Siamo vicini alla resa dei conti? di Achille Aveta (Pubbl. 29/04/2019) 

Più ci avviciniamo alla tornata elettorale del 26 maggio, più diventa cogente che il Parlamento europeo, che uscirà da quelle urne, sia veramente nuovo, come auspica Sergio Pollina nel suo articolo “Europa: chi era costei?”

Guardando la situazione politica nazionale, diventa quotidianamente più evidente il deterioramento delle relazioni tra le due componenti del Governo: l’insofferenza reciproca è preludio di rottura degli equilibri, foriera di ritorno alle urne per elezioni nazionali dopo quelle europee? Vedremo.

Anche gli osservatori meno attenti riconoscono quale forma abbia preso l’idea di democrazia che connota questo governo giallo-verde: l’investitura popolare consente “deroghe” a vincoli normativi consolidati nel nostro ordinamento; una legge di bilancio dello Stato può tranquillamente bypassare la discussione parlamentare; è un optional il rispetto del diritto internazionale in tema di migranti; un ministro della Repubblica può inventarsi poteri che la legge non gli attribuisce …

Una classe politica seria e responsabile dovrebbe, inoltre, preoccuparsi di contenere i conflitti inter ed intra generazionali della comunità nazionale che è chiamata a guidare, come argomenta Concetta Russo nel suo “Il perenne anacronismo delle generazioni”.

L’aumento dell’IVA per il 2020 è materia di dichiarazioni solenni, ma quali iniziative concrete si assumeranno per evitare questa funesta evenienza non è dato di sapere. Il Paese è sostanzialmente fermo e l’economia ne risente; la vita quotidiana dei consumatori è assediata da messaggi pubblicitari talvolta discordanti, come evidenzia Elio Mottola nel suo “C’è spot e spot”.

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