Parigi: piccole cronache di grandi eventi 

di Giuseppe Capuano (Pubbl. il 11/06/2016)

DAL NOSTRO INVIATO

Parigi, 9 giugno 2016. All’aeroporto si percepisce una tensione composta. Ci attende una lunga, lenta fila, più che giustificata,  per entrare nel Paese, con un attento controllo delle persone, della loro identità. Ad accoglierci un nostro amico. Scambiamo subito qualche  battuta su quanto sta avvenendo in Francia. Andando verso casa mi mostra i cassonetti dell’immondizia pieni a causa dello sciopero in corso. Non abbiamo neanche osato provare a fotografarli, memori di quanto accadeva a Napoli nei difficili giorni della crisi dei rifiuti. La giornata seguente, giovedì 9, la passiamo in giro per la città. Metrò, autobus, lunghi percorsi a piedi. Ci manca qualcosa. La città non la riconosciamo, ci appare lontana dai nostri ricordi  di qualche decennio fa. Ci sembra stanca, forse depressa. I controlli ci sono, soldati presidiano con discrezione le strade e immaginiamo che rappresentino solo la parte “visibile” del sistema di sicurezza in atto. Andiamo a Place de la République,  dove è iniziata l’esperienza de la Nuitdebout.  Quando arriviamo è tardi, sono le 23 passate. Poca gente. C’è ancora la postazione mobile di Radio NuitBebout, e della TV autogestita. Chi interviene all’assemblea permanente dice di tutto. Un uomo prende la parola e espone il suo pensiero: “Il problema è che la lotta non potrà avere successo perché i giovani fumano,……….”. Ci chiediamo se siamo a Parigi o ad Hyde Park davanti ad uno dei  tanti palchi per comizi improvvisati. Cerchiamo qualche riferimento. Sentiamo una signora che dice qualcosa in italiano. Ci avviciniamo. Le chiediamo se parla italiano e lei, quasi risentita, puntualizza: “sono italiana, siciliana, e vivo a Parigi da venti anni”. È in piazza con il marito. Mi sento libero di esprimere il mio disagio con una connazionale e subito sparo le mie impressioni su Parigi, città stanca, depressa. Mi fissa intensamente, poi mi ricorda la tragedia degli attentati. Lei che abita a pochi passi dalla Piazza mi racconta l’incubo di quella notte, con il marito “prigioniero” in un albergo vicino,  impossibilitato a tornare a casa e a comunicare con la famiglia. Lui è argentino, arrivato con la madre diciotto anni prima, a vent’anni. Lei lo definisce “un pezzo della storia dell’Argentina”, ma non vuol dire altro. Intuiamo che  è stato vittima della dittatura di Videla.  Chiediamo alla signora cosa fa a Parigi. Ci risponde rapida e precisa: “Sono arrivata come tanti dall’Italia alla ricerca di non so cosa. Ho lavorato come quelli che arrivano da soli, nei ristoranti, nei bar, a fare i mille lavoretti. Poi, come sappiamo fare noi italiani, mi sono intrufolata nel sistema, e ora ho una piccola azienda di catering”. Ribatto incuriosito: “Sei una imprenditrice, dunque!  E come mai sei in piazza contro la legge sul lavoro che dovrebbe piacere agli imprenditori?” . Mi risponde laconica: “A questi ragazzi, a queste persone che lottano voglio bene. Hanno fantasia, mostrano vitalità, almeno tentano di dimostrare che forse vale la pena di fare qualcosa di utile alla società. E poi mi stanno restituendo la voglia ed il coraggio di tornare per strada. E dopo quello che è successo a Parigi, in questa piazza, coraggio ce ne vuole”.  Raggiungiamo il marito, che appare invece critico verso i giovani in lotta, liquidando la cosa come una scusa per fare festa.  Costanza, la moglie,  lo rimprovera risentita. “E ti sembra poco, di questi tempi e in questa piazza?”. “Il fatto è”, ci confida Louis, “che  vengo da un paese, l’Argentina, dove morire per strada per anni è stata quasi la normalità. Una condizione che i Francesi, al pari degli europei, non avevano mai vissuto”. Sì, è proprio la voglia di normalità che si respira nell’aria. Un desiderio espresso in una situazione che normale non è.

LA SCHEDA

Cosa prevede la loi travail, la contestata legge (denominata il Job Act  francese) che il governo di Parigi  intende promulgare?

  • Diminuzione degli stipendi e aumento delle ore di lavoro

Mediante accordi aziendali, indipendentemente da ragioni di crisi economica, il datore di lavoro potrà, per  cinque anni, imporre una riduzione del salario o un aumento delle ore di lavoro. I lavoratori  saranno obbligati ad accettare, pena il licenziamento.

  • Tempo di lavoro e straordinari

Attualmente l’orario di lavoro settimanale è fissato in 35 ore. le ore aggiuntive sono retribuite con una maggiorazione almeno del  10%.  In più, con la nuova legge, anche qualora un accordo di settore preveda un tasso più vantaggioso, prevarrà l’accordo aziendale. Inoltre la durata massima di ore settimanali è fissata a 44 ore e quella giornaliera a 10 ore. Con un semplice accordo aziendale, prevaricando il contratto nazionale,  si potrà passare a 46 ore settimanali e a 11 giornaliere.

  • Licenziamento per ragioni economiche

Oggi un datore di lavoro può licenziare solo qualora l’impresa si trovi in difficoltà finanziarie e dunque rischi la chiusura. La nuova legge prevede il licenziamento anche qualora l’azienda lo consideri, unilateralmente, necessario  al mantenimento della competitività sul mercato. Infine, se licenziato per ingiusta causa, l’indennizzo che il salariato potrà reclamare avrà un tetto massimo che andrà dai 3 mesi, per chi ha meno di due anni di anzianità, ai 15 mesi, per chi ne ha più di venti.

  • Congedo per il decesso di un familiare

Attualmente fissata dalla legge ad almeno due giorni, la durata del congedo sarà decisa da un accordo decentrato.

  • La reperibilità

Le ore di reperibilità saranno valutate alla stregua delle ore di riposo settimanale e di conseguenza non retribuite.