L'imbroglio razzista di Achille Aveta (Pubbl. 12/07/2018)

Il nostro Belpaese sta vivendo un grave momento di regressione civile. Lo slogan elettorale leghista “prima gli italiani” sta facendo guadagnare crescenti consensi a chi ne ha fatto uso: Matteo Salvini. Dal 4 marzo stiamo assistendo al tentativo di affermazione di una nuova egemonia culturale, che consiste non in una nuova cultura, ma nell’emarginazione di quella precedente, in cui l’unico valore decisivo sembra essere quello dell’audience pubblicitaria. Propaganda che induce il “popolo” a pensare che sia in atto un’invasione di migranti da respingere con ogni mezzo, facendo così leva sulle paure di questo “popolo”, indotto a credere che i “diversi” (migranti, rom, …) rappresentino una minaccia concreta e reale ai propri beni e alla propria sicurezza. Distinguere gli esseri umani in buoni o cattivi in base a ciò che sono per nascita o a quello che credono (religiosamente, politicamente e così via) è quanto di più primitivo l’uomo possa fare. Dividere il mondo tra “noi” e “gli altri” è facile, viene naturale, è tecnica antica e, purtroppo, longeva, che ha come obiettivo tranquillizzare “noi”. Ma non bisogna essere degli storici per accorgersi quali risultati, ciclicamente, hanno portato questi meccanismi. Pensiamo al tema delle migrazioni: gli Stati Uniti d’America sono una Nazione che non esisterebbe, se non ci fossero state continue, massicce ondate di migranti; tuttavia, parlando “alla pancia” della gente, Trump è riuscito a vincere le elezioni presidenziali in quel grande Paese.

Questa becera propaganda, se acquisita come dato di fatto dal “popolo”, potrebbe causare la cancellazione di secoli di civiltà, potrebbe scuotere dalle fondamenta costituzionali il vivere civile; si ricordi che la Carta fondamentale della nostra società “garantisce i diritti inviolabili dell’uomo” e impone “l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale” (articolo 2 della Costituzione della Repubblica Italiana). A ben vedere, dalla “Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino” del 1789 alla “Dichiarazione universale dei diritti umani” del 1945, i pilastri della convivenza civile riconoscono piena uguaglianza non ai cittadini, ma agli uomini, e sanciscono obblighi di fratellanza e solidarietà tra loro!

Salvini e i suoi alleati governano grazie a una maggioranza elettorale che non è la maggioranza del Paese. Orbene il delitto più grave che la maggioranza dei cittadini di questo Paese possa commettere è voltare lo sguardo altrove, mentre sotto i suoi occhi vengono violati i principi di umanità e di giustizia in nome di un volgare fraintendimento dei diritti di “cittadinanza”.

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