Over 55, un ostacolo oppure un'opportunità per le imprese? di Carlo Des Dorides (Pubbl. 04/07/2016)

(Consulente esperto in Risorse Umane)                                                   

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Il cambiamento delle regole pensionistiche, l’impossibilità di ricorrere ad onerose politiche di esodo e di realizzare interventi di agevolazione alle uscite, hanno generato un aumento, rispetto agli anni passati, della consistenza degli over 55 anni nell’organico delle aziende pubbliche e private. Non sembra, infatti, che nel complesso queste ultime abbiano reagito velocemente a questo cambiamento di contesto, impostando  politiche del personale e trovando soluzioni appropriate per affrontare le problematiche relative a questo segmento di forza lavoro ed al suo impatto sulla crescita delle aziende. Sono stati fatti solo interventi parziali e limitati, senza una più articolata “politica attiva” nei confronti dell’ageing  che, in parte, deve svolgersi e realizzarsi in azienda, ed in parte deve svilupparsi al di fuori del perimetro delle imprese, trovando sinergie con l’azione pubblica. E’ evidente che spesso gli over 55 hanno maturato un’esperienza professionale di almeno trenta anni. Probabilmente non hanno gli stessi ritmi lavorativi di quando erano giovani, ma desiderano lavorare attivamente, sono competenti ed hanno buone prestazioni. Non tener conto in maniera complessiva ed integrata delle specificità  di questo segmento di lavoratori, equivale a distruggere “valore aziendale”, oltre che sociale. I senior possono essere un punto fondamentale di snodo nel trasferimento di competenze, di esperienze e di professionalità alle risorse più giovani. Peraltro, mantenere una loro adeguata motivazione può sicuramente generare effetti positivi sui risultati aziendali, perché si tratta di risorse professionalmente mature, in grado di apportare significativi contributi, in termini di conoscenze dei prodotti, ai processi ed al  mercato. Per quanto riguarda il valore sociale, è presumibile che una soddisfazione delle persone di questa fascia di età sul lavoro abbia effetti su un invecchiamento meno veloce e traumatico, e quindi su un maggior benessere generale, sia per loro stesse che per l’ambiente di riferimento. Quindi, come scrive Enrico Oggioni in Osservatorio Senior ”…E’ arrivato il momento di fare delle scelte, di decidere se si vuole proseguire come si è fatto sino ad oggi, sostanzialmente non scegliendo,  o se finalmente si intende battere strade diverse”. Una cosa è certa: non possiamo più permetterci di aspettare. Si deve aprire un dibattito su questo punto e domandarci se politiche e atteggiamenti culturali tradizionali verso l’invecchiamento non abbiano necessità di una svolta. Cosa ci impedisce di plasmare un futuro in cui venga incentivata un’ “economia della longevità”, per contribuire ad aggiungere risorse per la crescita? Proviamo ad immaginarci uno scenario in cui l’invecchiamento sia apprezzato e diventi foriero di apprendimento sia sul lavoro che nel fare impresa. In cui la “scienza” sia  impegnata nella ricerca di ciò che può favorire una buona longevità in salute. In cui architetti, urbanisti e investitori immobiliari creino soluzioni abitative e di mobilità funzionali all’età avanzata. In cui i senior possano mettere a disposizione, nelle imprese e nel sociale, le loro esperienze a vantaggio delle nuove generazioni. In cui gli investimenti tecnologici siano indirizzati a soddisfare le esigenze dei senior di oggi e di domani. In cui vengano promossi e favoriti l’impegno nel sociale e nel volontariato. E’ folle immaginarci uno scenario di questo tipo? Sicuramente no! La scelta peggiore sarebbe quella di continuare a fingere che l’invecchiamento della popolazione non sia né un problema, né un’opportunità.