IL PUNTOLa canzone dei dodici mesi di Giuseppe Capuano (Pubbl. 02/09/2016)

In queste giornate angoscianti, mentre si traccia un bilancio dei danni provocati dal terremoto del 24 agosto, ci torna alla mente il ritornello della “Canzone dei dodici mesi” di Francesco Guccini: “diverso tutti gli anni, ma tutti gli anni uguale”. Non siamo certo né i primi né gli unici a ripetere che la sapienza della memoria avrebbe potuto salvare delle vite e che occorrerà vigilare perché non si ripeta lo scempio morale, economico e paesaggistico che ha caratterizzato tutte le ricostruzioni italiane. Noi di zonagrigia.it non abbiamo pretese di emanare encicliche, ma riteniamo che la forza della ragione risieda nel dubbio. Fedeli al nostro indirizzo culturale e politico, siamo alla ricerca di ciò che nell’informazione di massa compare e scompare con la velocità di un impulso nei circuiti elettronici, provando ad effettuare un fermo immagine. Ogni evento drammatico nel nostro Paese porta chiaramente i segni del proprio tempo. L’alluvione di Firenze del 1966 mostrò una generazione di giovani pronti a diventare protagonisti della propria vita. Il terremoto del 1980 in Irpinia, che coinvolse anche le grandi città capoluogo, portava il segno della sconfitta del movimento operaio italiano, con centinaia di lavoratori in cassa integrazione presenti nelle zone disastrate per portare il proprio contributo volontario, sopraffatti dall’affermarsi di un nuovo connubio tra “camorra” e taluni apparati politici e amministrativi che continua a tenere prigionieri vasti territori della Campania. Il terremoto dell’Aquila, di pochi anni fa, con le scandalose risate degli affaristi pronti a piombare come sciacalli sulle macerie di case e vite distrutte, segnò l’inizio dell’epilogo dell’era berlusconiana. Da questo terremoto il segnale dei nostri tempi è chiaro e univoco: la presenza tra i soccorritori di immigrati giunti in Italia per chiedere aiuto e asilo. Inutile nascondere che non sono mancati i soliti “imbecilli” che hanno chiesto di tagliare i fondi ai profughi per assegnarli alle zone terremotate. Il segnale è per noi di altra natura. E’ forse giunto il tempo di prendere coscienza che se speranza può esserci, in questo mondo truce e cruento, dove le miserie della crisi economica si accavallano ai disastri delle guerre, questa risiede nella capacità di prendersi cura delle cose e delle persone. Stavolta ci sembra che si stia dando voce a persone sensate, (forse perché i “parolai” ed i “pennivendoli” della grande stampa sono ancora in ferie), che stanno evidenziando come i nostri piccoli centri rurali sono sempre più spopolati e che non è pensabile ricostruire nuove cattedrali nel deserto senza un vero progetto che ridia a questi straordinari borghi colpiti dal sisma vita e presenza umana. Per questo vogliamo rilanciare un’idea che serpeggia da tempo tra i più attenti osservatori della nostre realtà. Perché non pensare a un ripopolamento delle zone rurali coinvolgendo anche nuovi e vecchi disoccupati e i nuovi cittadini-profughi? Il patrimonio edilizio e abitativo non si salva grazie ad interventi straordinari ma con la manutenzione ordinaria che può essere garantita solo se queste realtà vengono abitate e vissute. Nel bilancio del nostro Stato sono iscritte numerose voci di spesa per assistenza a disoccupati e a profughi. Il tasso di disoccupazione ha ormai raggiunto livelli altissimi e i giovani, qualificati e non, senza speranza di lavoro sono troppi. Per quanto riguarda poi le migliaia di persone giunte nel nostro paese in fuga da miseria e da guerre, continuiamo a pensare che tra di loro siano in tanti a possedere conoscenze, capacità professionali, culturali, tecniche e scientifiche, utili alla manutenzione del territorio.  Un vero piano per il lavoro per il ripopolamento dei centri rurali potrebbe svuotare le nostre periferie e i centri di accoglienza che sono fonte di spreco di pubblico denaro e luoghi dove serpeggia il germe della violenza e della delinquenza. Potrebbe essere questa l’occasione anche per dar lavoro ai nostri tecnici e professionisti che stentano a trovare una giusta dimensione professionale ed economica nel nostro Paese. Insomma una straordinaria occasione per rimescolare le carte in un’Italia stanca, depressa e senza prospettive. Su questa idea lanciamo una sfida a tutti i nostri lettori e chiediamo a tutti un impegno a produrre contributi. 

