27 gennaio: “inediti di una persecuzione” di Alfonso Coppola  (Pubbl. 21/01/2019) 

Quando le truppe sovietiche della sessantesima Armata del primo “fronte ucraino”, agli ordini del maresciallo Ivan Konev, giunsero nella città polacca di Oświęcim, in un gelido 27 gennaio del 1945, non immaginavano che da lì a poco avrebbero scoperto un orrore in grado di scuotere le coscienze del mondo intero. Nei pressi della cittadina polacca, situata a circa 60 km da Cracovia, una recinzione custodiva l’ingresso al campo di concentramento di Auschwitz. All’interno, alcune migliaia di prigionieri in condizioni indicibili; i prigionieri “sani” erano stati portati via dieci giorni prima dai nazisti che, ritirandosi precipitosamente, avevano intrapreso con loro quella che sarebbe stata ricordata come la “marcia della morte”, proprio perché molti prigionieri perirono lungo il viaggio. L’apertura di quei cancelli mostrò al mondo intero gli strumenti di tortura, i mezzi di sterminio, i terribili luoghi di morte utilizzati in quel lager nazista. I pochi superstiti divennero testimoni di quella immane tragedia.

La data del 27 gennaio è divenuta, anche in Italia, la giornata commemorativa della Shoah. In concomitanza con questa ricorrenza, come ogni anno, da nord a sud, in tutt’Italia si assiste a numerose iniziative in ricordo dell'Olocausto; incontri, dibattiti, mostre e proiezioni si susseguono in luoghi pubblici, strutture scolastiche, teatri, centri culturali. Spesso, nel corso di queste manifestazioni, vengono mostrati i famosi triangoli colorati: ogni detenuto nei campi di concentramento, infatti, portava sulla propria uniforme questo simbolo, generalmente con la punta verso il basso; a seconda del colore, si distinguevano diverse categorie di internati: i politici avevano un triangolo rosso, gli ebrei due triangoli gialli a forma di stella, i contaminatori della razza portavano un triangolo nero sovrapposto a un triangolo giallo, gli omosessuali un triangolo rosa, gli zingari un triangolo bruno, gli emigrati un triangolo azzurro.

Promotori di molte iniziative, in questo periodo, sono anche coloro che a quel tempo erano identificati da un triangolo malva/viola; erano quelli che i nazisti chiamavano Bibelforscher, e che oggi conosciamo con il nome di Testimoni di Geova. Nel corso di questi incontri, promossi in diverse città italiane, gli appartenenti a tale gruppo religioso propagandano la loro neutralità politica nel periodo in cui Hitler fu al potere; durante questi eventi si evidenzia che i nazisti cominciarono a perseguitarli già nella primavera del 1933 anche a causa dell’alleanza tra il Führer tedesco e la Chiesa Cattolica; le iniziative commemorative hanno come leitmotiv il fatto che, nonostante gli innumerevoli tentativi di sopprimerli da parte delle autorità naziste, i Bibelforscher continuarono a tenere un’incrollabile posizione di distacco dal regime nazista. Leggendo la letteratura geovista sull’argomento, si trovano affermazioni che esaltano il coraggio mostrato dai Bibelforscher in quel periodo, coraggio espresso con il rifiuto di compiere il saluto nazista (Heil Hitler), di votare in occasione delle elezioni controllate dai nazisti, di prestare servizio nelle forze armate tedesche. Per i Testimoni di Geova il “Giorno della memoria” è l’occasione adatta a evidenziare il numero di correligionari che subirono il martirio o furono internati nei campi di concentramento, colpevoli solo di aver voluto continuare a propagandare il loro credo religioso al popolo tedesco e di aver impavidamente denunciato i crimini nazisti sia in Germania che nel mondo intero.

È vero. I Bibelforscher soffrirono terribilmente sotto il nazismo, ma questa è solo una parte della verità, una visione parziale della storia. Gli odierni vertici dei Testimoni di Geova, in realtà, non hanno mai fornito un quadro completo del perché i Bibelforscher furono perseguitati, oppure del perché la loro condotta portò a quel risultato, preferendo ignorare tutta una serie di fatti.

Di fronte alla minaccia che incombeva su chi, in Germania, avesse assunto una posizione volutamente conflittuale con il regime nazista, il Movimento geovista fece, insieme ad altri gruppi religiosi, ogni tentativo di conciliazione con il regime. Lo storico Falk Pingel nella sua Encyclopedia of the Holocaust scrive: “Sebbene i Testimoni fossero tra le prime vittime del Nazismo, inizialmente il loro atteggiamento nei confronti del regime nazista fu ambivalente … Il giorno dopo che la Prussia mise fuori legge la setta (24 giugno 1933), i testimoni di Geova, nel corso di una loro assemblea, dichiararono che in fondo non avevano nessun contrasto con il governo nazional socialista, del quale in linea di principio condividevano l’atteggiamento ostile verso il bolscevismo e la chiesa, ed il suo antisemitismo”. Inoltre, James Penton, professore emerito dell’Università di Lethbridge, in Canada, nel suo documentatissimo saggio I Testimoni di Geova e il Terzo Reich, afferma: “Per quanto i Testimoni e i loro apologeti possano cercare di negarlo, emerge chiaramente dalle registrazioni storiche che durante l’estate del 1933 i capi della Torre di Guardia a tutti i livelli tentarono di ingraziarsi i nazisti attaccando la Gran Bretagna, gli Stati Uniti, la Lega delle Nazioni, le Chiese, e soprattutto gli ebrei. Affermare che i Testimoni non cercarono di scaricare le colpe sugli ebrei e che non erano antisemiti, per lo meno da un punto di vista religioso, semplicemente non regge a un’analisi serena”. In una “Dichiarazione dei fatti”, pubblicata nell’edizione tedesca del 1934 dell’Annuario dei Testimoni di Geova, al fine di ingraziarsi il favore di Hitler scrivevano: “Sono stati gli affaristi ebrei dell’impero britannico-americano che hanno creato e sostenuto il mondo dell’Alta Finanza allo scopo di sfruttare e opprimere i popoli di molte nazioni … L’attuale Governo della Germania si è schierato apertamente contro gli oppositori dell’Alta Finanza e contro la perniciosa influenza religiosa che viene esercitata nelle vicende politiche della nazione. Questa è esattamente la nostra posizione … Non è vero, quindi, che la nostra letteratura e la nostra opera costituiscano una minaccia per i princìpi dell’attuale governo; viceversa noi siamo i più accesi sostenitori dei suoi nobili ideali”. Lo storico Penton conclude: “Dopo il rifiuto dei nazisti di accettare le blandizie della Torre di Guardia nel 1933, Rutherford (secondo presidente della Watch Tower) avviò una propaganda di guerra contro di loro che fu la causa della terribile persecuzione dei Testimoni tedeschi … Si può quindi dire che ciò che raccontano i Testimoni circa il loro ruolo durante il Terzo Reich è un insieme di realtà e finzione”.

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