CGIL tra cambiamento e continuità di Giuseppe Capuano  (Pubbl. 08/02/2019) 

Maurizio Landini, il suo volto e la sua determinatezza nel prendere posizione in piena autonomia da governi e partiti, anche quelli presupposti amici, non sono una novità per gli italiani. Con l’ultimo congresso nazionale, da poco concluso, Landini è stato eletto Segretario Generale della CGIL. La sua è stata un’elezione ardua e coraggiosa. Le organizzazioni sindacali storiche, proprio per il loro radicamento nel mondo del lavoro dipendente ne esprimono appieno tutte le contraddizioni. Tra i lavoratori contrattualizzati, che svolgono il proprio lavoro secondo regole dettate da un contratto collettivo nazionale, con un sistema di diritti/doveri consolidato e certo, che hanno i salari e gli stipendi migliori, sono sempre meno i più giovani. Si tratta di una generazione più attenta alle modificazioni delle normative sull’accesso alla pensione che a quelle di accesso al lavoro. Si tratta di persone che con e nel lavoro hanno accresciuto conoscenze e professionalità, hanno goduto appieno dei risultati delle grandi battaglie politiche e sindacali che hanno trasformato radicalmente la società italiana e il sistema produttivo, che hanno conosciuto il significato della tutela sindacale e legale dei loro diritti. È certo questa una generalizzazione che non spiega il perdurare del grande divario tra i diversi territori della Penisola, la persistenza di differenze tra settore privato e settore pubblico, ma spiega, in parte, la perdita di potere contrattuale delle organizzazioni sindacali, dentro e fuori i luoghi di lavoro e le difficoltà a rapportarsi con i nuovi giovani lavoratori. In questo senso la linea di azione delineata da Landini in questi anni è una linea che dovrà fare i conti con una CGIL gestita secondo logiche contrattuali e con un sistema della rappresentanza nei fatti non più efficace. Non a caso Landini rilancia la battaglia iniziata con la direzione della ex segretaria Camusso per la riscrittura dello Statuto dei lavoratori del 1970, smontato in molte sue parti dai Governi Berlusconi e Renzi. Dice Landini: “qualsiasi forma di lavoro, anche la forma di lavoro autonoma e le partite Iva, richiede una legge che dica che le persone hanno gli stessi diritti e le stesse tutele”. Se questo è il suo programma, gli iscritti, i delegati, i dirigenti della CGIL dovranno rivedere non poco il loro modo di svolgere la funzione e il ruolo di rappresentanza. Il vecchio detto “non esistono uomini adatti a tutte le stagioni” ritorna drammaticamente in auge. Scegliere di orientare la propria organizzazione anche verso l’altro mondo del lavoro, un mondo di giovani dalle mille qualificazioni diverse, dove l’incertezza economica e il basso reddito non corrispondono più automaticamente a bassa qualificazione professionale, è scelta necessaria e non più rinviabile. In molti sosterranno che cambiare un sindacato confederale con la storia e le dimensioni della CGIL non è impresa semplice. Questa è ormai una civiltà che si sta strutturando sotto il segno della fluidità, della velocità del susseguirsi dei cambiamenti e anche gli elefanti dovranno imparare a stare al passo per non trovare sul loro cammino terre rinsecchite. Forse è giunto il tempo per le maggiori organizzazioni sindacali italiane di applicare a loro stesse ciò che dicono dovrebbero fare imprese e governi: non c’è sviluppo e crescita senza investimento economico, in formazione e ricerca, in sapere, in innovazione organizzativa. Landini è forse l’ultimo dirigente sindacale amato dagli italiani e molti fattori potrebbero giocare a suo favore. Con quota 100 e la proroga di opzione donna ci si aspetta un ricambio generazionale nel mondo del lavoro, pubblico e privato. Il reddito di cittadinanza farà emergere limiti e contraddizioni del mercato del lavoro (una chimera allo stato attuale) che, se giustamente colti e risolti, potrebbero innescare una reale e trasparente dinamica tra offerta e domanda di lavoro. Il lavoro resta ancora una dimensione socialmente significativa per le persone e la sua tutela, come la sua valorizzazione, è un elemento cardine e caratterizzante delle organizzazioni sindacali, è il loro scopo fondativo, la loro ragione di essere che, in passato come nel presente e nel futuro, sarà in grado di contrastare il processo in atto di rozza fungibilità del lavoro e quindi di strutturale impoverimento delle risorse umane.

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