Commento di De Simone

Caro Peppe e' tutto giustissimo ciò che hai scritto, solo che la vera coscienza politica è stata dimenticata da una settantina di anni ed ecco ora ciò che ci ritroviamo......... e finchè le persone si recano alle urne elettorali solo per clientelismo la soluzione è lunghissima da venire.

Commento di Ulderico Pomarici

Caro Peppe, l'idea di ripopolare i piccoli centri con i nuovi extracomunitari che continuano e continueranno a giungere in Italia è non solo ottima ma è già iniziata a divenire realtà. Naturalmente perchè si dia vita a quello che tu chiami un nuovo piano del lavoro per far rivivere questi centri occorre una politica di investimenti perchè senza infrastrutture le attività commerciali che nascono in queste zone devono poter essere incentivate e rese profittevoli. Infrastrutture e servizi che sono il vero grande problema del Mezzogiorno e la causa della difficoltà di investire. Un piano del lavoro per la messa in sicurezza del territorio e dei centri abitati, quest'opera keynesiana richiede un'altra Europa. Ma credo che il Governo stia muovendosi in modo diverso stavolta.

Commento di Patty Di Maggio

E come non essere d'accordo! Il terremoto dell'Irpinia, nel 1980 mi coinvolse, giovane funzionaria del MIBACT, in prima fila nelle zone terremotate, per inventariare ciò che rimaneva di quel disastro e progettare gli interventi necessari alla messa in sicurezza di luoghi e cose. Ricordi che non dimenticherò, e che mi insegnarono a valutare il problema da tanti punti di vista, oltre quello della salvaguardia del patrimonio monumentale. Oggi, a tanti anni di distanza, e dopo tanta acqua passata sotto i ponti, mi viene da fare un augurio ai più giovani: lavorate con impegno per uscire dalla "straordinarietà", aprite gli occhi sulla realtà, progettate un domani più "sicuro" per le persone e per le cose, mettete da parte giochi e giochetti per acquisire visibilità, poiché la visibilità è oggi solo e unicamente collegata alla "vivibilità". Auguri a tutti di un futuro migliore!!!

Commento di Vito Ferro

Vi è un problema di fondo: cacciare Renzi il mercato il capitalismo d'assalto di un burattino immondo che sta calpestando diritto e lavoro di noi tutti. Con questi non è possibile alcunché. La battaglia politica è sul referendum: votare e far votare no. Senza se e senza ma.

Commento di Meloni

Bell'articolo. Noi possiamo dare un contributo alla ricostruzione della memoria culturale dei luoghi devastati dal terremoto. Lo faremo valutando inziative straordinarie nel patrimonio culturale e lo faremo tramite la competenza dei nostri lavoratori che saranno impegnati nella difficile opera di ricostruzione.

Commento di Italo Stellon

Considerazioni che presuppongono di cambiare i riferimenti di valore che ognuno, nel suo grande o nel suo piccolo, ha e fatica a mettere in discussione. Mi viene in mente un libro di Mauro Corona nato e vissuto in quella terra che fu antesignano nella drammatica sequenza dei disastri voluti in terra d'Italia che si chiama Vajont. Mauro racconta che un giorno il mondo si sveglia e scopre che sono finiti il petrolio, il carbone e l'energia elettrica. È pieno inverno, soffia un vento ghiacciato e i denti aguzzi del freddo mordono alle caviglie. Gli uomini si guardano l'un l'altro. E ora come faranno? La stagione gelida avanza e non ci sono termosifoni a scaldare, il cibo scarseggia, non c'è nemmeno più luce a illuminare le notti. Le città sono diventate un deserto silenzioso, senza traffico e senza gli schiamazzi e la musica dei locali. Rapidamente gli uomini capiscono che se vogliono arrivare alla fine di quell'inverno di fame e paura, devono guardare indietro, tornare alla sapienza dei nonni che ancora erano in grado di fare le cose con le mani e ascoltavano la natura per cogliere i suoi insegnamenti. Così, mentre un tempo duro e infame si abbatte sul mondo intero e i più deboli iniziano a cadere, quelli che resistono imparano ad accendere fuochi, cacciare gli animali, riconoscere le erbe che nutrono e quelle che guariscono. Resi uguali dalla difficoltà estrema, gli uomini si incammineranno verso la possibilità di un futuro più giusto e pacifico, che arriverà insieme alla tanto attesa primavera. Ma il destino del mondo è incerto, consegnato nelle mani incaute dell'uomo... e il finale dà veramente adito a poche speranze. Un racconto che spaventa, insegna ed emoziona, ma soprattutto lascia senza fiato per la sua implacabile e accorata denuncia di un futuro che ci aspetta. Ma è solo un libro, come è solo un Vajont, un Friuli, un Belice, un'Irpinia, un San Giovanni di Puglia, un' Aquila, una Genova, una Amatrice: il libro si legge e si depone, le tragedie vengono e passano nell'oblio buono dei comizi. Italo Stellon

