Riceviamo e pubblichiamo

Non lasciare solo alla scuola la cultura contro mafia e corruzione di Vittorio V. Alberti [1]  (Pubbl. 27/02/2018)

La campagna elettorale ha profuso miliardarie promesse di spesa e di corrispondente controllo della spesa pubblica senza però offrire alcuna indicazione su programmi credibili riguardo a una questione fondamentale: una “spending review della corruzione”, cioè una verifica sull’enorme cifra che ogni anno si spende (e si perde) proprio a causa della corruzione. In campagna elettorale, inoltre, come ha giustamente affermato don Luigi Ciotti, non si è parlato seriamente di questo fenomeno nel suo pericolosissimo intreccio con il crimine mafioso, se non con vaghi e sporadici proclami moralistici. La politica è centrale per rendere possibile un vasto programma di risanamento anche morale della nazione che sia in grado di mobilitare le energie utili, necessarie ed efficaci per dare credibilità e forza all'azione di rigenerazione culturale. Per operare una progressiva uscita dalla dilagata e dilagante corruzione, propongo una profonda azione di riscatto che veda come strumento e leva di intervento la cultura. Tale intervento non può non essere prioritariamente svolto nelle scuole quali sedi naturali della formazione dei giovani. Ma quali possono essere i soggetti capaci di costituire i credibili mediatori di un messaggio di così fondamentale importanza? É evidente che tale compito, che deve aggiungersi all'attività didattica, non può gravare sui soli insegnanti. Occorre un vero e proprio piano di intervento sistematico, continuo e diffuso sull'intera platea degli studenti che mobiliti in primo luogo i soggetti istituzionali di garanzia della legalità (magistrati di ogni ordine e grado, prefetti, questori, Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia di Stato, Polizia penitenziaria) oltre che e soprattutto, intellettuali (filosofi, storici, scrittori, giuristi, artisti, giornalisti e anche gli editori), imprenditori, sindacalisti, capaci di portare all'attenzione dei giovani esperienza e approfondimenti concreti di pratiche che nessun insegnante, da solo, può rappresentare. Qualcuno disse che con la cultura non si mangia. La politica di migliore qualità degli investimenti in cultura dimostra il contrario. Un serio programma di divulgazione formativa, metodica e continua, alla moralità istituzionale e alla legalità democratica non può non tenere conto dei numeri. Nelle scuole ci sono circa 8.000.000 di studenti e circa 800.000  insegnanti: platea, questa, che rende credibile un serio programma decennale di divulgazione specifica, di istruzione e educazione.

Il libro “Pane sporco”, che presentiamo mercoledì 28 febbraio, alle 17.30, a Roma all’Istituto don Sturzo, anche con il Procuratore Giuseppe Pignatone, si candida a contribuire, nei suoi contenuti che spaziano dalla filosofia, alla storia, alle arti, alla politica, a servire questo progetto collettivo. La questione centrale è la nostra identità. Cosa ha attaccato la mafia quando all'inizio degli anni Novanta ha portato il suo attacco allo Stato? I simboli della cultura, del patrimonio culturale che, così, può rappresentare – con questo progetto - il terreno fondamentale per la ricostruzione. Ecco come riunire il bello al giusto.



[1] filosofo, membro del Comitato scientifico del Cortile dei Gentili. Autore di "Pane sporco. Combattere la corruzione e la mafia con la cultura" (Rizzoli 2018), con la prefazione di Giuseppe Pignatone, e le conclusioni di don Luigi Ciotti. Coautore, con il Cardinale Peter Turkson di "Corrosione. Combattere la corruzione nella chiesa e nella società (Rizzoli 2017), con la prefazione di Papa Francesco.