Il nostro 25 aprile di Gaetano Placido (pubb. 24/04/2016)

C’è sempre qualcosa di retorico nelle celebrazioni. Quasi a trasfigurare un grande evento della storia per ridurlo ad icona di un passato ormai sepolto. E’ quanto negli anni è accaduto anche al 25 aprile, data di nascita della nuova Italia uscita dalla guerra di resistenza. Dopo i primi decenni legati ad una memoria collettiva ancora lucida, innervata dai ricordi di un popolo, prima martoriato poi redento da una sanguinosa lotta di liberazione, il “pathos” legato ad un crogiolo di speranze, aspettative, attese, sogni di affrancamento, man mano ha lasciato il posto alla disillusione. L’Italia che si voleva riedificare è apparsa sempre più come un miraggio lontano, deturpato da un Paese sfigurato da corruzione, mafia, stragi di stato, misteri irrisolti. Un’Italia che lacerava coscienze, avvelenava menti, inquinava la trasmissione alle nuove generazioni di quei valori fondanti della nostra rinata legalità repubblicana e democratica. Non è certo nostra intenzione buttare via “il bambino con l’acqua sporca”. S. Anna di Strazzema, le Fosse Ardeatine, Civitella val di Chiana , la Certosa di Farneta, la miniera di Niccioleta, oppure Marzabotto, sono località dove, con il martirio, persone inermi hanno pagato con la vita la crudeltà della guerra e le rappresaglie nazifasciste. E questo non vogliamo certo dimenticarlo. Vogliamo solo dire che fino a quando non saremo capaci di fare fino in fondo i conti con la nostra storia, il dolore di quei morti non lo avremo onorato. Il nostro 25 aprile avrà senso solo se saremo capaci di opporci con forza ad un fascismo strisciante che ritorna sotto altre sembianze, assumendo i connotati del razzismo e della xenofobia verso popoli inermi che cercano scampo dalle guerre e dalla miseria; se sapremo contrastare lo sfruttamento del lavoro che inchioda milioni di giovani ad una condizione di precarietà permanente; se ci svincoleremo da un potere economico senza limiti che guarda solo al profitto calpestando diritti e tutele; se  sconfiggeremo la barbarie delle mafie che insanguinano le nostre strade, complice una politica autoreferenziale e spesso connivente, intenta alla salvaguardia di prebende e privilegi. Questa è la nuova frontiera, le sfide che abbiamo davanti. Questo il nostro 25 aprile. Il resto è insopportabile retorica.