”Siamo tutti sbirri” di Gaetano Placido (Pubbl. 23/03/2017)

"La mafia si annida nell'indifferenza, nella superficialità, nel quieto vivere, nel puntare il dito senza far nulla. Coraggio e umiltà non richiedono 'eroismi' ma generosità, consapevolezza e responsabilità. Dobbiamo ribellarci tutti all’impotenza”. Queste le parole di don Luigi Ciotti alla eccezionale manifestazione del 21 marzo a Locri in occasione della 23^ giornata della memoria e dell’impegno contro tutte le mafie. Iniziativa in contemporanea anche con altre grandi piazze d’Italia e che ha registrato una inedita partecipazione. In riferimento alle scritte minacciose apparse sui muri della città alla vigilia, ha poi sbottato: “Siamo tutti sbirri!”. Contro ogni più ottimistica previsione, smentendo le voci  che profetizzavano il flop di un appuntamento considerato di mera ritualità, la risposta dei calabresi è stata determinata e massiccia. Oltre  25 mila persone hanno sfilato per ore. Insieme a Ciotti, il presidente del Senato Grasso, il ministro della Giustizia Orlando ed i familiari di tante vittime della mafia. Solo se guardiamo al dato della partecipazione ed alla sua composizione possiamo comprendere la portata dell’evento. Noi di zonagrigia abbiamo incrociato una fiumana di giovani, molti in età scolare,  locresi che hanno accolto, in un anelito di solidarietà, delegazioni di studenti provenienti da tutta Italia, in prima fila  i liceali di Sondrio. Così come i migranti dello Spraar di Gioiosa Jonica,  rappresentanze sindacali, in primis la CGIL, forze di polizia, magistrati, vescovi e preti di strada impegnati  nel contrasto ai diffusi fenomeni di illegalità; ma c’era anche molta gente comune, così come  un foltissimo gruppo di anziani che, per un giorno, hanno ceduto con entusiasmo a figli e nipoti la piazza del loro interminabile tempo libero. Da segnalare in modo emblematico la presenza dietro lo striscione di Libera dei ragazzi e delle ragazze del Tribunale dei Minori di Reggio Calabria sottratti alle famiglie della ‘Ndrangheta. Vite recuperate, spesso in extremis, ad un destino di morte. Luigi Ciotti ha rivolto a tutti parole forti, senza tralasciare alcuno dei mali del nostro paese. A cominciare dal cancro della corruzione e la mancanza di lavoro: “Insieme alle mafie, il male principale del nostro Paese resta la corruzione. E corruzione significa questo: che tra criminalità organizzata, criminalità politica e criminalità economica è sempre più difficile distinguere. Ce lo dicono anche quelle inchieste dove i magistrati faticano a individuare la fattispecie del reato. Hanno in mano strumenti giuridici istituiti prima che quest’intreccio criminale emergesse con forza. Dobbiamo rompere questo intreccio!” Ha ricordato che le mafie non uccidono solo con la violenza: “Vittime sono i morti, ma vittime sono anche i morti vivi, le persone a cui le mafie tolgono la speranza e la dignità. Il lavoro, la scuola, la cultura, i percorsi educativi, i servizi sociali restano il primo antidoto alla peste mafiosa”. Ha richiamato il valore supremo della nostra Carta Costituzionale, il primo antitodo alla mafia. Guardando poi negli occhi lucidi di lacrime (e di rabbia, n.d.r) i familiari delle vittime, ha ribadito con forza come la memoria rinnovata ogni anno non può essere considerato un esercizio retorico: “I vostri cari non devono essere morti invano. Sono morti per la nostra libertà, per un ideale di giustizia e democrazia che abbiamo il compito di realizzare”. Non è mancato un passaggio toccante al dramma degli immigrati,  preda molto spesso degli appetiti criminali: “Un olocausto che si compie ogni giorno sotto i nostri occhi”. Ha raccontato un particolare raccapricciante riferitogli dalla Guardia Costiera: “Quando i sub  hanno tirato su dal mare più di 600 persone annegate la cosa più dolorosa è stata dividere le mamme dai bambini che stringevano ancora al loro petto ormai esanime”. Che dire? Dopo anni di rassegnazione, dalla straordinaria giornata di  Locri sembra sia rinata la volontà di intraprendere un nuovo cammino di speranza. “Un percorso”, come ha concluso il fondatore di Libera,  “di vita e non più di morte”. Tocca a tutti gli uomini di buona volontà sostenerlo.