Crisi della pubblica amministrazione di Gaetano Placido (Pubbl. 26/05/2016)

In queste settimane, in tutta Italia, Cgil, Cisl e Uil di categoria hanno in corso una tornata di scioperi per riportare al centro dell’agenda politica nazionale la situazione drammatica nella quale versa la nostra pubblica amministrazione: mancanza di personale, invecchiamento della sua popolazione attiva, carenze strutturali divenute croniche, deterioramento della qualità dei servizi, assenza dei rinnovi contrattuali.  Ma cosa accadrebbe se finalmente il governo invertisse la rotta e programmasse un piano straordinario di assunzioni? Accadrebbe che si darebbe un forte impulso al Paese per uscire dalla crisi. E’ quanto emerge dallo studio di un’equipe di autorevoli studiosi ed economisti dell’Università Orientale di Torino che hanno lavorato ad un progetto di sviluppo di stampo neokejnesiano.  Il piano parte dall’assunto che l’economia gira solo se supportata da uno Stato che funziona. Il malfunzionamento delle pubbliche amministrazioni, infatti, è ritenuto il freno maggiore alla crescita del “sistema Paese”. E considerato che i servizi pubblici, complessivamente intesi, hanno una popolazione attiva che si aggira sui 56/57 anni non resta che avviare in tempi rapidi un percorso di ricambio generazionale che preveda l’assunzione di almeno 800 mila giovani con elevato tasso di scolarizzazione. Un congruo reclutamento che dovrebbe riguardare settori strategici e particolarmente adeguati allo sviluppo, quali: la giustizia civile, l’istruzione, la sanità, l’ordine pubblico, nonché, naturalmente, la tutela e la valorizzazione del nostro patrimonio artistico e culturale. “A fronte di questa inderogabile necessità”, denunciano gli studiosi, “si continua a sostenere che i dipendenti pubblici in Italia siano ancora troppo numerosi”. L’analisi dei ricercatori svela l’esatto contrario. Qualche dato. Negli ultimi anni i lavoratori pubblici in Italia assommano a circa 3.200.000 contro gli oltre 6.200.000 della Francia, i 5.800.000 della Gran Bretagna. Un gap che riguarda anche la Spagna, e persino gli Stati Uniti che hanno un rapporto popolazione/numero di addetti rispettivamente del 65,6 e 71,1 per mille abitanti contro il 56,9 dell’Italia. Per non parlare della Germania rispetto alla quale la differenza segna un -31%. A questo forte divario va associato, secondo lo studio, il basso livello di scolarizzazione dei nostri dipendenti pubblici. Solo il 30% è in possesso di laurea, contro il 54% della media europea, in testa gli inglesi con oltre 3 milioni di laureati. Di qui la proposta dell’avvio di una politica capace di innescare un ciclo virtuoso attraverso la creazione di un’occupazione giovanile qualificata e adeguatamente retribuita. Il contrario di quanto avviene oggi con provvedimenti che puntano alla destrutturazione delle nostre pubbliche amministrazioni, non rinnovando dal 2009 i contratti di lavoro, sopperendo alle croniche carenze di personale mediante forme selvagge di esternalizzazioni, operando tagli alle risorse strumentali ed economiche. Scelte rivelatesi fallimentari che, oltre ad aver determinato un pesante peggioramento della qualità dei servizi resi ai cittadini, stanno sempre più pregiudicando l’uscita dal tunnel della crisi economica. Ma quali i costi di questo progetto? Il costo stimato è di circa 18/20 MLD l’anno, da reperire mediante una “patrimoniale”, peraltro neppure eccessivamente invasiva e da applicare su di una ricchezza finanziaria superiore a 130.000 euro con un aumento progressivo di imposta dal 2 al 6 per mille. Il piano di assunzioni, per i benefici futuri garantiti alla nostra economia, porterebbe nel giro di alcuni anni ad un aumento del PIL tale da non dover più fare ricorso a questa imposizione fiscale straordinaria. C’è da aggiungere che un sondaggio effettuato tra la popolazione, a partire da quella interessata alla “patrimoniale”, farebbe emergere una buona disponibilità, considerando che una fascia molto ampia (oltre il 50%) dei cittadini “a rischio imposizione fiscale” ha giovani disoccupati in casa che non studiano né hanno trovato lavoro..