Sicurezza e accattonaggio di Elio Mottola  (Pubbl. 10/02/2019) 

Consultati numerosi dizionari on-line, la definizione del vocabolo “accattonaggio” oscilla tra “l’andare ad elemosinare per vizio o per bisogno” ed “il chiedere l’elemosina per mestiere”: solo il vocabolario on-line Treccani sfugge al classismo sotteso dalla maggior parte delle definizioni perché lo descrive come “l’andare accattando, come fatto in sé o come fenomeno sociale.“ Circa le prime due definizioni salta subito all’occhio che l’accattonaggio per vizio rientra nella psicopatologia: lo eserciterebbe un soggetto che non ne ha assolutamente bisogno. Chiedere l’elemosina per mestiere è poi un’esagerazione che fa pensare con un sorriso ad un bimbo che dice al papà: “Da grande voglio fare l’accattone”. Sarcasmo a parte, tutte le definizioni sfiorano appena la più elementare e diffusa verità: lasciando da parte le comunità sinti e rom, per le quali intervengono forse motivazioni culturali, probabilmente legate al nomadismo che le caratterizza, chi chiede l’elemosina lo fa perché è povero e ne ha bisogno. E tuttavia incontrare sulla propria strada un povero che ti chiede la carità crea sempre un certo imbarazzo e suscita spesso anche una punta di diffidenza. Se ci sorride troppo, sospettiamo che la ragione di tanta cordialità possa venire dall’abuso dell’alcool nel quale dilapiderà il nostro piccolo o grande obolo. Se è troppo triste, ci domandiamo se non stia calcando la mano nella rappresentazione della sua sofferenza. Che sorrida o meno, non escludiamo che possa essere tributario di qualche organizzazione malavitosa. Preferiremmo insomma non incrociarlo affatto limitandoci, se ci sentiamo soccorrevoli, a versare un contributo ad istituzioni benefiche (impulso che abitualmente si smorza quasi subito perché di quelle istituzioni, a pensarci bene, neanche ci fidiamo). Per non parlare poi dei casi in cui il questuante esibisce sgradevolmente vistose mutilazioni o un evidente e forse simulato stato precomatoso. Questo imbarazzo, comprensibile in certe circostanze, è alla radice dell’insofferenza con cui la borghesia deambulante, grande, media o piccola che sia, ha sempre guardato a questo fenomeno, pur cercando talvolta di promuovere iniziative caritatevoli. Quando il fastidio appariva insopportabile, la borghesia ha reagito criminalizzando l’accattonaggio, rendendolo, cioè, un reato perseguibile, specie se qualificato come molesto. Senza andare troppo lontano nel tempo e nello spazio, restando quindi nell’Italia di un secolo fa, citiamo, dalla voce “Accattonaggio” dell’Enciclopedia Italiana Treccani del 1929: “L'accattonaggio costituisce un pericolo e un danno sociale sotto varî aspetti: per la possibilità che fra i mendicanti, e camuffati come tali, vadano a zonzo delinquenti preparando delitti; per il frequente sfruttamento della credulità e bontà altrui da parte di oziosi, avari o malvagi, in veste d'inabili e ammalati; per il rischio di contagio, conseguente alla vita randagia di gente ignorante e sudicia; per il non raro uso di modi tracotanti e petulanti, da parte di mendichi spinto dal bisogno, con danno della pace privata; per l'offesa al decoro pubblico nazionale, che è menomato dal girovagare di turbe di cenciosi, che ostentano miseria anche al di là di quel che sia realmente; e così via. Né va taciuto che la vita randagia del mendico è spesso una scuola di corruzione (specie per donne, ragazzi) e un pericolo per la pace sociale e l'ordine pubblico, dando incentivo a lotte di classe.“ Il quadro tratteggiato riflette la retorica fascista, ma tradisce anche l’insofferenza borghese nei confronti di un fenomeno che poteva alimentare spinte sovversive. Più avanti la stessa voce dell’Enciclopedia ci informa che già dal 1865, in assenza di strutture di ricovero, gl'inabili privi di mezzi potevano ricevere dall'autorità comunale un certificato di indigenza; con questo, era lecito mendicare nell'ambito del circondario, escluse le ore di notte, restando comunque sempre vietata la mostra di piaghe, mutilazioni, ecc.  