Fascismo e cattivi maestri  di Gaetano Placido (Pubbl. 10/12/2017)

L'irruzione degli skinhead nella sala di un'associazione pro-migranti a Como e il Blitz di  Forza Nuova davanti alla redazione romana di “Repubblica”, sono solo gli ultimi episodi di rigurgito neofascista. Fatti che smentiscono clamorosamente coloro che, in buona o cattiva fede, ritengono seppellito negli archivi del ‘900 un fenomeno tragico che ha segnato un’intera generazione. Alla luce di queste allarmanti notizie di cronaca, nessuno può più illudersi che la storia, mutatis mutandis, non possa più ripetersi, rigenerando il  mostro della tirannia.  Negli ultimi due decenni, un possente vento revisionista ha insinuato nella mente acerba di troppi giovani, l’idea che sarebbe fuori moda parlare di emergenza antifascista, estinguendo così il ricordo di un Paese che il fascismo ha incubato, ha partorito, ha esportato. Questo spiega il perché una parte consistente della nostra Politica si consenta l’arroganza di respingere proposte di ulteriori e più incisive norrme che contrastino la propaganda fascista. Pensiamo solo all’ostruzionismo di Forza Italia, di Fdi, della  Lega Nord, del  Movimento 5 Stelle all’approvazione in Senato della Legge Fiano. Una norma che estende la legge Scelba del 1952 e poi la Mancino del '93, portando la legislazione a contemplare anche gesti individuali da punire, come il saluto romano e la diffusione di gadget. Sconcertanti  le dichiarazioni dei Grillini che hanno motivato il loro NO parlando di "legge inutile e sbagliata. Tempo perso che poteva essere dedicato alle vere priorità del Paese". Come se la difesa dello Stato democratico e dei nostri valori Costituzionali fossero un lusso del quale poter fare a meno.

Ma a cosa attribuire la sottovalutazione delle recenti aggressioni a sedi ed istituzioni democratiche che hanno come protagonisti  dei ragazzi? Sulla questione pesa non poco il fatto che l’Italia non ha  mai fatto davvero i conti con il proprio passato. A cominciare dall’amnistia per i reati fascisti del 1946. Da allora in poi è calato un muro di silenzio, complice la guerra fredda.  Quanti episodi di violenza, che avrebbero dovuto, nell'immediato dopoguerra, essere indagati dall'autorità giudiziaria al fine di giungere all'individuazione di presunti responsabili da sottoporre a processo, sono stati illecitamente tenuti nascosti, con fascicoli d'indagine occultati nei locali della procura generale militare a Roma? Fascicoli rinvenuti solo nel 1994 e che rappresentano uno dei più vergognosi occultamenti avvenuti nella storia dell'Italia repubblicana. In questo percorso di amnesia collettiva ha giocato, e gioca tuttora, un ruolo determinante la nostra Scuola, abituata ad insegnare  la storia del fascismo alla stregua di quella della schiavitù nei secoli passati. Un modo errato di formare le coscienze, perché ha contribuito a diffondere l’idea che quanto accaduto appartiene ad un’epoca oramai tramontata. Qualcosa di sepolto, di irripetibile, di incomprensibile per  ragazzi abituati (dando tutto per scontato) a muoversi, ad agire, a parlare ed a comunicare in assoluta libertà. Mi confidava qualche tempo fa un’insegnante delle superiori: “Per anni ho trovato raccapricciante constatare l’incapacità dei miei alunni di percepire le grida di dolore provenienti dai racconti della nostra resistenza, dalla lettura delle lettere dei partigiani torturati o condannati a morte, dalla narrazione dell’olocausto nazista. Solo quando, insieme ad altri colleghi, abbiamo  deciso di portare le ultime classi in visita ai luoghi della memoria (Fosse Ardeatine, Sant'Anna di Stazzema, Marzabotto-Monte Sole etc.), leggendo le ultime  parole di una staffetta partigiana pronunciate poco prima della sua fucilazione, (…muoio sicura di aver fatto quanto mi era possibile affinché la libertà trionfasse), ho  visto  nei loro occhi un sussulto di commozione e di consapevolezza”.

Quella consapevolezza che i cattivi maestri vorrebbero continuare a soffocare!

Commento di Saverio Castellone

Sono d'accordo con l'autore dell'articolo che l'antifascismo è anacronistico per i giovani d'oggi. Sono d'accordo che questo è un pericolo per la democrazia. Tuttavia, mi chiedo: "E' possibile con una Legge arginare questo schifo?" Io sono convinto che il proibizionismo stimola la trasgressione! Mi ricordo gli anni '70 ovvero gli anni della mia gioventù: più gli "adulti" ci raccomandavano di "non farci gli spinelli" e più eravamo pieni di "fumo". Più ci dicevano di non ribellarci a scuola e più era eccitante contestare le autorità, compreso prof e preside. A mio avviso, bisogna creare luoghi di incontro (che non siano i social perché in questo campo la destra ci batte). In questi luoghi bisogna discutere senza esitazione degli errori commessi anche dai Partigiani di alcuni orientamenti politici, altrimenti diamo, tacitamente, ragione a Gianpaolo Pansa con i suoi saggi "revisionisti"......