Bullismo: i figli ci guardano. di Gaetano Placido (Pubbl. 20/11/2017)

E accaduto ancora...Stavolta ad un ragazzino di 13 anni. All’uscita da una Scuola del centro storico di Napoli è stato accoltellato da un compagno. Fatti di ordinario bullismo che quasi non fanno più notizia. Eppure il fenomeno sta assumendo una dimensione sempre più diffusa. Non solo in Italia. Prescinde dall’appartenenza sociale dei giovani, dal livello culturale ed economico delle famiglie, dai fattori ambientali. Si autoalimenta con l’uso dei network (il cyberbullismo), dove il “branco” diventa “virtuale”. Psicologi, pedagogisti, sociologi, impegnati a studiarne le cause, ad analizzarne gli effetti devastanti sugli individui e sulla società, non sembrano in grado di trovare spiegazioni adeguate. La Politica non sa fare di meglio che delegare alla Scuola la risoluzione del problema. Come se gli insegnanti potessero costituire la panacea di tutto il male che incombe sulle nostre vite nell’era della globalizzazione.  Si attribuiscono responsabilità ai tanti miti mediatici negativi. Si analizza la “transizione biologica” propria dell’età adolescenziale, che presuppone il contrasto all’autorità paterna e materna per tagliare definitivamente il cordone ombelicale. Tutte motivazioni plausibili, ma che non scalfiscono di un millimetro un dramma che vede coinvolto un ragazzo su quattro.

Abbiamo avvicinato alcuni conoscenti del tredicenne di Napoli. Ci hanno raccontato del terrore, misto a stupore, nei suoi occhi. Qualcosa di ben peggiore delle ferite inferte dal coltello dell’aggressore. Dal suo letto di ospedale continuava a chiedersi il perché di un atto tanto violento, quanto insensato, da parte di un coetaneo. Domande senza risposta che accompagneranno probabilmente la sua intera esistenza.

Eppure un cambio di paradigma aiuterebbe ad arginare il bullismo. Come quando, modificando il punto di osservazione di un oggetto ci si accorge che esso muta forma e dimensione. Esercizio che richiama la responsabilità primaria dei genitori, a volte “carnefici” inconsapevoli del destino dei propri figli. Ci viene così in mente uno splendido ed amarissimo film di Vittorio De Sica, “I bambini ci guardano”, che nel 1943 raccontava la tragedia post bellica dell'infanzia violata. La storia di un fanciullo vittima dell'indifferenza e dell'egoismo degli adulti. Un’opera che ancora oggi raffigura una condizione giovanile intrisa di criticità e di tragica solitudine, al punto che lo stesso papa Francesco ne ha consigliato la visione a tutti i genitori: “Non andate solo a vederlo, ma cercatelo…”. Un invito che può cambiare radicalmente l’approccio al problema del bullismo, imparando a guardare in profondità ai nostri comportamenti per scoprire quanto essi siano scrutati, spesso adottati, dai figli. “I figli ci guardano”. Ha insistito Bergoglio.“quando torniamo dal lavoro, quando siamo con gli altri, persino quando dormiamo ”.

E’ vero! I figli ci guardano come in un gioco di specchi dove l’immagine del ragazzo può assumere le stesse sembianze, spesso cruenti, di quelle dell’adulto. 

Commento di Elisa Palmieri

Avere figli adolescenti oggi è certamente più complicato di un tempo. Oggi gli stimoli esterni sono tanti e svariati e spesso i genitori non sanno imporre regole e norme per cui i ragazzi sono canne al vento.....si buttano dovunque pur di sentirsi accettati dai propri pari. Non è facile ma bisogna cominciare a mettere dei punti fermi.

Commento di Michela P.

Io auspicherei anche un'insurrezione popolare contro tanta TV spazzatura di filmetti, telefilmetti e fiction dove la violenza e la delinquenza la fanno da protagonista.