"Sportello medico popolare", un'esperienza da raccontare 

di Giuseppe Capuano (Pubbl. il 05/05/2016)

Come ogni lunedì, dalle 16.00 in poi, all’ex Ospedale psichiatrico giudiziario (Opg) di Materdei, centro storico di Napoli, è attivo lo “Sportello medico popolare” (S.M.P.), da quando, poco più di un anno fa, un gruppo di volontari ha restituito ad un uso pubblico e collettivo l’enorme castello/convento già utilizzato come luogo di detenzione per malati psichiatrici condannati per gravi reati. Tra le attività promosse, vi è uno sportello medico e uno di ascolto. Abbiamo chiesto a chi è coinvolto in prima persona in questa esperienza (operatori sociali, medici, psicologi, infermieri) come sia possibile che in uno Stato che registra tra le voci di spesa maggiori quelle per il Servizio Sanitario Nazionale ci sia bisogno di volontari per gestire uno sportello medico popolare? Ci risponde Chiara. “Anzitutto credo che non è più corretto parlare di Servizio Sanitario Nazionale,e non perché sia stato regionalizzato, ma perché nella stessa regione, e la Campania ne è un chiaro esempio, il SSN è stato dipartimentalizzato, nel senso che a seconda dell’azienda sanitaria (ASL), e del dipartimento di riferimento, ci possiamo trovare di fronte a servizi che funzionano, anche con punte di eccellenza, mentre  in altre Asl  i dipartimenti, l’organizzazione e la gestione del servizio è del tutto inesistente”. Lo scopo dunque è quello di colmare carenze organizzative? Per Mauro, medico di base che da tempo svolge attività di volontario, va chiarito preliminarmente che “l’iniziativa è frutto di una esperienza collettiva. Qui abbiamo un gruppo di lavoro coeso ed efficiente che si muove nei diversi campi dell’assistenza e accoglienza sanitaria. Esperienze come quella che stiamo vivendo sorgono dalla necessità di superare un sistema legislativo assurdo e burocratizzato” In che senso? “Nel senso che In Italia dal marzo del 2014, grazie all’articolo 5 del decreto Renzi-Lupi, chiunque occupa un immobile senza averne formalmente titolo non può registrare la propria residenza, venendo quindi escluso dal diritto all’assistenza. E stiamo parlando di migliaia di persone. Ricordiamo, infatti, che per iscriversi al servizio sanitario è necessario indicare la propria residenza. Il paradosso è che l’iscrizione è concessa agli stranieri temporaneamente presenti in Italia, i cosiddetti clandestini, ma non ai migranti con permesso di soggiorno che non hanno un contratto di locazione registrato. Lo stesso vale per i senza tetto e per gli studenti fuori sede. In sostanza noi cerchiamo di offrire un servizio a persone che altrimenti non saprebbero come rivolgersi ad un medico, anche per piccoli problemi di salute”. E’ solo questo il vostro target? “ Non solo questo.” Osserva Chiara, “Qualche settimana fa abbiamo organizzato uno screening per la prevenzione dei tumori al seno. Prevenzione che dovrebbe essere svolta dal SSN. Noi eravamo pronti per accettare una cinquantina di prenotazioni. In poche ore ci sono però giunte ben 200 prenotazioni”. In sostanza quello che non funziona è la rete informativa indispensabile per fare prevenzione? “La verità è che per il SSN”, aggiunge Mauro, “non esiste nessun sistema di controllo o di incentivazione reale sulle attività di prevenzione sanitaria; così come non esiste coordinamento tra le strutture. Tutto è affidato esclusivamente al buon senso e all’impegno individuale del medico di base. Ciò comporta che, escludendo una così ampia fascia di popolazione dal servizio sanitario, ogni dato sulla salute, sul diffondersi di malattie e tanto altro ancora, rischia di essere del tutto inaffidabile”. Lasciamo al loro lavoro i nostri interlocutori con l’impegno di rivederci per raccontare altre importanti pratiche svolte nell’ex OPG legate al disagio mentale e alla prevenzione e gestione delle tossicodipendenze.

COMMENTO di Marco Giognetti

È' davvero importante apprendere che l'Italia non è solo corruzione o malaffare. Tante esperienze come quella raccontata in questo articolo di Capuano che fanno sperare in un paese migliore. Bravi. Continuate!!! Marco Giognetti