Precari: uno sportello itinerante di Giuseppe Capuano (Pubbl.20/02/2017)

Contro il lavoro nero – Sportello itinerante, è la scritta su carta che avvolge il furgone posteggiato a Piazza Bellini a Napoli. Siamo in pieno Centro Storico, a ridosso della recinsione che delimita i resti archeologici delle antiche mura della città greca. Tanti i giovani, molti giovanissimi intenti a confrontarsi tra loro. Ci solo italiani e non. È pomeriggio inoltrato di giovedì 16 febbraio. Ad organizzare il presidio è il gruppo della Camera popolare del lavoro, una delle tante realtà associative nate e ospitate nel grande edificio di Materdei strappato all’abbandono, l’ex O.P.G. associazione Je so’ pazzo. Un tavolino ricolmo di volantini, documenti e un opuscolo “manuale di autodifesa-50 sfumature di lavoro nero e come combatterle”. I promotori dell’iniziativa, per età, comportamento, abbigliamento, colore della pelle, sono del tutto simili alle persone a cui si rivolgono, ai precari costretti al lavoro nero, irregolare, o presunto regolare. Dietro c’è un lungo e intenso lavoro. Avviciniamo Carmine, insegnante di scuola media, tra gli organizzatori. Ci spiega: “Quando abbiamo avviato la nostra esperienza della Camera popolare del lavoro, quasi 2 anni fa, subito siamo diventati punto di riferimento per tanti giovani e meno giovani che in città sono costretti ad accettare rapporti di lavoro precari, sottopagati e senza nessuna forma di tutelaOggi è il primo giorno che ci muoviamo con furgone e tavolino. Quando ti poni il problema di lottare per affermare i diritti di quei lavoratori costretti alla precarietà, che ricevono paghe da fame, non puoi ignorare che la decisione di rivolgersi ad una qualsiasi organizzazione per farti difendere è una scelta difficile. La nostra presenza in strada è un modo concreto, diretto per avvicinare questi lavoratori”. A chi vi rivolgete?  “Nei mille bar, pub, ristoranti che si sono aperti in città le persone che ci lavorano, nella stragrande maggioranza, hanno paghe da fame e orari di attività insostenibili. È qui in piazza che puoi incontrare più semplicemente questi lavoratori”. Facci un bilancio di questi primi due anni di lotte. “Siamo riusciti a portare a conclusione molte vertenze individuali facendo recuperare ai lavoratori almeno l’80% di quello a loro dovuto. Vertenze quasi tutte concluse con la conciliazione appoggiandoci alle strutture della CGIL. Siamo riusciti a fare accordi con i datori di lavoro dimostrando che era possibile anche economicamente sostenere un rapporto di lavoro meno ingiusto. Altro risultato di cui andiamo orgogliosi è stato quello di far accettare dall’Ispettorato del Lavoro anche le segnalazioni anonime o provenienti da libere associazioni, quali noi siamo. Per “eccesso di burocratismo” fino a prima del nostro intervento l’Ispettorato si muoveva solo su segnalazioni firmate dai diretti interessati. È stata una battaglia dura. Quando abbiamo fatto il nostro presidio all’Ispettorato ci sono stati anche momenti di grande tensione, con alcuni dirigenti pronti a far intervenire la Digos. Poi la ragione ha avuto il sopravvento e oggi è possibile richiedere ispezioni e accertamenti anche in forma anonima. Per noi un grande risultato”.  Nelle discussioni pubbliche si afferma spesso che il costo del lavoro è insostenibile per i piccoli e piccolissimi imprenditori. Ci si aspetta allora che il lavoro nero non sia presente nelle grandi catene di ristorazione. “In verità no, anzi. La differenza è che le grandi catene sanno meglio utilizzare gli strumenti messi loro a disposizione dal job act di Renzi e Poletti e sono più scaltri nell’utilizzare i vaucher: l’orario di lavoro è di 4 ore,Per due hai il vaucher, mentre le altre due sono totalmente a nero. Ma su questo ci sarebbe molto da dire. I grandi operatori saranno favoriti anche dalla recente riforma della scuola (la cosiddetta buona scuola) che ha introdotto il meccanismo dell’alternanza scuola-lavoro. Questo consentirà loro di utilizzare gratis manodopera e in condizioni magari peggiori e più pericolose di quanto non avvenga nei piccoli e piccolissimi esercizi”. Svariati esercizi commerciali nel settore della ristorazione sono nati come risposta all’assenza di lavoro. I proprietari non hanno grandi disponibilità finanziarie. Molti sono assediati dalla camorra o da un sistema di tassazione complicato e oneroso. Poi ci sono anche le regole legate al fatto che tutto il Centro Storico di Napoli è sottoposto a tutela monumentale. La vostra battaglia contro precarietà e lavoro nero non rischia di aumentare il rischio della loro chiusura? “Per noi, in un paese civile, il diritto ad una giusta paga e a sicure condizioni di lavoro deve essere sempre garantito. Le questioni che poni sono vere. Ma allora bisogna intervenire direttamente su quei problemi senza scaricare le inefficienze di sistema sui lavoratori. Semplificazione fiscale, sostegno all’attività imprenditoriale, qualità dei servizi, lotta alla criminalità, sono altre questioni che vanno certamente affrontate, ma non ci stiamo a che il tutto si risolva semplicemente incentivando lo sfruttamento dei lavoratori, per lo più giovani e giovanissimi”. Il primo lavoro che si cerca, o che si trova, non necessariamente è il lavoro per la vita. È per voi possibile essere flessibili, disponibili al cambiamento senza per questo rinunciare a una paga giusta e alla tutela dei propri diritti? “Non solo è possibile, ma anche necessario. Se lavori molto per pochi spiccioli non hai la possibilità di studiare, di continuare la tua formazione, di sperimentare nuovi percorsi. La precarietà, la riduzione o l’abolizione delle tutele è il vero nemico della flessibilità”. Siete riusciti a costruire un rapporto le Organizzazioni Sindacali? “No. Conosciamo le loro battaglie, abbiamo rapporti personali con alcuni di loro, ma le nostre strade non si sono mai formalmente e sostanzialmente incontrate. Non chiedermi il perchénon lo conosco”. Entro aprile il Governo dovrà stabilire la data per lo svolgimento dei referendum proposti dalla CGIL su Voucher ed Appalti. Sosterrete questa battaglia? “Si certo. Faremo la nostra parte ma in piena autonomia”.