Fatti e misfatti di Gaetano Placido (Pubbl. 08/06/2017)

Riforma elettorale. In Italia il dibattito è tutto concentrato sulla riforma elettorale, determinando una situazione “surreale” nella quale si profila l’accordo tra “nemici” storici, tutti concordi nel varare una legge rispondente a reciproci interessi di bottega. Il tutto in vista di una anticipazione del voto al prossimo autunno. A nulla sono valsi gli appelli provenienti da autorevoli settori politici ed istituzionali per ricordare ai principali contraenti (PD, Forza Italia, Movimento 5 Stelle) che questa riforma (proporzionale alla tedesca) e la conseguente rapida chiamata alle urne, rischiano solo di aggravare i mali del Paese. Intanto perché ancora una volta si escludono le “preferenze”, aumentando il già drammatico divario tra i cittadini e la politica, in secondo luogo perché si rischia di rinviare sine die alcuni importanti appuntamenti legislativi: la legge di stabilità con i correttivi imposti dall’UE, il disegno di Legge Lorenzin sul riordino degli Ordini Professionali e le sperimentazioni cliniche, il testamento biologico, la legalizzazione della cannabis, i decreti attuativi sulla sicurezza delle cure mediche, il reato di tortura, ecc.

Lotta al terrorismo. Sul fronte estero registriamo l’ennesima “giravolta” del Presidente Trump con la decisione di imporre ai Paesi del Golfo, Arabia Saudita in primis, una sorta di “ostracismo” nei confronti del Qatar, marchiato come finanziatore del terrorismo islamista ed amico dell’Iran sciita. Il fronte mediorientale tende così ulteriormente a surriscaldarsi. Non sono chiari i motivi di questa inversione di rotta negli assetti geopolitici dell’area mediorientale. Tuttavia appare evidente che la guerra all’Isis disvela anche altri scenari, come interessi petroliferi e finanziari, compresi quelli dell’industria bellica, di portata immane. Trump si sta affermando come l’alfiere di una guerra tutta interna ad un “capitale” dal volto sanguinario, foriero di profonde ingiustizie sociali e lesivo dei più elementari diritti umani.

Caso Riina. Dopo la presa di posizione della Cassazione sull’ipotesi di scarcerazione del boss mafioso Totò Riina si è scatenato nel paese, sui giornali e sui social un ampio dibattito. Da un lato i “garantisti” che reclamano l’applicazione dei dettami costituzionali in materia di giustizia, dall’altra coloro che chiedono che il capo di “cosa nostra” espii fino all’ultimo giorno la pena per gli efferati crimini commessi. Noi pensiamo che la contrapposizione tra VENDETTA e GIUSTIZIA sia profondamente sbagliata e fuorviante. Comprendiamo l’ira delle famiglie delle vittime e il dolore che una “scarcerazione” di Riina rinnoverebbe, tuttavia condividiamo, tra i tanti, i netti dinieghi espressi dal procuratore nazionale antimafia Franco Roberti e dalla presidente della commissione antimafia Rosy Bindi per i quali il Boss corleonese sarebbe tuttora estremamente pericoloso. “Una sua domiciliazione della pena lancerebbe un segnale di forte arretramento dello Stato nella lotta alla mafia”. Da questo punto di vista un atto di “umanità”, potrebbe avere risvolti devastanti.

Commento di Tina Russo

I fatti presentati da Gaetano alla nostra attenzione, quello sulla lotta al terrorismo è senz’altro un misfatto che per essere riparato esige una forza politica internazionale in grado di contrastare il “ capitale dal volto sanguinario”, al momento tale forza è carente se non inesistente. La riforma elettorale e il caso Riina sono fatti di casa nostra che possono ancora essere impediti. Ma mi chiedo chi sono al momento i referenti politici in grado di dare un corso diverso agli eventi funesti che si stanno annunciando? Non penso che siano poche le persone che agiscono avendo cura anche degli interessi generali, né penso che manchino idee alternative al liberismo selvaggio e alla sottomissione della funzione politica a interessi di parte, ma la capacità di incidere su processi e meccanismi di sistema richiede strutture che veicolino tali istanze di giustizia sociale. La Storia dell’Italia è piena di misfatti e più si restringono gli spazi di una sostanziale democrazia partecipativa più è urgente reclamarli. La lotta al terrorismo ha una dimensione internazionale, e al momento non appare alla nostra portata incidere sul destino di altri popoli, ma se applicassimo una sorta di principio di sussidiarietà rovesciato, se riuscissimo a sbrogliare le nostre matasse rilanciando una Politica che bandisce dal suo orizzonte gretti interessi privati, daremmo slancio e forza a battaglie di più ampio respiro.

Commento di Saverio Castellone

A me non interessa nulla della legge elettorale. Sono tornato indietro nel tempo. Mi ricordano gli anni '70, quando militavo in gruppi extraparlamentari. Ora più che allora, specialmente nella nostra "italietta" squallida, non credo più alla "democrazia rappresentativa", quella che una volta la definivamo "democrazia borghese". Si illude chi pensa che i parlamentari ed i governi possano interessarsi veramente di giustizia sociale. Nelle istituzioni essi rappresentano solo se stessi ed i loro interessi familistici. Del resto, ci governa la finanza mondiale ed anche se ci sono (e di questo non ho dubbi!) politici che si impegnano affinché la forbice tra ricchi e poveri non si allarghi ulteriormente, essi "non contano". Persino i governi sono sottoposti quando devono approvare leggi di bilancio a fare i conti con la finanza, condizionando le politiche sociali di Nazioni intere. Trump è condizionato dalla finanza: gli accordi con un Paese sanguinario, l'Arabia Saudita, e finanziatore del terrorismo islamista ne è la prova. Trump sa bene che il suo protezionismo è solo di facciata: non rispettare il trattato di Parigi è solo una mossa a favore del sistema finanziario internazionale. Anche per la Cina e l'India, che sembra abbiano accettato gli accordi sulla riduzione di CO2 ed in genere sul clima, è solo una posizione di facciata. Queste potenze mondiali devono presentarsi in un certo modo verso la loro opinione pubblica, ma, di fatto, favoriscono le grosse multinazionali. Le loro multinazionali stanno distruggendo l'Africa con le monoculture intensive a base di OGM. Come potrebbero andare contro questi interessi, visto che il Continente nero è diventato il loro granaio ed il centro dei loro affari. Per concludere, penso che debba "scoppiare" un nuovo '68. Tale movimento, che dovrà avere un respiro internazionale, deve avere un'organizzazione diversa rispetto a quella degli anni 60 e 70, non più basata sullo spontaneismo ma partire con esperti in vari settori per contrapporsi alle politiche finanziarie liberiste ed ai governi che che le appoggiano. Ma il dibattito è lungo e sarei felice se qualcuno vorrà intraprendere questo discorso ovvero organizzare un movimento internazionale di studio e di lotta che non sia solo protesta fine a se stessa ma finalizzata a cambiare la mentalità delle future classi dirigenti del futuro.