Tale normativa rimaneva grossomodo vigente anche quando veniva pubblicato il codice penale del 1889, in forza del quale “chi, abile al lavoro, è còlto a mendicare, e chi, inabile, mendichi senza aver adempiuto le prescrizioni stabilite dalla legge" è punito con l'arresto sino ad un mese. Nel 1930 il Codice Rocco confermava la fattispecie del reato di accattonaggio ed al primo comma dell’art. 670 puniva con l’arresto fino a tre mesi chiunque mendicava in luogo pubblico, mentre al secondo comma puniva con l’arresto da uno a sei mesi chi lo faceva in modo “ripugnante o vessatorio, simulando deformità o malattie o con altri mezzi fraudolenti per destare l’altrui pietà.” Notiamo, en passant, che le pene venivano inasprite. Sia pure in ritardo, una legge del 1999 ha poi abrogato l’art. 670 a seguito di una sentenza della Corte Costituzionale del 1995, che ne aveva dichiarato l’illegittimità del primo comma: per la Consulta non era possibile considerare illecita una richiesta di elemosina fatta per ottenere l’umana solidarietà. Se la mendicità veniva esercitata con modalità non conformi alle leggi, poteva ovviamente dar luogo alle sanzioni previste per gli specifici reati eventualmente commessi, quali, ad esempio, lo sfruttamento di anziani o disabili per far loro chiedere l'elemosina, che può configurare il reato di riduzione o mantenimento in schiavitù, o il chiedere in maniera insistente soldi, che può integrare il reato di violenza privata, o, ancora, l’utilizzo di animali, che può dar luogo a maltrattamento penalmente rilevante. Questo è dunque il quadro in cui si inserisce oggi il cosiddetto “Decreto sicurezza” il quale si esprime, al riguardo, con questo linguaggio: “Salvo che il fatto non costituisca più grave reato, chiunque esercita l’accattonaggio con modalità vessatorie o simulando deformità o malattie attraverso il ricorso a mezzi fraudolenti per destare l’altrui pietà è punito con la pena dell’arresto da 3 a 6 mesi e con l’ammenda da euro 3mila a euro 6mila” È inoltre prevista la reclusione da 1 a 3 anni se il reato viene compiuto servendosi di minori. Nelle parti essenziali il decreto è una fotocopia del codice Rocco: incapacità linguistica, sempre in agguato quando parliamo di Lega e 5stelle, o deliberata scelta di rifarsi minacciosamente al linguaggio del Ventennio? Ci hanno, per la verità, risparmiato il “ripugnante”, che il buon Rocco associava generosamente al “vessatorio”, ma, quanto alle sanzioni, mi pare che si vada anche oltre. Riusciranno oggi i mendicanti a sottrarsi agli strali di questa legge? È difficile ipotizzarlo specie se dovesse imporsi la definizione di “accattonaggio  molesto” data in consiglio comunale, ad Alessandria, da un consigliere leghista: “qualsiasi atteggiamento teso ad intralciare ogni forma attiva o passiva alla normale circolazione pedonale o veicolare, l'occupazione in maniera continuativa del suolo pubblico oltre 15 minuti, ogni genere di interazione verbale o fisica con terze persone e tutto quanto possa creare nocumento alla quiete o sicurezza pubblicalink . Occorrerà dunque suggerire ai mendicanti come occultare le mutilazioni, come procurarsi, visto che non potranno avere interazione né vocale né fisica (?) con terze persone, un cartello ben scritto in cui chiedere con garbo l’elemosina ai gentili passanti, come procurarsi abiti decenti e qualche profumo delicato, come trovare una babysitter a buon mercato per non esporsi ad accuse più gravi portandosi dietro i pupi, come mettere da parte almeno 3mila euro, perché non si può mai sapere cosa può succedere, specialmente ad Alessandria, nei pressi della sede comunale, stando comunque attenti a non sostarvi per oltre 15 minuti e spostandosi poi, senza dare nell’occhio e senza intralciare la circolazione pedonale e veicolare, presso la sede della Provincia per cercare 15 minuti di miglior sorte. Ma è inutile fare dell’ironia con persone che non sono nemmeno in grado di capirla, essendo dei grossolani disseminatori di odio. Salvini, con la connivenza dei 5stelle, dettata da un opportunismo ed una spregiudicatezza in linea con i tanto contestati predecessori, sta realizzando un progressivo restringimento dei diritti individuali. Già la Bossi-Fini aveva messo fuori legge gli immigrati irregolari inventandosi il reato di clandestinità; oggi Salvini ha sottratto il diritto di mendicare reintroducendo un concetto di molestia che potrà prestarsi alle più varie interpretazioni. Non basta, Salvini ha privato di un diritto già acquisito quegli immigrati che di punto in bianco si sono trovati senza la protezione che la legge precedente aveva loro accordato, facendoci assistere alle scene inumane dell’esodo dal Cara di Castelnuovo di Porto. Cosa pensare? Evidentemente questi signori, gialli o verdi che siano, pensano che il problema dell’Italia siano gli immigrati, i mendicanti e soprattutto gli immigrati/mendicanti di pelle scura. Nemmeno una parola su mafiosi ed evasori fiscali. Per quanto riguarda i corrotti attendiamo di vedere cosa succederà con l’assunzione in tempi rapidi e senza concorso di 6.000 navigator.

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