Vittime, anzi carnefici di Giuseppe Capuano (Pubbl. 23/07/2018)

Matteo dà uno spintone a Maurizio, suo compagno del banco davanti, Maurizio gli tira una pallina di carta e Matteo si lamenta con la maestra. Chi di noi non ha assistito o non è stato protagonista di una scena del genere? È la tecnica della prevaricazione, che si apprende fin dall’infanzia. Guardando al mondo degli adulti, come scriveva Umberto Eco, «ogni prevaricazione deve essere giustificata dalla denuncia di una ingiustizia nei tuoi confronti. In definitiva il vittimismo è una delle tante forme con cui un regime sostiene la coesione del proprio fronte interno sullo sciovinismo: per esaltarci occorre mostrare che ci sono altri che ci odiano e vogliono tarparci le ali».

Applicata alla politica, la tecnica consiste nel lanciare una provocazione, smentirla il giorno dopo e lanciarne subito un’altra possibilmente inaccettabile, inconcepibile; in questo modo le opposizioni politiche non possono non raccoglierla e replicare, rivestendo così – nella narrativa dei provocatori - il ruolo di “persecutori”. In questo modo il “provocatore” può lamentare quotidianamente un “complotto” altrui, ottenendo il duplice risultato di apparire sui media ogni giorno e di denunciare gli avversari.

In politica la forza degli imbonitori non risiede negli argomenti adoperati, ma nell’usarne molti a ripetizione, senza curarsi delle contraddizioni in cui si può incorrere. Perciò un’opposizione accorta dovrebbe far partire le proprie provocazioni; per usare le parole di Eco, «si tratterebbe di lanciare di continuo, e in positivo, proposte che lascino intravedere all’opinione pubblica un altro modo di governare, e che mettessero la maggioranza alle corde, nel senso che sia obbligata a dire se ci sta o non ci sta – e in tal senso essa sarebbe costretta a discutere e difendere i propri progetti e a giustificare le proprie inadempienze – non potendo arroccarsi sull’accusa generica a una opposizione rissosa. Se tu dici alla gente che il governo ha sbagliato a fare questo o quello, la gente potrebbe non sapere se hai ragione o torto. Se invece dici alla gente che tu vorresti fare questo o quello, l’idea potrebbe colpire l’immaginazione e gli interessi di molti, suscitando la domanda sul perché la maggioranza non lo fa». Presupposto per l’efficacia di tale strategia è l’unità delle opposizioni e la messa al bando di logoranti lotte intestine. Altrimenti? Il rischio è quello della diserzione, dell’abbandono del campo politico da parte di cittadini delusi e amareggiati. D’altra parte, per dirla con Michele Serra, «se il sogno è quello di vedere un giorno una politica nuova, futura e differente, sorprendente a partire dalle parole che saprà usare, allora bisogna tornare a vivere, a imparare, ad accumulare esperienze, a fare società, ognuno nel suo piccolo».

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