LETTERA AL DIRETTORE

Il “Giardino dei cinque continenti e della nonviolenza” (Pubbl. 12/06/2019)  

La Rete Pangea, costituita da numerose Associazioni e Scuole di Scampia, sabato 11 maggio “ha fatto dono alle Istituzioni e alla cittadinanza” di un’area recuperata, bonificata e trasformata in Largo Battaglia. Sei autentiche discariche dopo quattro anni di intenso lavoro, gratuito e volontario, fatto con passione, malgrado le difficoltà, sono state trasformate in un bel “Giardino dei cinque continenti e della nonviolenza” offerto alla cittadinanza. L’area si è arricchita di un magnifico murale di 130 m. che riporta sul muro di cinta dello stadio “A. Landieri” i volti dei personaggi della nonviolenza proposti dagli studenti che sono stati impegnati in un percorso di formazione, fatto di studio e di lavoro concreto. Il murale è stato realizzato da due artisti, Gianluca Raro e Fabio della Ratta, con la collaborazione di tre giovani del Gambia.

Il termine Pangea è per noi altamente simbolico per sottolineare la necessità di fare rete, di creare connessioni e collegamenti se vogliamo incidere sulla realtà sociale e determinare cambiamenti a livello locale e globale. I continenti che oggi vediamo sono frammenti alla deriva, prodotti milioni di anni fa dalla frattura di un supercontinente chiamato Pangea. Questa “origine comune”, nel nostro immaginario, ci consente di prefigurare, mantenendo la biodiversità e la diversità culturale, “l’uomo planetario” così come lo definiva Ernesto Balducci. E cominciare a ragionare secondo il principio della “fratellanza universale”, rilanciato recentemente dall’enciclica “Laudato si’”. Una fraternità che comprenda tutta la Terra, con piante e animali e, perché no, le costruzioni dell’uomo. Paradossalmente si procede velocemente alla globalizzazione dell’economia e della finanza, consentendo al denaro e alle merci di viaggiare in piena libertà, mentre si alzano muri e si chiudono gli uomini in recinti. Si tratta di abbandonare il metodo riduzionista che separa e divide, e preferire l’approccio olistico che cerca le connessioni, le relazioni, malgrado la complessità: il nuovo imperativo è di unire il più possibile. Se vogliamo riscoprire questa fraternità universale, dobbiamo concentrarci su alcuni principi fondanti e unitari e tra questi non possiamo dimenticare la nonviolenza.

Far nascere un percorso di formazione alla nonviolenza a Scampia, quartiere che nell’immaginario popolare, a livello internazionale, è considerato attraversato da una violenza quotidiana, che rende impossibile una vita sostenibile e delle relazioni normali e pacifiche, ci sembra molto significativo. Ancor più se questo impegno trovi uno sbocco operativo nel recupero, nella bonifica e riqualificazione a tema di un ampio squarcio del territorio. Si scopre così che è possibile creare lembi di bellezza in uno scenario che è sempre apparso degradato e, comunque, privo di quelle suggestioni naturalistiche che caratterizzano altre zone della nostra città.

Mentre noi, nel nostro piccolo, ci impegniamo a recuperare spazi pubblici e a piantare centinaia di piccoli alberi ed arbusti, mentre si leva forte il grido del neo nascente “movimento giovanile” che pretende una maggiore attenzione all’ambiente e a considerare seriamente i pericoli dovuti “al cambiamento climatico”, abbiamo dovuto assistere in questo periodo al taglio sconsiderato di tantissimi alberi di alto fusto, sulla spinta di un eccessivo senso della “sicurezza”. Siamo consapevoli che se un albero è malato o instabile sia necessario tagliarlo e immediatamente sostituirlo. Ma non siamo convinti che tutti gli alberi tagliati fossero in queste condizioni. Quando ci si arma di qualche arnese infernale (vedi motosega) si è invasi da una sorta di eccitazione, e non ci si fermerebbe mai! Lo conferma il fatto che quando la situazione si fa più complessa e veramente faticosa, come l’estirpazione delle ceppaie con tutte le radici, si passa oltre…con un enorme danno estetico e di pericolo per chi è abituato a calcare i prati.

Gli alberi ci sembrano gli unici “esseri viventi” che non hanno diritti e non meritano “compassione”! Immaginate se trattassimo gli altri esseri viventi o le cose con la stessa superficialità e la stessa ferma decisione con la quale ci approcciamo al mondo delle piante!

Il “verde”, nella sua complessità e articolazione, rappresenta la componente fondamentale di ogni ecosistema. Genera la vita con “grande generosità” ma nessuno se ne accorge.

Il “verde” è un’arma, sicuramente la più efficace, contro il cambiamento climatico.

È come “il serpente che si morde la coda”. Il cambiamento climatico genera devastazioni e noi invece di contrastarlo “piantando alberi”, ne accentuiamo la penuria.

Leggiamo da una rivista che “lo scorso dicembre a Mantova si è tenuto il primo Forum mondiale sulla riforestazione urbana promosso dalla FAO e curato da un comitato scientifico diretto dall’architetto e urbanista Stefano Boeri … si afferma che aumentare le superfici verdi nelle città è un modo per affrontare i problemi sempre più urgenti connessi al cambiamento climatico”.

Qualche metropoli si sta attrezzando. Abbiamo seri dubbi, però, che le Amministrazioni della maggior parte delle città vogliano orientarsi in tal modo, anche perché la legge che imponeva di piantare un albero per ogni nascita è stata completamente disattesa. Inoltre dobbiamo considerare che una decina di alberelli non riescono a compensare l’azione benefica di un solo albero di alto fusto e di grandi dimensioni: ecco perché bisogna porre estrema attenzione e valutare bene prima di decidere il taglio di un albero.

Noi del Circolo “la Gru”, un circolo ambientalista di Scampia, capofila della rete Pangea siamo assaliti da un senso di sconforto. Ci sembra di vivere all’interno di un paradosso infernale, con i ruoli invertiti tra volontari e istituzioni.

Fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce”:è proprio così. Tanta riconoscenza per chi taglia…e tanta poca attenzione per chi cura…

Abbiamo partecipato, da adulti confusi tra una moltitudine di giovani, allo sciopero per il clima del 15 marzo scorso e anche a quello del 24 maggio. Questo inaspettato e travolgente risorgere di un movimento politico giovanile dal basso ci riempie di gioia e speranza. Bisogna, però, passare, quanto prima, dall’entusiasmo e il sentimento alla riflessione rigorosa e alle proposte politiche per cui battersi senza tregua. E non sarà facile.

Intanto battiamoci e pretendiamo una riforestazione urbana diffusa, adottiamo aiuole, piantiamo alberi e aiutiamoli a crescere. Ci chiediamo se il tanto strombazzato reddito di cittadinanza non potrebbe servire anche all’uopo … pretendere cioè che al “reddito” possano seguire “azioni di autentica- cittadinanza”!

Aldo Bifulco (Circolo la Gru)

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