Un Governo sordo agli appelli di Achille Aveta (Pubbl. 19/04/2019) 

L’estrema polarizzazione politica, con la scomparsa di un centro inteso come terreno di valori comuni, di interessi condivisi, ha dato spazio al populismo, che cavalca il disagio di fronte ai cambiamenti. Perciò battere il populismo, ridurre le disuguaglianze e salvare la democrazia dovrebbero essere gli obiettivi dell’Europa che uscirà dalle urne del prossimo maggio. Al riguardo CGIL CISL UIL e Confindustria hanno recentemente firmato un appello alla politica in vista delle prossime elezioni europee per chiedere un’Europa nuova, forte e solidale, fondata sul lavoro, attenta alle tematiche sociali, capace di combattere le diseguaglianze e il dumping sociale, innovativa, in grado di sostenere investimenti e innovazione. Come ha spiegato Maurizio Landini, «È un richiamo che, alla vigilia delle elezioni del Parlamento europeo, il mondo del lavoro e le imprese rivolgono ai cittadini italiani, alle forze politiche, alle istituzioni per cambiare, rafforzandola, l’Europa». L’ “Appello per l’Europa” si fonda sulla convinzione che ci sia bisogno di più Europa, però di un’Europa diversa da quella dell’austerità, lontana dai cittadini e dai lavoratori; si invoca un’Europa capace di dare prospettive di lavoro ai giovani, aperta al mondo, fattore di stabilità e pace, che sappia accogliere. Un’Europa capace di compensare e ridurre le diversità economiche e sociali che albergano al suo interno. Al riguardo l’importanza della critica esplicita all’operato del Governo giallo-verde anche da parte delle istituzioni comunitarie è messa in evidenza nell’articolo “La voce del silenzio” di Elio Mottola.

Sul fronte della politica interna, il Governo ha vissuto momenti di tensione sul tema della  flat tax. In tempi non sospetti abbiamo espresso un’argomentata critica alla misura che sta tanto a cuore all’Esecutivo; quindi, è condivisibile la valutazione espressa dalla CGIL sul tema: «Troviamo un po’ stucchevole il dibattito pre-elettorale interno alle forze di maggioranza sulla flat tax, e siamo contrari a qualsiasi tassazione piatta, tanto più sui redditi familiari, ovunque venga inserita nel bilancio o nel Def. Da tempo insistiamo sull'urgenza di una vera riforma fiscale all'insegna della progressività per alleggerire il carico su lavoratori e pensionati». Nel merito, la nota della Confederazione rileva: «I calcoli sono semplici: un’aliquota del 15% uguale per tutti, basata sui redditi dei nuclei familiari e non più personali, da zero a 50mila euro, comporterebbe effetti irrazionalmente distribuiti e benefici concentrati soprattutto sui redditi più alti della fascia e non su quelli medio-bassi».

Mentre dal Fondo Monetario Internazionale è giunto il suggerimento di introdurre nuove tasse sulle abitazioni, CGIL CISL e UIL sostengono l’indispensabilità di una diversa politica economica, che preveda il rilancio degli investimenti pubblici e privati, soprattutto nelle infrastrutture materiali, sociali e della conoscenza, capaci di far ripartire il Paese unitamente a un grande piano di manutenzione e riassetto del territorio. Per giunta, è necessaria una vera riforma fiscale che, aumentando le detrazioni, dia respiro ai redditi di lavoratori e pensionati e nel contempo realizzi un’efficace lotta alle diseguaglianze nel rispetto della Costituzione, che parla di equa contribuzione in base alla possibilità economica dei cittadini.

In un contesto di diffusa diffidenza nelle istituzione, uno spiraglio di fiducia lo offre l’esito della vicenda Cucchi, di cui scrive Lorenzo Paolo Di Chiara in “La cioccolata calda di Stefano”.

Ci consola, infine, il fatto che in campo scientifico i progressi siano segnati da un impegno transnazionale che ha portato a “fotografare” il buco nero, di cui ci parla Alfonso Coppola in “Facciamo Spazio”.

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