Disastro ferroviario in Puglia, di chi le responsabilità? di Gaetano Placido 

(Pubbl. il 13/07/2016)

Quella del 12 luglio sembrava una giornata qualsiasi. Centinaia di pendolari viaggiavano, come ogni mattina per raggiungere il posto di lavoro o l’Università,  ignari  di quello che di lì a poco sarebbe loro accaduto sulla linea Andria-Corato. Uno scontro frontale tra due treni che si incrociavano su un binario unico, spezzava in un attimo 27 vite (bilancio ancora provvisorio,n.d.r.), molte giovanissime. L’Italia ancora una volta mostrava tutta la fragilità di un Paese spaccato a metà. Un centro-nord con un livello infrastrutturale per lo più adeguato, che rincorre freneticamente l’alta velocità,  ed un sud lontanissimo dagli standard europei, a partire dalla sicurezza. Quanto la crisi abbia aumentato il divario, è ancora presto per dirlo. Di sicuro la questione meridionale non è  storia passata, ma drammatica attualità. Quello che ci ha maggiormente indignato di tutta questa atroce sciagura sono state le parole di circostanza pronunciate nell’immediatezza del disastro da autorevoli esponenti del governo, Premier in primis: “Non ci fermeremo fino alla verità. Accerteremo tutte le responsabilità”, hanno sentenziato, lasciando subito intendere che non poteva che trattarsi unicamente di errore umano. Solo il tam tam dei social, gente comune che denunciava condizioni di viaggio da anni al limite della sopportazione, le dichiarazioni dell’Associazioni dei consumatori, che rimarcavano  le carenze strutturali  delle linee meridionali, le esternazioni di un  macchinista che ha spiegato come sulla  tratta del disastro manchino i controlli automatici affidati alle comunicazioni telefoniche tra il capostazione ed il  macchinista e che, siffatta anomalia, sarebbe frutto di continue deroghe concesse alle Ferrovie Nord Baresi, arginavano e contraddicevano l’ipocrita retorica che contraddistingue i potenti di turno. Pronti a scaricare sugli anelli deboli della catena ogni responsabilità. Con il passare delle ore si andava delineando uno scenario a dir poco sconcertante. In Italia su  22.000 km. di rete ferroviaria, ben 7.000, per la stragrande maggioranza al sud, è fatta di binari unici. Ed ancora, un piano di ammodernamento per centinaia di milioni di euro, fondi europei stanziati nel 2012,  ancora non è stato appaltato. Solo errore umano, dunque? Perché nascondere  spudoratamente le tante  cause di questa e di altre disgrazie immani di cui in questi anni si sono alimentate  le nostre cronache? “Tu vivi in un  Paese meraviglioso”, ci ricordano con insistenza le pubblicità progresso della Presidenza del Consiglio. Quasi a rimproverarci di una nostra presunta  indifferenza e colpevole inconsapevolezza. Eppure fino a quando non si parlerà il linguaggio della verità, rendendo giustizia delle tante sciagure dovute soprattutto all’incuria, ai tagli alla sicurezza, alla manutenzione, spesso alla connivenza di un sottobosco di politici corrotti con la malavita organizzata, noi ignoreremo di vivere in un Paese meraviglioso. Se non altro per il rispetto dovuto alla memoria delle vittime. A cominciare da quelle di una calda mattina di luglio, nel cuore della Puglia.