Commento di Florinda Cardola

Apprezzabile e condivisibile l'articolo come le argomentazioni di tutto il movimento sindacale confederale, ma .............io, tu ed un pugno di irriducibili aderenti e presenzialisti, pensionati compresi, e gli altri? Rassegnati? Demotivati? Scoglionati? Purtroppo di governo in governo al peggio non vi è limite! Cari saluti Florinda (io non mollo)

Commento di Rosino Bellini

Caro Peppe l'articolo l'ho letto appena me lo hai inviato e naturalmente lo condivido. Ho anche apprezzato l'exursus storico che ha riguardato gli ultimi 50 anni, ahimè, anche della mia vita. Vorrei, comunque, saltare a pie' pari tutte le caratterizzazioni che hanno riguardato e che riguardano il nostro tempo perché rifacendomi al Manzoni vorrei cominciare a vivere una storia semplice determinata da persone oneste e civili che non speculano sulle altrui disgrazie e che esprimano gestori della "res publica" a loro volta onesti e capaci. È un'utopia: sì, ma si vive anche di utopia con la speranza che nel tempo si riesca a formare una società più giusta dove venga rispettata la libertà di tutti. I destinatari di questi semplici concetti devono essere soprattutto giovani perché solo loro possono tendere, con il loro impegno, ad una società costruita a misura d'uomo.

Commento di Giancarlo Marra

Giuseppe, le proposte che fai sono in principio condivisibili, e in linea con iniziative intraprese da tempo da diverse amministrazioni locali. Cercando con google "contributi giovani coppie ripopolamento" se ne trova una casistica, sicuramente non sufficientemente ampia. Andrei piano però con qualcosa che assomigliasse a "deportazioni" in blocco di immigrati nei borghi spopolati: non abbiamo certo bisogno di enclave/ghetti, ma -eventualmente - di integrazione in un tessuto rivivificato. Preferirei che "un piano per il lavoro" si limitasse a fornire incentivi di tipo fiscale (p.e. detrazione del 75% delle spese sostenute per adeguamento sismico) e/o finanziario (p.e. prestiti agevolati per l'anticipazione del capitale), lasciando che fossero i singoli a gestire le (p.e. per l'adeguamento sismico) assegnazioni di incarichi professionali e i lavori, e l'intrapresa di nuove attività. La diffusione sul territorio dell'impegno, e la numerosità dei soggetti coinvolti (principalmente i diretti interessati: privati cittadini, imprese, amministrazioni locali), antitesi delle "grandi opere", dovrebbe dare maggiori garanzie sulla correttezza dell'impiego delle risorse. Sempre che il quadro normativo e procedurale fosse chiaro e snello. Credo che questo valga per qualsiasi intervento: dalla gestione dell'assetto idrogeologico alla rete dei trasporti, alla pianificazione e gestione del patrimonio abitativo e infrastrutturale in generale. PS L'adeguamento sismico non è esattamente "manutenzione ordinaria" ma immagino intendessi riferirti ad una azione svolta nel continuo come attività "normale" e non intrapresa nell'emergenza del cataclisma.

Commento di Massimo Anselmo

Analisi condivisibile in linea storica, alcuni approfondimento sui processi sociali messi in moto dalle catastrofi per esempio Friuli e Campania andrebbero analizzati per capirne le soggettività politiche come si sono mosse. I volontari: è da rilevare che per la prima volta lo Stato è stato tempestivo oggi e i volontari sono stati soggetto utile e complementare proprio perchè è stato presente un iniziativa statuale. un analisi delle sconfitte che si sono susseguite nella cronologia che hai sviluppato manca ed è li che bisogna scavare. La progettualità sugli interventi economici di sviluppo "moderno" sono realistiche, da approfondire il ruolo dei settori (agricoltura servizi) nello sviluppo "condizionato" attuale. Ritengo che oggi bisogna valutare la soggettività politica in rapporto all'attuale stato delle forze per esempio rispetto ai migranti mi sento di sostenere il modello Merkel e spingere in Italia perchè si adotti quello, inoltre un idea di ruralizzare il paese non mi convince meglio lavorare per lo sviluppo coeso dei settori e del Paese in cui la ridistribuzione della popolazione sia frutto di processi che non possono prescindere dalla urbanizzazione diffusa e squilibrata di oggi, Insomma si tratta di sviluppare un piano di governo in rapporto alle condizioni di forza attuali.