quale. “E’ un dovere, in un paese civile e in uno stato di diritto, appurare fin da subito se ci siano delle responsabilità penali nella vicenda che ha portato alla tragica morte di Ibrahim. È dovere prestare le cure necessarie, l’assistenza e la collaborazione a chiunque e non invece negarle ad una persona solo perché migrante e con la pelle nera”.

Il nostro giornale, nel richiedere che si faccia piena luce sulla tragica fine del ragazzo, manifesta tutta la propria solidarietà ai familiari, agli amici di Ibrahim ed a tutta la comunità  gambiana.