papa Francesco, primo bilancio del pontificato  

di Achile Aveta (Pubbl. 08/04/2016)

A tre anni dall’ascesa al soglio pontificio, papa Francesco ha dato prova di possedere una spiccata propensione al dialogo: protestanti, ebrei, ortodossi e, da ultimo, i lefebvriani. Un ecumenismo che ben si attaglia, nell’immaginario collettivo, al Papa visto come pio Pastore di anime. Per giunta, un Pastore che rivolge costantemente il proprio pensiero a tutto ciò che è messo ai margini, ciò che chiama le "periferie esistenziali”. L’attenzione ai poveri, alla giustizia sociale, all’ecologia, evidenziano la figura di un Papa connotato da una manifesta coerenza personale: vive in prima persona quello che dice, il suo messaggio è limpido e di un’immediatezza disarmante.Tuttavia, sotto il profilo del governo della Chiesa cattolica, l’atteggiamento del Papa suscita sì speranze, ma anche non poche inquietudini. Omosessualità, comunione ai divorziati risposati, sacerdozio femminile, celibato del clero sono tutti temi sui quali conservatori e innovatori attendono al varco le pronunce di Francesco: l'attesa dell'esortazione apostolica, nella quale il Papa tirerà le somme del doppio sinodo sulla famiglia, si fa ogni giorno più febbrile; come scrive Sandro Magister, “la sensazione diffusa è che entrambi i fronti abbiano le loro ragioni, vista l'invincibile ambiguità che caratterizza i pronunciamenti di papa Francesco. Perché è facile prevedere che chiunque saprà scovare nelle oltre 200 pagine del documento il passaggio che più gli aggrada, e agire di conseguenza”. Certo è che la forte popolarità di Francesco fin dal suo insediamento avrebbe potuto consentirgli scelte di maggiore coraggio in tema di governo della Chiesa; cosa che soprattutto gli innovatori non hanno finora registrato. Non pochi si aspettavano una significativa “ripulita” alla struttura; invece, ci sono ancora scandali, del tipo di quelli fatti emergere dalle inchieste di Gianluigi Nuzzi e Emiliano Fittipaldi. Ci sono stati errori nella scelta di collaboratori, come Lucio Vallejo Balda e Francesca Immacolata Chaouqui. Senza entrare nel merito della vicenda legata all’attico del cardinal Bertone.I conservatori mettono in guardia contro quello che chiamano “riduzionismo brutale”, che si fa derivare da“un’antropologia non cristiana e relativista”, la quale prescinde dal concetto di “verità”; l'ermeneutica della realtà che ne discende, adotta aspetti “convenienti” alla persona: alcuni elementi delle parabole, certi gesti benevoli di Cristo o quei passi biblici che lo presentano come un semplice profeta del sociale o un maestro in umanità.Che papa Francesco sia, a dir poco, una figura “scomoda” per una buona porzione di “poteri” è un dato di fatto: basta richiamare in questa sede l’improvvisa notizia di una misteriosa patologia (tumore cerebrale?!), che lo avrebbe colpito. Notizia subito smentita dal portavoce papale; non a caso “L’ Osservatore Romano” ha parlato di «polverone sollevato con intento manipolatorio». Resta la domanda: chi ha avuto interesse a diffondere la notizia di un Papa affetto da un malanno al cervello, organo elettivamente implicato nelle attività decisionali della persona? Forse c’è qualcuno che ha interesse a sollevare dubbi e sospetti sulla effettiva capacità di Francesco di guidare la Chiesa? A proposito del bilancio sul triennio di pontificato di Francesco, è particolarmente significativa l’opinione di Vito Mancuso: “Francesco, un grande profeta. Ma ha poco coraggio nel governo della Chiesa. Il problema è che i gesti sono radicali, ma non lo è altrettanto l’azione di riforma.”