Tempo di bilanci di Achille Aveta (Pubbl. 24/12/2018) 

Siamo nel periodo dell’anno in cui si fanno bilanci, quindi, è il momento adatto per ripensare alle tante forme di ipocrisia che caratterizzano la società contemporanea. Un campo in cui si consuma un’ipocrita mistificazione della realtà è quello della lotta alla fame nel mondo. Dal corposo libro di Martìn Caparròs, La fame (Einaudi, pp. 722, € 26), apprendiamo che «oggi viviamo nel paradosso che produciamo cibo per 12 miliardi di persone eppure quasi un miliardo è ancora denutrito. Dove vanno a finire i sei miliardi mancanti? Nei paesi ricchi il 30-40 per cento lo buttiamo. … Quindi il cibo c’è, ma è distribuito molto iniquamente».

Come ha osservato l’ex presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, in un’intervista a “La Repubblica”: «L’idea europea si compone di tre pilastri: solidarietà, rispetto e dignità. Da anni assistiamo ad una de-solidarizzazione, non solo nella società, ma anche da parte di politici che arrivano al governo. Il rispetto dell’individuo garantisce una democrazia realizzata. Il rispetto tra le nazioni garantisce la pace. … Viviamo in tempi di cambiamenti multipolari: il mondo è meno trasparente, più pericoloso. Colossi del web hanno quasi più poteri di singole nazioni. È normale che i cittadini bramino più sicurezza e semplicità. E Trump, Salvini e gli altri populisti dipingono il mondo in bianco e nero e trovano sempre un capro espiatorio per ogni problema. Bisogna opporre a questi semplificatori l’idea che il mondo è complesso e ha bisogno di risposte che ne tengano conto».

Venendo ai fatti di casa nostra, stiamo vivendo una stagione politica caratterizzata da un clima di propaganda continua. Ma quando si tocca l’equilibrio istituzionale, anche l’effetto “annuncio” di iniziative che, all’evidenza, non possono avere alcuno sbocco, produce un danno perché alimenta sfiducia nelle istituzioni. Prendiamo il caso delle modifiche proposte per l’istituto del congedo per le neomamme lavoratrici: quello che si spaccia per provvedimento illuminato, a ben vedere, non è altro che un ulteriore colpo ai diritti delle donne, alle loro tutele. Come sintetizza Loredana Taddei, responsabile Politiche di genere della Cgil nazionale, «La maternità non si sostiene facendo scomparire l’obbligo di astensione dal lavoro prima della nascita, così non si garantisce la libertà alle lavoratrici, né tantomeno si tutela la salute della gestante e quella del nascituro. Per queste ragioni l'emendamento alla manovra della Lega dedicato alle politiche della famiglia, approvato dalla commissione Bilancio della Camera, va immediatamente modificato. … Quanto proposto mina la libertà delle donne, soprattutto di quelle più precarie e meno tutelate, che in Italia, purtroppo, sono sempre più numerose e rischierebbero così di trovarsi di fronte a veri e propri ricatti del datore di lavoro».

E allora? Non possiamo attendere passivamente che le situazioni cambino quasi per magia: occorre un impegno civile a tutto campo. Parafrasando Leo Buscaglia (1924-1998), autore di Vivere, amare, capirsi, bisogna correre dei rischi, perché il rischio più grande nella vita è non rischiare nulla. La persona che non rischia nulla, non fa nulla, non ha nulla, non è nulla e non diviene nulla. Può evitare la sofferenza e l'angoscia, ma non può imparare e sentire e cambiare e progredire e amare e vivere. Incatenata dalle sue certezze è schiava. Ha rinunciato alla libertà. Solo la persona che rischia è veramente libera.

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