Una “maestra” inascoltata di Achille Aveta (Pubbl. 08/05/2019) 

C’è un fil rouge che lega le celebrazioni del 25 aprile e del 1° maggio: quando il fascismo andò al potere, la festa dei lavoratori fu abolita; per ripristinarla si è dovuto attendere il crollo del Regime, c'è voluta la Resistenza con il suo 25 aprile. Quindi, definire la festa della Liberazione come “un derby tra fascisti e comunisti” non è solo una battuta di pessimo gusto, ma denota una scarsa propensione all’approfondimento delle vicende storiche del nostro Paese, conoscenza indispensabile per chiunque si proponga come nocchiero di un veliero seppur sgangherato, immagine che ben rende lo stato attuale dell’Italia. A fronte di questa caduta di stile si ergono, granitiche, le parole del Presidente della Repubblica, pronunciate in occasione della festa della Liberazione: «La storia insegna che quando i popoli barattano la propria libertà in cambio di promesse di ordine e di tutela, gli avvenimenti prendono sempre una piega tragica e distruttiva». Il discorso del Garante dell’unità nazionale è stato un duro atto d’accusa contro il fascismo. L’apologia del fascismo è un crimine; ciò che caratterizza il fascismo non è necessariamente la forma, ma la sostanza, l’animo, l’ideologia; ed è di questo che parla Sergio Pollina nell’articolo “L’eterno ritorno”.

La locuzione ciceroniana, historia magistra vitae, richiama la fondamentale funzione ammaestratrice svolta dalla conoscenza della Storia. Quindi, il nostro giornale non può che condividere l’appello "La Storia è un bene comune", lanciato da Andrea Camilleri, Andrea Giardina e Liliana Segre, in cui si chiede di ripristinare la traccia di Storia all'esame di maturità, di non diminuire le ore di insegnamento nelle scuole e di non trascurare l'insegnamento universitario della disciplina.

A ridosso delle celebrazioni del 1° maggio Giuseppe Capuano ha proposto la prima parte delle “Laiche riflessioni sul lavoro”, in questa sede continua l’analisi di com’è cambiato il concetto di lavoro, recepito oggi non tanto come fatica fisica e alienazione ma come produzione di valore.

Riguardo alle imminenti elezioni europee, interessante è la preoccupata analisi di Elio Mottola “Divisi si potrà mai vincere?” a proposito dei rischi derivanti da un fronte di partiti antifascisti che si presenta disgregato alle urne.

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